Posts Tagged ‘Renata Polverini’
PANIC SELLING
La giornata è iniziata male. Ieri George Papandreou aveva annunciato l’intenzione di sottoporre a referendum il piano di aiuti dell’Unione europea. Decisione unilaterale, presa senza chiedere il permesso alle cancellerie del continente. Un “colpo di reni” del leader socialista greco, schiacciato tra le proteste di piazza e la fuga di deputati dal Pasok. Le borse hanno reagito immediatamente vendendo tutti i titoli a rischio. Il timore che la Grecia decida di non pagare i suoi debiti e che le banche francesi, italiane e tedesche rischino di collassare è prevalso su qualsiasi altra considerazione.
Mentre Milano arrivava a perdere oltre il 7%, Pier Luigi Bersani ha alzato il telefono ed ha chiamato il Capo dello Stato. I contenuti della conversazione non sono tutti noti. Sappiamo che – a nome di tutta l’opposizione – il leader del PD ha dichiarato al presidente la disponibilità ad assumersi tutte le responsabilità connesse alla formazione di un governo di unità nazionale. Sappiamo che Giorgio Napolitano ha confessato a Bersani di essere molto preoccupato per ciò che potrebbe accadere nei prossimi giorni. Tuttavia le indiscrezioni definiscono il Presidente Napolitano infuriato come mai era accaduto prima con l’inquilino di palazzo Chigi perché, invece di prendere una posizione decisa nel difendere il nostro Paese sotto l’attacco della speculazione, se ne stava ad Arcore a fare chissà cosa.
Immediatamente dopo Lorenzo Cesa ha chiesto a B. di farsi da parte. La risposta del presidente del Consiglio non si è fatta attendere troppo. “Sto lavorando per il prossimo Consiglio dei ministri e illustrerò le misure anti speculative al G20”. Punto. Un po’ poco per le ire del Quirinale. A questo punto il solito Gianni Letta avrebbe rabberciato un patetico comunicato dove si facevano ricadere le colpe della mattinata nera sulla Grecia. Insomma, se Piazza Affari sta sfiorando il crollo è solo colpa del socialista Papandreu e del suo referendum. Chissà cosa è accaduto dopo? Sta di fatto che B. si è affrettato a rientrare a Roma.
Troppo tardi comunque! Ormai era panic selling ovunque!
CLAUDIO LOTITO: “DI CALCIO E DI DIRITTO”
Io so tutto di tutto. Vuol parlare di calcio? E io parlo di calcio. Vuoi parlare di diritto? E io le faccio una lezione. Io sò preparato. Capisco che in un Paese d’ignoranti possa lasciare perplessi, ma è così.
Il presidente della Lazio Claudio Lotito, intervistato da Giovanna Vitale per Repubblica, sulle cimici trovate negli uffici di Renata Polverini (Il Post).
OGGI LE COMICHE!
Tragicomico video della presidente della commissione Cultura del Lazio, Veronica Padellaro, dicono molto vicina a Berlusconi, che, rispondendo a una “semplice” domanda sui saldi in regione legge, parola per parola, un foglio messo accanto alla telecamera. Non solo! Legge anche con difficoltà! Quasi ansimando…
IL 19 SETTEMBRE 2010, MENTRE LA SALMA DEL TENENTE DELLA FOLGORE ALESSANDRO ROMANI GIUNGE A CIAMPINO DALL’AFGHANISTAN, B. PARLA AL TELEFONO CON NICOLE MINETTI. IL GIORNO DOPO NON PARTECIPA NEMMENO AI FUNERALI. È DISTRUTTO! LA NOTTE DEL 19 HA AVUTO UN ESTENUANTE IMPEGNO AD ARCORE: UNA FESTA CON CON 24 RAGAZZE FINITA ALLE 4 DI MATTINA
Avverto un senso di profondo imbarazzo a scrivere il nome di un italiano morto per onorare l’impegno preso dall’Italia in Afghanistan, insieme a quello di molti degli altri citati nell’articolo. Ma sono costretto a farlo perché questa storia deve comunque essere raccontata.
