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Appunti brevi (ma anche meno brevi) di politica & altro

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FACEBOOK: LA MACCHINA DI SPIONAGGIO PIÙ SPAVENTOSA CHE SIA MAI STATA INVENTATA

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Facebook è la macchina di spionaggio più spaventosa che sia mai stata inventata. Si tratta del database più completo al mondo di persone, con i loro rapporti, i loro nomi, i loro indirizzi, il luogo in cui si trovano, le loro comunicazioni con gli altri e con i loro parenti. E il tutto è all’interno degli Stati Uniti, il tutto è accessibile all’Intelligence Usa“.

Julian ASSANGE

Scritto da colas

4 maggio 2011 alle 14:40

WIKILEAKS. CHE COSA C’È NEI DOCUMENTI SU GUANTANAMO

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The Guantanamo Face

The Guardian, in contemporanea con il New York Times, Le Monde e il Washington Post, ha pubblicato circa 700 file “classificati” relativi ai detenuti di Guantanamo. I documenti contengono sia le informazioni già trapelate, che quelle mantenute – almeno fino a ieri sera – riservate. Particolarmente interessanti i file relativi alle informazioni raccolte dall’intelligence americana sui rifugi dei leader di al Qaeda, Osama Bin Laden e il suo vice egiziano Ayman al Zawahiri, subito dopo gli attentati dell’11 settembre. Secondo questi documenti, già quattro giorni dopo gli attentati a New York e Washington, Bin Laden si recò in una guesthouse nella provincia di Kandahar, dove incitò i combattenti arabi riuniti a “difendere l’Afghanistan dagli invasori stranieri” ed a  ”combattere in nome di Allah”.

Tra i detenuti di Guantanamo un vecchio di 89 anni, malato di cancro alla prostata e affetto da demenza senile

I documenti di Wikileaks su Guantanamo confermano –  secondo il Guardian che ha scandagliato i documenti dopo averli ricevuti dal New York Times - come tra i prigionieri finiti nella base-prigione per sospetti terroristi a Cuba ci fossero individui privi di alcun valore nella ‘scala del rischio terroristico’. Tra questi Mohammed Sadiq, un contadino afghano all’epoca di 89 anni malato di demenza senile, e un ragazzino di 14 imprigionato dopo esser stato rapito e costretto ad arruolarsi in una banda talebana.

Scritto da colas

26 aprile 2011 alle 10:59

“SEDOTTO DAI TIRANNI”. NEI FILE SEGRETI DEL DIPARTIMENTO DI STATO, I GIUDIZI AMERICANI SUI RAPPORTI TRA IL PREMIER E I LEADER PIÙ CONTROVERSI, DA GHEDDAFI A PUTIN

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Scherzi, barzellette e affari privati. Ministri e diritti umani lasciati fuori dalla porta. Compagni di business accettati allegramente. Silvio Berlusconi è sempre più affascinato “dai leader assertivi”, è sedotto dai tiranni, da quei dittatori che irrimediabilmente condizionano la politica estera italiana. Come avvenuto in queste settimane, con Roma schierata fuori dall’asse euroatlantico su Libia, Egitto e Tunisia. Gheddafi, Mubarak o Ben Ali. Lukashenko o Putin. Gente determinata con la quale discutere di tutto scordandosi per qualche ora un Paese alla deriva, segnato da un governo litigioso nel quale i ministri usano la sponda di Washington per farsi la guerra. Arrivando a suscitare sospetti di doppio gioco nella lunga maratona già partita “in attesa di capire chi prenderà il potere dopo Berlusconi”. Gli Stati Uniti dedicano molta attenzione agli incroci pericolosi del Cavaliere, un uomo che con i despoti trova grandi affinità. Così una lunga serie di cablogrammi da anni viaggiano tra l’ambasciata Usa a Roma e il Dipartimento di Stato di Washington.  ne è entrata in possesso concedendo a L’Espresso l’esclusiva italiana. Repubblicane anticipa alcuni passaggi che rendono il tono di quei rapporti imbarazzanti che gli americani riassumono così: “Vecchi amici, nuovi affari”.

