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Appunti brevi (ma anche meno brevi) di politica & altro

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DUEMILA TONNELLATE DI “MUNNEZZA”

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Dopo un falò (foto Fabrizio Reale per laboratorio napoletano)

A Napoli, secondo il Comune, ci sono attualmente (6 aprile 2011), per le strade della città, oltre 2000 (duemila) tonnellate di mondezza. Ogni giorno si accendono roghi improvvisi, provocati da cittadini esasperati o da piccoli criminali in cerca della bravata quotidiana. I roghi  spargono nell’aria diossina ed altre sostanze nocive. Qualcuno si è inventato il  ”Meteo della munnezza”, qualcun altro sta organizzando il “Munnezza Day”, altri maledicono la “mala educazione” dei concittadini, altri ancora imprecano contro il governo. Intanto la spazzatura continua ad accumularsi (foto tratta dal blog laboratorio napoletano).

LA GRANDE TRUFFA DEI PARIOLI. ORA LA PROCURA DI ROMA VUOLE SPULCIARE ANCHE NEI CONTI DEI TRUFFATI DAL MADOFF ALLA VACCINARA

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GIANFRANCO LANDE

Adesso il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Luca Tescaroli guardano in tasca agli investitori che hanno perso tutto. Per capire da dove provenivano quelle ricchezze. E anche per sapere se chi ha incassato i rendimenti, ha anche pagato le tasse. La procura ha infatti intenzione di esaminare una per una le posizioni dei tanti che da anni si fidavano di Lande e gli consegnavano i soldi, certi che il broker ne avrebbe moltiplicato i rendimenti, i magistrati chiederanno la provenienza di quel denaro.
In molti casi si tratta effettivamente di risparmi o eredità, ma l’ipotesi è che tra i mille e 500 truffati ci sia chi non avesse mai dichiarato quelle cifre in Italia e che i soldi siano volati direttamente nei paradisi fiscali per mano del broker dei Parioli. Evitando così le maglie del fisco. In tanti dovranno anche dimostrare la propria buona fede e sostenere che ignorassero il fatto che Lande non avesse i titoli per la raccolta dei capitali.
Ed è caccia anche al tesoretto che Gianfranco Lande, dominus della truffa dei Parioli, ha fatto sparire. I pm sperano di recuperarlo nei paradisi fiscali, dove il Madoff di casa nostra faceva fruttare i risparmi dei suoi mille e 200 clienti, quelli di Paolo e Sabina Guzzanti, come quelli di Giuseppe e Paolo Piromalli. Le rogatorie internazionali sono già pronte e partiranno nei prossimi giorni per Malta, il Regno Unito, la Svizzera, il Lussemburgo, le Jersey Island, le Isole Vergini Britanniche e la Bahamas, dove di certo Lande ha investito una parte di quel denaro in due fondi bloccati.
Circostanze che mettono nei guai anche clienti truffati. Molte delle vittime potrebbero presto trasformarsi in indagati, per concorso nell’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, ma anche per evasione fiscale e, come ultima ipotesi, per riciclaggio. Così il primo passo è rintracciare i 300 milioni che Lande dice di non possedere. Perché quello che finora gli uomini del nucleo valutario, della Guardia di Finanza, guidati dal colonnello Leandro Cuzzocrea, hanno rintracciato è ben poco rispetto alle somme sparite nel vorticoso giro di investimenti della Eim, della Egp e della Dharma.