È il 19 settembre del 2010. Mentre la salma del paracadutista della Folgore Alessandro Romani, di trentasei anni, viene accolta a Ciampino, il presidente del Consiglio è al telefono con Nicole Minetti. Probabilmente di scendere nella Capitale per stringersi al cordoglio della famiglia non gli deve essere passato nemmeno per l’anticamera del cervello. Impegni più “urgenti” lo trattengono ad Arcore, ovvero una festa con 24 ragazze alla quale parteciperanno anche i suoi amici Emilio Fede e Carlo Rossella. Impegni che non possono essere annullati.
Il 17 settembre, il giorno dell’attentato, il premier ha affidato il suo intervento ufficiale sulla morte di Alessandro Romani ad uno scarno comunicato uscito dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi: «Ho appreso con dolore la notizia della morte del tenente Romani… A lui va il mio più profondo ringraziamento e alla sua famiglia il mio più sentito cordoglio».
Il 18 B. trova comunque il tempo di raggiungere Taormina e presenziare al Congresso de La Destra di Francesco Storace. Un impegno fondamentale per le sorti del Paese.
Domenica 19 settembre, alle 14,30, il feretro di Alessandro Romani viene accolto a Ciampino dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, dal governatore del Lazio Renata Polverini e da qualche rappresentante dello Stato Maggiore in alta uniforme.
B. è ad Arcore. Alle 16,30 Nicole Minetti è al telefono con l’amica T.M., divenuta poi uno dei testi chiave nell’inchiesta su festini e prostituzione ad Arcore. La consigliera regionale della Lombardia, già igienista dentale, già velina di “Scorie” è molto indaffarata. Sta organizzando la festa serale a casa del Presidente. «Ho sentito adesso the boss of the boss. Gli ho detto “Ahhh, allora stasera guarda che porto una mia amica”. Mi fa: “Ottimo”. Gli ho detto: “Guarda che ha la seconda laurea, ti dà del filo da torcere”. “Ottimo”. Si vede che non poteva parlare…».
Già! Chissà quali pensieri gravano sull’animo di B., “unico boss virile” (l’anagramma prediletto del Presidente)? Forse per capirlo ci può essere d’aiuto il gran traffico telefonico tra le gemelline De Vivo, Barbara Faggioli, la prostituta Maria Ester Garcia Polanco, Barbara Guerra, Iris Berardi e altre escort e show girl come Raffaella Fico, tutte indaffarate per l’impegno serale. Quando ad Arcore iniziano ad arrivare le ragazze, la cerimonia a Ciampino si è conclusa da un bel po’. La famiglia, chiusa nel suo dolore, piange Alessandro Romani. La serata in villa invece si conclude verso le 2 e 30. Le ragazze se ne tornano a via dell’Olgettina con gioielli e buste da 2000 euro. Secondo gli inquirenti qualcuna resta per tutta la notte: le De Vivo, Aris Espinosa e Raffaella Fico. Il giorno dopo B. non partecipa nemmeno ai funerali del parà. Come avrebbe potuto? Le ragazze commentano: “Era distrutto!”
I particolari della “festa” li ha raccontati T.M. il giorno dopo a un amico: «Io ho vissuto la serata come se fossi al “Bagaglino”… poi qualcuno ha iniziato a fare vedere il culo e da lì la serata è decollata». I soldati italiani, tanti bravi ragazzi che credono nel loro difficile lavoro, il culo continuano a rischiarlo ogni giorno laggiù in Afghanistan.
by COLAS
VOTA “ORSI”, PAROLA DI SILVIO BERLUSCONI. E ORSI – ELETTO NEL CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA – NON DELUDE LE ATTESE. SI LEGGE NELL’AVVISO DI GARANZIA: “RICICLAGGIO, REIMPIEGO DI PROVENTI FRUTTO DI REATO, CORRUZIONE, CESSIONE DI SOSTANZE STUPEFACENTI IN OCCASIONE DI FESTINI CON PROSTITUTE”
Forse è solo una coincidenza. O forse no. Ma nelle stesse ore in cui, a Milano, lo tsunami Ruby libera il massimo della sua forza d’urto, la procura di Roma decide di tirare i fili di un affare che tiene insieme un uomo della cerchia stretta del sindaco Gianni Alemanno, la benevolenza politica del presidente del Consiglio e l’amicizia con una sua “dama bianca“, un giro di puttane e cocaina, opachi traffici su conti correnti della Banca Mediolanum, accuse di riciclaggio e corruzione.