MUBARAK E BEN ALI
Mubarak e Berlusconi dopo cena “si raccontano i loro incontri con quel pazzerello di Gheddafi e ridono“. All’insegna dell’allegria anche l’ultimo pranzo tra il Cavaliere e il tunisino Ben Ali. Il premier gestisce il “sexier portfolio”, ossia delle relazioni più “interessanti”, lasciando a Frattini la parte noiosa. Così il premier sembra scordarsi dell’interesse nazionale. Lo sintetizzano gli americani nel rapporto sul summit con Ben Ali, il primo tiranno del Maghreb caduto sull’onda delle proteste popolari. Il 18 agosto 2009 si vedono a Cartagine. Il premier italiano dispensa “barzellette su Obama e sul Papa” in quella che viene definita “una visita così privata che nessuno dei due ministri degli Esteri è stato coinvolto“. Ma il Cavaliere non si presenta da solo: con lui c’è il tunisino Tarak Ben Ammar, la cui presenza viene spiegata così all’amministrazione Usa: “È socio d’affari e consigliere di lunga data” di Berlusconi. Del quale vengono sottolineati gli “interessi” privati in Tunisia, che “comprendono studi cinematografici, società di distribuzione e il 50% di Nessma tv” che possiede proprio con Ben Ammar. Gli americani stigmatizzano la surreale motivazione di quell’incontro: “Per la stampa locale hanno firmato un accordo per produrre energia in Tunisia che in realtà è stato firmato nel 2003“.

GHEDDAFI ADDOMESTICATO
Mubarak e Berlusconi, invece, si scambiano pacche sulle spalle attribuendosi il merito di avere addomesticato il Colonnello. “Italia ed Egitto condividono lo stesso pensiero – scrive la diplomazia Usa – ritengono di meritare il più grande credito per avere ammorbidito Gheddafi“. Gli incontri con il dittatore libico sono sempre seguiti con ansia. “Discutono solo in termini generici” di immigrati, ma in compenso “si sono scambiati doni carini”: Silvio “ha promesso di restituire la statua della Venere di Cirene”, Gheddafi “gli ha regalato un moschetto dell’occupazione italiana”. Provocazione che il Cavaliere non sembra cogliere quando loda “l’esperienza” del Colonnello e “le opportunità di business” per l’Italia a Tripoli. E gli americani si fanno l’idea che Berlusconi abbia offerto al dittatore “i suoi buoni uffici con gli Usa”. Di certo, aggiungono, accetta di aprire “fondi sovrani senza trasparenza”, come l’investimento libico in Unicredit.

INCOGNITA PUTIN
Un’altra amicizia vista come fumo negli occhi è quella con Putin. Dopo un vertice del 2002 due file segreti ne descrivono l’origine. Quando lasciano il Cremlino e volano nella dacia di Soci scocca la scintilla: “Putin ha telefonato a Bush alla presenza di Silvio per chiedergli di accelerare le trattative in modo da firmare il trattato Nato-Russia durante il summit di Pratica di Mare“. Gli americani sono stupiti e imbarazzati per questa infatuazione. Poche ore dopo il rientro a Roma Berlusconi incontra l’ambasciatore Usa Mel Sembler e gli chiede di inoltrare “una richiesta personale” a Bush: “Vladimir deve essere visto come parte della famiglia della Nato“. Annotano gli americani: “Non capiamo se la cosa interessa più a Putin o più a Berlusconi”. Chi cerca di essere sdoganato da chi?

ACCONDISCENTE SUI DIRITTI
Washington è infastidita dall’accondiscendenza con cui il Cavaliere tratta i dittatori, evitando di citare i diritti umani. Scrive l’ambasciata di Via Veneto: “Berlusconi preferisce evitare frizioni, anche se così trascura verità scomode“. L’ingrato compito di salvare le apparenze spetta alla Farnesina. Ci prova goffamente dopo l’incontro con il dittatore bielorusso Lukashenko, invitato a cena da Berlusconi nell’aprile 2009 provocando una bufera diplomatica. Frattini cerca di rassicurare gli americani: hanno parlato anche di diritti. Ma lo stesso Lukashenko smentirà. E un funzionario della Farnesina spiega: “Lo ha fatto per ragioni umanitarie: ci sono in ballo 30 adozioni di bambini bielorussi da parte di famiglie italiane”. Increduli di fronte alla politica estera del Cavaliere, gli Usa annotano: “Berlusconi ha deciso da solo di rompere l’isolamento di Lukashenko, non si è consultato con l’Europa”. Idem con Mubarak, che nel 2004 è a Roma. Tra uno scherzo e una battuta, il premier cita solo indirettamente il tema delle libere elezioni, mentre il presidente Ciampi chiaramente gli dice: “Ho sempre sottolineato la necessità di riforme democratiche ed economiche”.