Su disposizione del gip Simonetta D’Alessandro sono stati sequestrati a Lande “soltanto” una casa di sei stanze accatastata tra l’altro come popolare (che il broker possiede insieme ad alcuni parenti) e un magazzino sulla Tiburtina, in via Edoardo Arbib, poi una villa a Orani, in provincia di Nuoro.
Nel corso dell’interrogatorio, poi Lande ha informato gli inquirenti di essere il proprietario anche di un appartamento a Londra, nel quartiere Mayfair, e di una barca. Troppo poco. Anche gli immobili sequestrati alla compagna di Lande, Raffaella Raspi, direttrice della Egp anche lei in carcere da dieci gioni, sono briciole rispetto alla quantità di denaro scomparso.
In via Paolo Frisi, ai Parioli, la Finanza ha sequestrato a Raffaella Raspi un appartamento di sei stanze, un magazzino e un garage, mentre in via Fauro, sempre ai Parioli, il dispositivo del gip ha interessato un appartamento e un magazzino, tutti intestati alla Farren limited. I beni più consistenti sono stati sequestrati invece a Roberto Torreggiani: una multiproprietà a Venezia, nell’isola della Giudecca.
Poi due appartamenti a Roma in via Giacinta Pezzana, a due passi da Villa Ada, dove Torreggiani aveva anche un garage. Poi un appartamento all’Argentario e una multiproprietà a Cortina, intestata alla sua compagna, Fausta Pugliese. A Giampiero Castellacci de Villanova invece sono stati sequestrati tre appartamenti ai Parioli, uno in viale Bruno Buozzi, l’altro in via Luigi Luciani, il terzo in via dei Monti Parioli. Poi ci sono la Porsche, l’Audi e la Bmw di Lande; la Jaguar, la Mini Minor e la Minicooper di Raffaella Raspi; la Mercedes e la Smart di Torreggiani; la Golf e la Mercedes di Castellaci.
Nulla rispetto al tesoro sparito. Tanto che il pm Luca Tescaroli ha disposto anche il sequestro dei motorini degli indagati, oltre a quelle 26 società che sarebbero, però, scatole vuote. Nulla invece ad Andrea Raspi, il cognato di Lande. Oggi intanto il Tribunale del Riesame esaminerà la posizione di Roberto Torreggiani. E’ probabile che la decisione dei giudici sulla scarcerazione non arrivi subito. Per gli indagati le accuse vanno dall’associazione a delinquere transnazionale finalizzata all’abusivismo finanziario, truffa e appropriazione indebita.
Ma all’esame della magistratura c’è anche la posizione dei broker che qualche anno fa avevano consegnato a Lande 14 milioni dei fratelli Piromalli. E quale fosse il ruolo di Antonio Coppola, un altro calabrese che a luglio si presentò da Lande per avere indietro i soldi spariti. Di quella cifra il broker dei Parioli aveva restituito solo sei milioni. Il denaro era finito nelle mani di Lande attraverso un mediatore finanziario e un commercialista di Forlì, Matteo Cosmi e Giuseppe Guliano Ricci, adesso indagati con l’ipotesi di riciclaggio.