È storia di martedì sera. Quando a Francesco Maria Orsi, consigliere comunale del Pdl, già delegato con la prima giunta Alemanno al decoro urbano e all’expo di Shanghai 2010, militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza notificano un avviso di garanzia firmato dal pm Paolo Ielo per “riciclaggio, reimpiego di proventi frutto di reato, corruzione, cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con prostitute“.
Vengono perquisiti gli uffici e l’abitazione di Orsi (per altro, come riferiscono fonti investigative, “convinto sulle prime di dover essere arrestato“). Gli vengono sequestrati computer, agende e documenti sulla dismissione di immobili del patrimonio pubblico, definite “di un certo interesse”.
La “pesca” è improvvisa, dopo cinque mesi di indagini a fari spenti. Su un tipo il cui nome – Francesco Maria Orsi – ai più, dice poco o nulla. E questo, nonostante si dia un gran da fare. Almeno a stare alle carte della pubblica accusa. L’uomo, 45 anni a marzo, è arrivato in Campidoglio dal nulla. Meglio, con 1374 voti, guadagnati nelle elezioni del 2008 dopo essere stato uno dei motori della campagna di Alemanno.
È un ex ufficiale dei carabinieri, riconvertito alla professione di broker assicurativo. Nel 2004, ha fondato una sua società – la “Lloyd Team Broker” – e il suo business è l’immobiliare. Meglio, le aste con cui viene dismesso il patrimonio pubblico. Ha un socio, un tale Vincenzo La Musta. Un “saltafossi” di professione “immobiliarista” che, finito nei guai (ha patteggiato a Roma una condanna per riciclaggio nei giorni scorsi), se lo tira dietro, raccontando che il lavoro dell’ex amico è un altro.
La Musta sostiene infatti che, come peraltro accertato da un’indagine che nasce a Benevento, su una serie di conti (alcuni intestati a nomi fittizi) della filiale di Roma della Banca Mediolanum vengono riciclati denari truffati in Campania a famiglie di disabili e di affetti da malattie per trasfusione di sangue infetto. Complessivamente intorno ai 2 milioni di euro, frutto di risarcimenti civili che le vittime non incassano e che, appunto, prendono la strada di Roma e, in parte (come accerta la Guardia di Finanza), rimangono appiccicati alle mani di Orsi.
Per farne cosa? “Nulla. Perché si tratta di un equivoco“, scrive lui a “l’Unità” che il 7 gennaio scorso solleva il problema di quegli strani conti. “Per partecipare alle aste immobiliari “Scip1″ e “Scip2″ bandite dal ministero del Tesoro“, sostiene l’accusa. Per entrare negli incanti degli alloggi popolari Ater (per i quali, secondo il pm, avrebbe anche corrotto funzionari pubblici). Insomma, per un posto al sole, che, del resto, Orsi certamente ha guadagnato nel 2008. Perché è in quell’anno che – come scrive nell’annunciare la sua candidatura – “Se aiutiamo un sogno, il sogno ci aiuterà“.
Diciamo che ad Orsi dà una mano Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio presta infatti la sua voce per un spot elettorale radiofonico in cui lo si ascolta dire: “Io penso che molti dovrebbero seguire l’esempio di Francesco Orsi e penso che avrà successo, perché è conosciuto a Roma, soprattutto nella Roma che lavora“.
Di più, il presidente cede il suo nome per manifesti personalizzati in cui si legge: “Vota Pdl e scrivi Orsi, parola di Silvio Berlusconi“. È un fatto che, alla fine di giugno dello scorso anno, Berlusconi scende dall’aereo di Stato che lo porta al G8 di Toronto con accanto una misteriosa “dama bianca” di 28 anni, neo assunta alla Regione Lazio dalla governatrice Polverini, che di nome fa Federica Gagliardi e che si “scopre” amica di Orsi (come lui stesso tiene a far sapere al “Corriere della Sera” in quei frangenti).
La circostanza viene rapidamente digerita dalle cronache. Ma l’ex socio La Musta complica la vita di Orsi. Ai pm racconta infatti che il consigliere comunale benedetto da Berlusconi, nel frattempo delegato da Alemanno al “decoro urbano” e all’expo di Shanghai 2010 (vicenda oggetto di un’inchiesta di “Repubblica” nel dicembre scorso), si fa voler bene animando “a Roma, almeno fino al 2009″, “festini con prostitute” in cui - scrive il pm nel decreto di perquisizione – “cede ai presenti cocaina”.