TREMONTI E IL DOPO-CAVALIERE
Molti ministri di Berlusconi giocano di sponda con Washington per vincere partite interne. Nel 2009 Spogli scrive: “Abbiamo dei potenti alleati in Frattini e La Russa, ma si sono ripetutamente scontrati con il muro del budget eretto da Tremonti“. Su Afghanistan e Libano i due ministri chiedono a Washington per fare pressioni su Berlusconi contro il ministro dell’Economia. E così faranno altre volte. Gli americani non sempre sanno come districarsi. Su una commessa di aerei militari l’ambasciatore Usa scrive: “È possibile che lo staff di La Russa stia usando la questione come un’arma nella partita per la Finanziaria. Sperano di sollecitare un intervento di alto livello in loro favore. Ma in Italia nulla è mai certo“. Tremonti viene visto dagli americani come un uomo della Lega e pretendente dell’eredità politica di Berlusconi. Anche se piace perché blocca le “misure populiste” del Cavaliere, non convince per come affronta crisi. Il “contrappeso” ideale è Mario Draghi, come goffamente suggerisce all’ambasciatore Usa Francesco Galietti, “un leale collaboratore del ministro dell’Economia”. Ma, in un colloquio riservato, il governatore respinge le lusinghe statunitensi e rifiuta qualunque commento su Tremonti.

di ALBERTO D’ARGENIO per La Repubblica

Scritto da colas

25 febbraio 2011 alle 13:43

OGGI A LONDRA SI APRE IL PROCESSO DI ESTRADIZIONE E JULIAN ASSANGE MINACCIA, IN CASO DI CONDANNA, DI RILASCIARE IN RETE IL FILE “DOOMSDAY”, CHE CONTERREBBE SEGRETI DAVVERO SCOTTANTI.

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Un diluvio di file targati Wikileaks sta accompagnando le 48 ore che separano Julian Assange dal suo destino giudiziario: oggi si apre a Londra il processo per la sua estradizione in Svezia, dove la magistratura lo vuole interrogare sulle accuse di stupro e molestie mosse contro l’australiano da due donne. Il giorno dopo è attesa la sentenza.
Nel frattempo, lo staff del sito ha piazzato online 800 file del Cablegate, i dispacci dalle sedi diplomatiche statunitensi pubblicati a partire dal 28 novembre scorso: si tratta della “release” più importante in molte settimane scandite dalla pubblicazione di poche manciate di documenti.
La gran parte dei nuovi file arriva dall’ambasciata Usa di Londra, se ne contano oltre 240, ma non mancano quelli collegati al fronte nordafricano, con dispacci urticanti dallo Yemen, dalla Giordania, dall’Egitto e dalla Libia.
L’australiano ha deciso di gettare benzina sulle rivolte che stanno infiammando il mondo arabo. Per la prima volta dopo la caduta di Ben Ali in Tunisia – da molti collegata proprio ai dispacci Usa da Tunisi resi noti da Wikileaks -, è la stessa banda dell’australiano a mettere in relazione la pubblicazione dei file con le manifestazioni di protesta.
La Giordania, si legge nei cable, afflitta da una grave crisi economica spende l’80% del suo bilancio in un «servizio civile gonfiato» e in un «sistema di patrocinio» militare, che include il sostegno alle forze Isaf in Afghanistan dove sono schierati «850 soldati» di Amman, e dove, a gennaio 2010, i giordani erano pronti ad inviare più truppe, aerei F-16 ed elicotteri per partecipare a missioni di combattimento in cambio del sostegno finanziario americano. Rinforzi arrivati a dicembre 2010, con il governo che ufficialmente parlò di 300 soldati già presenti nel Paese. L’elenco pubblicato dal sito dell’Isaf conta invece 6 soldati giordani nelle file Isaf.
Gli Usa, scrive Wikileaks, non lesinano critiche neppure all’amico Yemen, Paese «con istituzioni deboli» e appalti pubblici «non trasparenti» secondo i diplomatici americani, in particolare di un maxi contratto per il porto di Aden, che ha dato luogo a forti proteste dei sindacati nel 2008.
Ancora 48 ore, poi chissà, potrebbe anche esplodere l’arma di fine di mondo, il file “Doomsday“, che conterrebbe segreti davvero scottanti, e che Assange ha promesso di pubblicare in caso di pericolo. E per lui, dipinto come un hacker paranoico dagli ex amici del Guardian, l’estradizione in Svezia è una “minaccia di morte”.