di Valentina Errante per “Il Messaggero”

LA GRANDE TRUFFA DEI PARIOLI. È STATA UNA DENUNCIA PER ESTORSIONE, SUBITA DAL CLAN INDRANGHETISTA PIROMALLI, A FAR FINIRE LANDE & CO. NEL MIRINO DELLA GUARDIA DI FINANZA, UN ANNO FA

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La sede dell'EGP (la società di Lande e soci) ai Parioli

Tutto è cominciato così. O forse sarebbe più giusto dire: tutto è finito così. Dipende dalla prospettiva dalla quale si osserva il tracollo della colossale stangata «made in Parioli».
Un anno fa il Madoff dei Parioli, Gianfranco Lande, dopo aver raggirato mille e duecento clienti, sicuro ormai di riuscire a farla franca, ha alzato il tiro. Un passo più lungo della gamba che lo ha portato dritto nel mirino della Finanza e gli ha fatto rischiare la pelle. È successo infatti che il re della truffa ha accettato di investire, sempre alla sua maniera, 14 milioni di euro appartenenti al clan ‘ndranghetista dei Piromalli.

A lui quei soldi sono stati consegnati da due imprenditori di Forlì: il commercialista Matteo Cosmi, peraltro implicato nella loggia P3 come mediatore d´affari di Flavio Carboni, e il broker Giuseppe Giuliani Ricci. Ma il messaggio era stato chiaro: trattasi di soldi “speciali”. Ma il trattamento riservato al clan della ‘ndrangheta non è stato diverso da quello usato per tutti gli altri. Così Lande si è ritrovato nei guai.
Due affiliati del clan sono entrati all´improvviso nel suo ufficio di via Bocca di Leone e senza mezzi termini, di fronte al cugino dell´onorevole Guzzanti (pure lui tra le vittime del raggiro), il signor Sandro Balducci, è stato minacciato di morte. «O ci ridai i nostri soldi, oppure ammazziamo te e la tua famiglia». Tanta è stata la paura che otto dei 14 milioni sono stati immediatamente riconsegnati. Poi ha sporto una denuncia ai carabinieri per estorsione.
Se da una parte la denuncia lo ha salvato da una morte annunciata, dall´altra ha aperto una crepa nella macchina ruba-soldi. Gli uomini del nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza hanno infatti cominciato a tenere d´occhio i movimenti di denaro di Lande & co.

Ma questo il re del raggiro pariolino deve averlo intuito. Tanto che, qualche mese dopo la denuncia per estorsione, ha incaricato un suo stretto collaboratore, marito della sua segretaria personale, di andare a recuperare tutto il carteggio nel suo ufficio in Belgio con liste di nominativi, documenti sui giri parabolici che il denaro consegnato dalle vittime aveva fatto e atti di compravendita.

Il collaboratore ha noleggiato un furgoncino, incartato tutto e procurato al boss della truffa un appartamento a Roma in cui nascondere quelle carte. Ma il giochino ormai era alla frutta. In procura hanno cominciato a presentarsi alcune delle vittime che denunciavano di non aver più rivisto i soldi investiti e consegnati a Lande.
Il Madoff romano è così finito in carcere, seguito dai suoi quattro complici. E il suo fidato collaboratore ha deciso di collaborare con la giustizia e, prima di finire anche lui nei guai, ha consegna alla finanza le chiavi dell´appartamento. Ed è da lì che sono uscite nuove importanti carte: una lista con 500 nomi, tra vittime “non scudate” e riciclatori, e il tesoro di Lande. Appartamenti ai Parioli, case acquistate nel quartiere Mayfair di Londra, una barca di 18 metri e multiproprietà a Cortina. Così investiva i soldi delle sue vittime.

E NELLA LISTA DEI CLIENTI SPUNTANO NUOVI NOMI
Spuntano nuovi nomi, nuove vittime di uno dei raggiri più colossali che la capitale ricordi. La lista dei truffati sembra essere infinita e il lavoro del nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza romana è gigantesco. L´ingranaggio mangia-soldi costruito ad arte dal finto broker Gianfranco Lande e dai suoi soci Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci di Villanova, Andrea e Raffaella Raspi, tutti detenuti nel carcere di Regina Coeli, ha trascinato dentro una valanga di clienti.
Non solo personaggi del mondo dello spettacolo, calciatori, imprenditori e aristocratici di Roma che, “grazie” al passaparola sono cascati nella rete del Madoff dei Parioli. Non solo dunque gli ormai noti vip, dall´artista Guzzanti all´ex calciatore della Roma Desideri, dal doppiatore Claudio Sorrentino alla soubrette Samantha De Grenet, dal cantautore David Riondino ai registi e produttori Vanzina, sia Carlo che Enrico.
Nella lunga lista dei 1.200 ci sono cascati anche “piccoli” investitori che hanno affidato i lori risparmi nella speranza che gli investimenti all´estero e la promessa di facili guadagni, con interessi fino al venti per cento, potessero dar loro una svolta. Così ecco che, accanto ai nomi dei vip, spuntano anche altri cognomi meno noti. Eccone alcuni.
Giorgio e Maria Antonietta Flores D’Arcais, Guido Guidi, Anna, Stella e Vera Blanc; Maria Concetta Paternò del Grado; Teresa Sarli; Stefano Salvini; Fabio e Patrizia Magliocchetti; Velia Tortora; Caterina Vernacchia; Cristina Trinca; Simone Teofilatto; Paolo Starmieri; Sabotino e Gianni Papandrea; Pasquale Sacco; Franco Maggiulli; Chiara e Rita Mazza; Demetrio Tallarico; Roberto Gafo; Antonello Grossi; Antonio Pietro e Salvatore Leone; Nora Martinelli; Alessandro Montanari; Vladimiro Tabocchini; Valerio e Livia Moretti; Maria Pia Paolantoni; Gianfranco Serraino Fiori; Saverati; Giuseppina Vitale; Maria Grazie Zigame.
La lista è ancora molto lunga e capire quante di queste persone, più o meno note, fossero davvero all´oscuro di tutta la magagna è il compito che, per diverse settimane, terrà impegnati gli uomini del nucleo valutario della finanza romana.