Chi siano gli invitati, al momento, non è dato sapere (la procura sta cercando di ricostruirlo). Sicuramente un “non ancora identificato” ufficiale della Finanza che “corrompe” (Orsi, come documentano le intercettazioni telefoniche ha frequenti contatti con il maggiore Luca Berriola, arrestato nella vicenda Mokbel). Altrettanto sicuramente, uomini del suo sistema di relazioni le cui identità, dopo le perquisizioni di martedì e il sequestro di computer e agende, potrebbero presto non essere più un segreto.
Carlo Bonini per “la Repubblica“
Il patto della polenta!
Emma ha vinto! Ma non si chiama Bonino… bensì Marrone
Emma ha vinto! Ma non si chiama Bonino, bensì Marrone, e non ha partecipato alle elezioni regionali nel Lazio, ma ad Amici.
Ieri sera ho fatto tardi per capire come fosse andato il voto nel Lazio ed in Piemonte. Ho smesso di smanettare tra il portale del Ministero degli Interni e quello de La Repubblica quando un amico mi ha informato con un sms che i seggi mancanti nel Lazio erano quelli di Latina e che le sezioni di Roma ormai erano quasi tutte dentro il calderone dei voti conteggiati. Mercedes Bresso mi ha tenuto con il fiato sospeso per qualche decina di minuti in più di Emma: giusto il tempo di capire che nei quartieri della fascia torinese la Lega è riuscita a guadagnare migliaia di nuovi consensi.
Ieri sera un’altra Italia ha fatto tardi insieme a me guardando Maria De Filippi e il suo geniale programma. Milioni di italiani sono stati alzati fin oltre l’una ed hanno festeggiato la vittoria di Emma (Marrone).
Prima di addormentarmi ho fatto in tempo ad ascoltare qualche dichiarazione a caldo.
Enrico Letta dichiara: “Il Pd vince la maggior parte delle regioni.». Gli fa il verso Maurizio Migliavacca: “Il Pd è il primo partito nel paese”. Ma figuriamoci! Se il PD continua ad avere dirigenti incapaci di ammettere l’insuccesso, di afferrare al volo che Silvio Berlusconi ha di nuovo vinto le elezioni, forse è arrivato il momento di riflettere seriamente sul futuro di un progetto politico suggestivo, ma troppo rimescolato, troppo dilaniato, troppo precocemente invecchiato.
Qualcuno è riesce anche a farmi sorridere. Un imperturbabile Nicola La Torre (maschera alla Buster Keaton) con lo sguardo fisso nell’obbiettivo della telecamere che lo inquadra afferma serio: “Sette a sei è un successo elettorale del centrosinistra“. Ho sentito la mancanza delle risate registrate, tipiche di certi programmi americani. Nella mia testa comunque c’erano!
Il risveglio mattutino è stato lento. Ho scoltato la rassegna stampa di Radio Radicale d ho scoperto che i commentatori di “destra” hanno già rigirato la storia del regolamento di conti interno al PdL (cavallo di battaglia di quelli di “sinistra” almeno fino a ieri). Ed ho capito in un attimo che a Berlusconi non serve il regolamento di conti, perché non gli serve nemmeno il PdL. Lui ha un rapporto diretto con l’Italia che continua a votarlo! Dopo essermi fatto la barba ho sentito un vecchio amico al telefono. Mi ha detto: “C’è un’Italia incazzata che stavolta, invece di starsene a casa, o disperdere il voto, ha sostenuto le liste di Beppe Grillo, oppure ha di nuovo votato per l’IdV di Di Pietro – De Magistris – Travaglio!” Nonostante fossi ancora assonnato, sono riuscito a balbettare che l’Italia rabbiosa ha “fregato” almeno un candidato del centro sinistra, consegnando nei fatti il Piemonte nelle mani della Lega. Dopo un attimo di silenzio lui mi ha risposto: “E allora?” Vabbé ho capito per chi ha votato!
Accendo il computer e guardo le preferenze. Nel Lazio no comment (almeno il candidato che ho sostenuto ce l’ha fatta ad entrare in Consiglio regionale). In Lombardia Pippo Civati è primo in Brianza. Ha preso diecimiladuecentocinquantasei preferenze. La speranza non muore mai!
by COLAS