FONTE: “Il Messaggero”

Scritto da colas

7 febbraio 2011 alle 10:45

PENSATORI DIGITALI. RIVOLUZIONARI E BORGHESI, HACKER E MILIARDARI, NERD E INTELLETTUALI TENEBROSI. DA CASTELLS A DE KERCKHOVE, DA STEVE JOBS A JEFF BEZOS, PER FINIRE CON CHRIS ANDERSON, IL DIRETTORE DI “WIRED”

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TIM BERNERS LEE SUSAN CRAWFORD E HENRY JENKINS

Mark Zuckerberg, l’ex adolescente un po’ nerd inventore di Facebook, e Julian Assange, l’ex primula rossa di WikiLeaks, hanno dominato il 2010, dimostrando quanto la cultura di Internet sia, senz’ombra di dubbio, il nostro «Spirito del tempo». A delinearne i tratti sono anche i digital thinkers , i «pensatori digitali», come li chiama Prospect , che nel numero di gennaio pubblicherà la top ten delle dieci migliori menti che stanno preparando il «futuro digitale» (e ha già individuato nel Virtual Policy Network il nuovo think tank di riferimento del settore).

In attesa di conoscere la classifica del prestigioso mensile britannico, sono chiari i nomi di molti dei «pensatori digitali» che stanno maggiormente influenzando la cultura contemporanea. Proviamo a farne un elenco.

Il più celebre è certamente Manuel Castells, il Max Weber o il Karl Marx, come è stato definito, della Società delle Reti, lo studioso dello «spazio dei flussi» (la finanza, l’informazione, il capitale, i simboli) che, grazie alle telecomunicazioni, riorganizzano il pianeta globalizzato, e sono così diventati molto più importanti dello spazio fisico e geografico, nonché il vero oggetto del potere. Castells è l’autore, tra gli altri libri, di La città delle reti (Marsilio) e di Galassia Internet (Feltrinelli), in cui, riscrivendo il noto slogan di Marshall McLuhan, spiega che «il network è il messaggio», e il Web diventa la forma stessa dell’organizzazione sociale, «la trama delle nostre vite». Insomma, un autentico classico del pensiero digitale.

Un altro pensatore internettiano da tempo consacrato (e docente all’Università di Napoli, oltre che a Toronto) è Derrick de Kerckhove, già assistente di McLuhan e teorico dell’intelligenza connettiva, l’idea per cui il pensiero non nasce da una dimensione privata, ma dalla condivisione e connessione tra l’individuo e gli altri (come avviene tipicamente nel mondo della Rete, dai social media ai blog, fino a Wikipedia).

PEKKA HIMANEN

Chris Anderson, direttore della rivista Wired, la bibbia mensile della cultura digitale, è colui che anticipa (e detta) le tendenze del mondo del Web. Henry Jenkins, esponente di spicco dei critical studies applicati ai videogiochi, è lo studioso per eccellenza dei cambiamenti indotti da Internet – da Second Life a You Tube – nella cultura popolare, e il sostenitore delle trasformazioni positive indotte dalla «convergenza digitale», consistenti nella rivendicazione da parte dei consumatori di una loro maggiore partecipazione alla produzione dei contenuti che circolano nel Web.