di Federica Angeli – Francesco Viviano per La Repubblica-Roma

MAFIE AL NORD: BANCA ARNER, FASTWEB E ’NDRANGHETA

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Non solo le banche, ma anche i professionisti sono in prima linea nella guerra contro la criminalità organizzata. Lo dimostrano le indagini contro la ‘ndrangheta della Procura di Milano. Nei piani delle ‘ndrine per mettere le mani sulla ricostruzione dell’Aquila e l’Expo ricorrono i nomi di un istituto di credito pressoché sconosciuto – FlashBank -, di uno noto, Banca Arner Italia, e di un sindaco di Fastweb.
Le 416 pagine dell’ordinanza firmata il 6 luglio scorso dal Gip Giuseppe Gennari sull’inchiesta dei pm Boccassini, Dolci, Storari e Cecchelli per l’operazione “Tenacia” spiegano la tentata scalata della Perego General Contractor alla Cosbau. Il provvedimento, che ha portato a cinque arresti per l’accusa di associazione mafiosa, falso in bilancio e altri reati, secondo l’accusa mostra come la criminalità “aggancia” intermediari inconsapevoli per il ruolo d’interfaccia con il credito.
Perego General Contractor, sorta sulla preesistente Perego Strade, era tra le maggiori imprese di movimento terra in Lombardia. Salvatore Strangio, boss di San Luca, secondo gli inquirenti ne «acquisiva per conto delle ‘ndrine di Platì e Natile di Careri la gestione e il controllo».
Il tutto grazie a Ivano Perego che secondo i Pm «acconsentiva e favoriva l’ingresso di Strangio; ne chiedeva l’intervento per indurre i concorrenti a ritirare le offerte; intratteneva rapporti privilegiati con esponenti politici e pubblici dipendenti per ottenere l’aggiudicazione di commesse, affinché la Perego fosse favorita nei rapporti con la pubblica amministrazione; organizzava lo smaltimento illecito di rifiuti, anche tossici».
Per i magistrati, Andrea Pavone «favoriva l’ingresso in Perego di Strangio; suo diretto referente, si occupava di operazioni finanziarie, non andate a buon fine, acquisizione di partecipazioni in aziende».
Nel 2009 la Perego tenta la scalata a Cosbau, impresa trentina di costruzioni e lavori pubblici appaltatrice di interventi per la ricostruzione dell’Aquila. Ma le cosche, attraverso agganci politici, preparavano già la mossa successiva: infiltrare la Perego nei lavori per l’Expo. Nelle indagini, FlashBank e Banca Arner appaiono come i canali attraverso i quali la ‘ndrangheta tentava di far passare i capitali illeciti necessari all’operazione.
Il 17 giugno 2009 Pavone telefona a Strangio. Pavone: «Sabato viene a casa mia a pranzo e sabato firmiamo già l’accordo… Sia l’amministratore delegato, che Walter Di Rita, quello della Flash…». Strangio: «Tu sei l’unico… raro e solo». Pavone: «Sono partito stamattina alle sei con Bontempelli da Agrate, alle otto e venti ero alla Cosbau. Ho detto: signori sabato firmiamo. Poi me ne sono tornato». Strangio: «Hanno accettato tutto?». Pavone: «Gli ho detto la verità. Mauro Bontempelli sta andando dall’Arner Bank a vedere se ci fanno da fronting, perché lui è il presidente del collegio sindacale. Se la Arner ci fa da fronting, le banche vedono che è entrata un’altra banca». Strangio: «Minchia…». Pavone: «Un po’ più soldi… Poi domani vado a Torino… lì a Londra… vediamo per venerdì di chiudere il quadro».
Gli inquirenti annotano: «Il passaggio è di estrema importanza per la comprensione delle dinamiche dell’organizzazione criminale, perché dimostra inequivocabilmente che tutta l’iniziativa che Pavone porta avanti in Cosbau è sponsorizzata e appoggiata da Strangio e dunque dai calabresi».
Chi è Mauro Bontempelli? Commercialista, titolare di un avviato studio milanese di consulenza amministrativa, fiscale e tributaria, è stato in politica come presidente del Consiglio di Zona 7 a Milano. Fece rumore una sua dichiarazione al Corriere della Sera che il 2 novembre 2000 riportava le denunce contro il “pizzo” dei commercianti di Baggio: «Nessuno ha mai parlato di racket o di pizzo. Il nostro non è un quartiere dormitorio: ci sono droga e prostituzione, ma non siamo al Bronx». Ha lavorato alla stesura del codice etico della Provincia di Milano ed è presidente del collegio sindacale di Core, il Consorzio recuperi energetici che brucia i rifiuti dei Comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Pioltello, Segrate e Cormano.
In Borsa, Bontempelli è stato consigliere di Isagro, società di agrofarmaci, sindaco supplente di Fullsix, gruppo di comunicazione integrata, carica che oggi riveste in Fastweb. È sindaco di Sintesi Global Asset Management, finita nell’operazione “Tenacia” come depositaria di quote di Perego General Contractor. È stato sindaco anche di Banca Arner Italia, prima che il 4 agosto 2008 questa finisse in amministrazione straordinaria e i suoi organi venissero sciolti dal ministero dell’Economia.
Secondo Bontempelli, però, i suoi rapporti con la Perego furono sempre inconsapevoli della presenza delle ‘ndrine. Il suo legale specifica che il commercialista, senza avere alcun rapporto con Flash Bank, viaggiò con Pavone solo per ricevere una presentazione sommaria di Cosbau e documenti contabili in base ai quali suggerì a Pavone di rivolgersi a una società di revisione.
Durante il viaggio, è la versione di Bontempelli, Pavone gli chiese se avesse contatti col mondo bancario per reperire finanziamenti. Bontempelli rispose che il suo unico contatto era con Arner, di cui era stato sindaco, e che avrebbe provato a sentire – senza alcun impegno alla prima occasione – se la banca effettuava tali operazioni. «Ma il contatto non si concretizzò e non vi fu alcun seguito», sostiene.
Fra l’altro, a giugno 2009 Bontempelli non era più né sindaco né presidente del collegio sindacale, già sciolto dal ministero. Dunque Pavone e Strangio esprimevano congetture del tutto irrealistiche sulle capacità di “introduzione” del commercialista.
Ma nel mirino non c’era solo Banca Arner. Il 18 giugno 2009, da Londra, Pavone chiama Walter Di Rita, dirigente di FlashBank, sorta come Safibo nel 1986 e nel 2004 acquisita al 100% da Cassa di risparmio di Chieti. Pavone: «Un italiano che è qua a Norwich c’ha 20 milioni su Centrobanca… va bene?! Te li porta su Flash… Ha un certificato di deposito di 20 milioni di Centrobanca… Ma io te la do per fatta… Gli ho spiegato il progetto Cosbau, ho detto: “I soldi sono i miei… sai ci tengo… Porti alla Flash… Ti fai dare un fido dalla Flash e ti fai la tua operazione Cosbau tranquillamente”».
A oggi, nessun esponente dei due istituti risulta indagato. Né De Rita, che realizzò inconsapevolmente alcune operazioni per conto di Pavone, né Bontempelli. Tuttavia proprio su «carenze di organizzazione, controlli interni e gestione del credito» da parte di CariChieti una doppia ispezione della Banca d’Italia nei mesi scorsi ha mosso rilievi che hanno portato alla risoluzione consensuale del rapporto con il direttore generale Francesco Di Tizio.