Mentre Howard Rheingold – che ha coniato il termine «comunità virtuale» – è uno dei guru della democrazia diretta tramite le tecnologie digitali e il teorico dei flash mob e delle Smart Mobs (titolo di un suo libro uscito da Cortina), ovvero le «folle lampo» e le adunate di persone che dalla Rete si fanno in carne e ossa, scendendo in piazza per protestare e fare politica.

La lista dedicata dalla rivista Foreign Policy ai 100 «pensatori globali» più importanti del 2010 vede, a pari merito al n. 17, due altri grandi protagonisti di questa nostra età digitale, Steve Jobs di Apple e Jeff Bezos di Amazon, e, al n. 67, Clay Shirky, il tecnoentusiasta teorico del «surplus cognitivo», secondo il quale le varie pratiche collaborative e i milioni di ore di lavoro condivise sulla Rete – da Wikipedia ai programmatori open source – rappresentano una sorta di inarrestabile marcia verso il progresso e un mondo più cooperativo.

RICHARD STALLMAN

Come ogni cultura che si rispetti, anche quella digitale ha i suoi rivoluzionari e agitatori, gli hackers, i combattentiper la «cultura libera» di Internet. Questi pirati informatici sono discepoli dell’«etica hacker» del filosofo finlandese Pekka Himanen, ispirata alla condivisione dei saperi e all’eguaglianza, e antitetica all’individualismo metodologico e al calvinismo da cui, secondo Weber, prese le mosse il capitalismo.

DERRICK DE KERCKHOVE

Un paio di nomi su tutti: Richard Stallman, il programmatore ed ex studente del Mit diventato il profeta mondiale del software libero. E quello di Lawrence Lessig, che, pur non essendo un hacker, ma uno dei massimi giuristi esperti della Rete (professore a Stanford e Harvard e collaboratore di Obama), è anch’egli campione delle battaglie contro i marchi e le limitazioni sul diritto d’autore e il creatore del nuovo sistema aperto di copyright Creative Commons.

Nel caso delle culture internettiane, difatti, i confini si rivelano molto più sfumati che in altri campi, e il passaggio dalla contestazione all’establishment (e, qualche volta, persino quello contrario) è facilissimo e continuo; basti pensare a quanto la Silicon Valley risulti debitrice del movimento hippy e del ’68, e a come – ce lo mostra Matt Mason nel suo Punk capitalismo (Feltrinelli) – le innovazioni più creative, rivelatesi fondamentali per l’economia contemporanea, siano partite proprio dalla contestazione e dalla rottura delle regole, a partire dal punk sino, per l’appunto, a tante espressioni del Web.

Sempre che, come mette in guardia Jaron Lanier, l’autore del libro Tu non sei un gadget (Mondadori) – acerrimo avversario dell’open source (che etichetta come «maoismo digitale»), e già antesignano della realtà virtuale a inizio Anni Ottanta – non ci si faccia prendere da un eccesso di euforia. Altrimenti si rischia di finire per direttissima alla svalutazione della persona, tra deliri di onnipotenza degli «smanettoni» e senso di irresponsabilità garantito dalla pessima (e diffusissima) pratica dell’anonimato in rete, alla faccia delle «magnifiche sorti e progressive» che il Web dovrebbe garantire.

Massimiliano Panarari per “La Stampa

JULIAN ASSANGE: “NEGLI USA SAREI UCCISO COME OSWALD”

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Se finisse in un carcere americano, Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange afferma di avere “grandi possibilità” di venire ucciso “nello stile-Jack Ruby”, l’uomo che uccise Oswald, il presunto assassino di John F. Kennedy a Dallas. Ruby, legato agli ambienti mafiosi statunitensi – anche se non ci sono prove certe della sua affiliazione a questa o quella famiglia – uccise Oswald 48 ore dopo la morte di Jfk, mentre il giovane ex Marine veniva trasferito dal commissariato di polizia al carcere.

Condannato in prima istanza alla pena di morte, Ruby morì al Parkland Hospital nel 1967 (lo stesso in cui venne decretata la morte degli stessi Kennedy e Oswald) per un tumore che gli era stato diagnosticato un anno prima. In diverse occasione, Ruby tuttavia parlò di un complotto per “farlo tacere” ed insinuò che la malattia gli era stata ‘inoculata’.