di Nicola Borzi per “Sole 24 Ore

MAFIE AL NORD. VENDOLA VERSUS FORMIGONI

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Nichi Vendola: “La Lombardia era ed è la regione più mafiosa d’Italia…
Roberto Formigoni: “Vendola è un miserabile, lo sapevamo, lo conferma… è sotto l’effetto di qualche sostanza…
Nichi Vendola: “Se Formigoni cerca qualcuno dedidto all’uso delle sostanze stupefacenti non deve rivolgersi a me, deve guardarsi attorno…

Scritto da colas

25 marzo 2011 alle 20:44

IL CAPO

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Domenico Oppedisano

Attualmente detenuto nel supercarcere di Parma, Domenico Oppedisano, 81 anni, di Rosarno è dal 2009 il capo, riconosciuto da tutte le cosche, della ‘ndrangheta. Il procuratore Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Nicola Gratteri e i sostituti Antonio De Bernardo, e Giovanni Musarò hanno finalmente svelato l’assetto dell’organizzazione criminale calabrese.

Scritto da colas

24 marzo 2011 alle 22:43

“Vieni via con me”. Il testo integrale letto da Corrado Guzzanti

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Il Giornale replica a Saviano: la macchina del fango non è quella che dici tu, è una macchina vera, l’abbiamo vista ad Arcore, e si usa con una vasca e due lottatrici nude.

Anche Bossi telefona alla questura ma capiscono solo ‘Mubarak’.

L’ira di Berlusconi contro Fini: ‘Futuro e Libertà è un ossimoro!”… Scelga: o futuro per noi o libertà per loro.

Su alcuni manifesti del Pd compare Bersani con una foto in bianco e nero, ma il fotografo giura che la pellicola era a colori!

I cittadini chiedono a Masi se pensa che sarebbe giusto privatizzare la Rai risponde: ‘Un’altra volta?’

Il Pdl apre a una modifica della legge elettorale: se i cittadini vorranno aggiungere a margine una preferenza, la scheda non sarà invalidata.

Rutelli va a un incontro con Fini e Casini. Gli danno l’indirizzo sbagliato.

Dubbi sulle elezioni regionali: tra le tante firme raccolte a sostegno della lista Formigoni compare quella di Michael Jackson.

Nelle scuole italiane non c’è carta igenica, il ministro Gelmini prega le mamme di mandare i bambini a scuola già defecati.

Berlusconi corrompe dei senatori. ‘Mi hanno detto che erano maggiorenni’.

Maroni vuole costringere le donne islamiche, per farsi riconoscere, a togliere il velo. Berlusconi, per lo stesso motivo, le mutande.

Scenata del ministro Bondi in un museo: dei vandali hanno squarciato un quadro di Fontana.

Torna Pannella con un nuovo digiuno… Ma ormai quando arriva la fine del mese la concorrenza è spietata.

Sulle emergenze il governo si confonde, butta i manifestanti abruzzesi in una discarica e picchia a sangue i sacchi della mondezza.

Berlusconi: “Scopo tutto il giorno, vi dà così fastidio se la sera lavoro un’oretta?”

Anche il ministro Brunetta indagato per gli scandali sessuali: rinvenuto lo sgabello.

Fini ha compiuto la sua parabola: era fascista, è stato postfascista, ora tornando al futurismo, è pre-fascista.

Il Pd è il primo partito in Italia a usare le primarie e il primo partito al mondo che le perde.

Il Papa condona l’uso del preservativo per certi casi particolari: ci sono delle notti in cui fa veramente freddo…

Un preservativo condonato si chiama Condon

L’anomalia storica della Fiat, gli italiani da sempre gli pagano le macchine ma poi non le comprano.

La strategia di Tremonti per la crisi: prima risaniamo i conti e poi vediamo chi è rimasto vivo.

Il governo dei fatti: catturato il pusher.

Polemica contro la comunità europea: il ministro Gelmini propone di lasciare i crocefissi e togliere le scuole.

Università italiana. La Gelmini vuole aiutare la ricerca: ‘Provate tutti a fare il percorso all’indietro’

La fuga dei cervelli all’estero: Gasparri si scorda il corpo qui.

Il governo di Berlusconi dà nuovi fondi alle scuole private cattoliche in cambio ha un bonus per altri tre scandali e bestemmia libera fino al 2012…

Il Papa attacca i laici poi si scusa: avevo capito l’Ici!

Il Partito Democratico propone la sua legge elettorale: alla francese, con sbarramento tedesco a due turni e supercazzola all’australiana come fosse antàni.

La camorra contro Saviano: “La scorta ci impedisce un contraddittorio”.

La Lega telefona alla ‘ndrangheta: Ma ci cercavate per qualcosa?

Calderoli è stufo delle polemiche e invade la Polonia.

Non abbiamo fatto la fine della Grecia, non abbiamo fatto la fine del Portogallo e dell’Irlanda, speriamo di non fare la fine dell’Italia…

Napoli è allo stremo e l’Aquila una città perduta…

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Napoli è allo stremo! La città, devastata dall’incapacità, dall’avidità, dalla criminalità, dalla corruzione, mostra le sue ferite al cielo. Napoli è sospesa tra la “rivolta” e la “resa senza condizioni”. Lo si avverte camminando nelle strade, lo si percepisce nei volti cupi della gente, nelle profondità di campo dense di “munnezza”. La proverbiale  dignità  partenopea, lo spirito di sacrificio e sopportazione, esaltati da Eduardo come tratti caratteristici dell’anima napoletana, non bastano di fronte al degrado della città e dei comuni circostanti. I limiti di guardia sono stati superati ovunque. Lo Stato, come nella canzone di Fabrizio de André, si indigna e si impegna, ma la situazione resta “Out of Control”.

Ci vorranno anni per risolvere il problema della “munnezza” di Napoli, altro che “situazione sotto controllo in dieci giorni“. Nell’immediato si potrà solo fronteggiare l’ennesima emergenza. Occorre dirlo con chiarezza, occorre spiegarlo senza fraintendimenti. I napoletani devono sapere cosa li aspetta, gli italiani devono essere consapevoli di quanto c’è da fare. Basta con i proclami, con l’efficientismo di facciata, con le montagne di inutili ecoballe accatastate in attesa di uno smaltimento improbabile. Basta con quel “ghe pensi mi“, che è la negazione dell’idea stessa di “popolo”, di “nazione”. Basta soprattutto con la camorra, quella visibile dei boss Antonio Iovine e Francesco Schiavone, quella invisibile, nascosta dietro la politica e gli affari (sporchi o puliti che siano).

Un’altra città – nonostante le dichiarazioni del premier – giace abbandonata, perduta. Il Governo ha affrontato l’emergenza, ha costruito palazzine antisismiche, ma il centro storico dell’Aquila è ancora sigillato nell’istante tragico del sisma. Anche in questo caso occorre dire la verità. Ci vorranno decenni per riaprire il centro storico dell’Aquila, per mettere in sicurezza, a fronte del rischio di altri eventi catastrofici, palazzi e monumenti, abitazioni e uffici; ci vorranno decenni e risorse finanziarie immense, attualmente non disponibili.

C’è bisogno di chiarezza, di consapevolezza, di solidarietà. C’è bisogno di tornare a progettare il futuro. C’è bisogno di speranza. C’è bisogno di una classe politica preoccupata del “bene comune” e non dei vantaggi personali, degli affari delle cricche e degli amici. C’è bisogno della forza che solo “un popolo” può mettere in campo per andare avanti, per affrontare le difficoltà nascoste dietro l’angolo. In caso contrario ci aspetta l’oscurità. Lo spettro della crisi sta continuando ad aggirarsi per l’Europa. Dopo la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Irlanda a quale paese toccherà?

by COLAS

“Vieni via con me” continua a crescere. Share al 31.60%

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(Adnkronos/Ign) - La terza puntata ha incassato più ascolti della prima e della seconda portando a casa il 31.60% di share.

“Vieni via con me”. Luca Zingaretti legge l’elenco dei perché con la cultura si mangia scritto da Andrea Camilleri

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