Comunque, sottolinea Assange, “sarebbe politicamente impossibile” per la Gran Bretagna estradarlo negli Stati Uniti, e Londra ha “il diritto di non estradare per crimini politici”. “Lo spionaggio è un classico caso di crimine politico, è a discrezione del governo britannico se applicare questa eccezione o no”, ha detto l’australiano al Guardian. Il fondatore di Wikilekas però assicura: “C’è un nuovo governo, che vuole dimostrare di non essere già stato cooptato dagli Stati Uniti”, argomentando che David Cameron e Nick Clegg sono in una posizione più forte per resistere a una richiesta di estradizione da parte di Washington.

 

NEL RIFUGIO DI ASSANGE…

Una settimana nella campagna inglese ha fatto bene a Julian Assange. Quando scende dalla macchina che, come ogni giorno, lo accompagna a firmare il registro dei detenuti nel commissariato di Beccles, nel cuore del Suffolk, dove tutto è lento e tranquillo e le giornate sanno di pudding natalizio e tradizione, il fondatore di WikiLeaks è rilassato e tranquillo. Piumino verde oliva, maglione bianco e jeans, si muove con disinvoltura, nonostante il braccialetto elettronico alla caviglia.

«Buona sera. Grazie per avermi aspettato qui sotto la neve. È stata coraggiosa», sorride stringendo la mano. Poi si incammina veloce verso l´ingresso: mancano 20 minuti alle cinque, orario di chiusura della stazione di polizia, e se non si presenterà ai poliziotti entro quell´ora sarà costretto a rinunciare alla campagna e a tornare in prigione, dove ha già passato nove giorni, accusato di stupro da due donne svedesi.

La nuova vita dell´uomo che da settimane catalizza l´attenzione dell´opinione pubblica mondiale si svolge in questo angolo innevato dell´Inghilterra, famoso per la caccia e la pesca. Il Suffolk ha dato ospitalità ad Assange suo malgrado, solo perché il reporter Vaughan Smith ha messo a disposizione per gli arresti domiciliari la grande casa di campagna che ha da queste parti: ma dopo i primi giorni di caos ha chiuso su di lui una cortina di indifferenza.

Qui la vita ha il ritmo lento delle zone di campagna e ad occupare le prime pagine dei giornali non ci sono le rivelazioni di WikiLeaks ma le fiere natalizie: l´unica trasgressione possibile dopo le cinque, quando tutto chiude, è una bevuta al pub. Un grosso cambiamento per un uomo che negli ultimi tre anni non ha avuto residenza fissa, muovendosi da una parte all´altra con uno zaino e un manipolo di fedelissimi e ha tenendo in scacco i servizi segreti di mezzo mondo.

Fuori dal commissariato passano pochi minuti prima che Assange ricompaia. «Il tempo di una firma e di una chiacchierata, è una persona gentile e tranquilla», racconterà dopo il poliziotto. Incollato al telefonino e atteso con impazienza da una giovane assistente che sfida la neve in minigonna e ballerine, l´australiano si concede solo per qualche battuta: «Sto bene, grazie. Lavoro. Ma mi riposo, anche. Buon Natale, davvero». Poi via, nella macchina scura dove la ragazza ha già acceso il motore. Lo attendono 20 minuti di auto fino a Ellingham House, la villa dove trascorre quelli che chiama «i miei arresti domiciliari ad alta tecnologia». È dall´interno di questa grande tenuta, che fino a pochi giorni fa si poteva affittare via Internet per matrimoni e battute di caccia ma ora è scomparsa dalla Rete, che il fondatore di WikiLeaks combatte la sua ultima battaglia. Chi la frequenta racconta delle sue lunghe passeggiate ma anche di riunioni infinite che vanno avanti anche ora che alcuni dei più stretti collaboratori sono partiti per Natale. «Abbiamo pubblicato soltanto una piccola parte del materiale che abbiamo. Andremo avanti. Non abbiamo altra scelta: pubblicare o morire», racconta a Paris Match intorno al camino.

E poi: «Sono diventato un obiettivo perché certe organizzazioni potenti non possono perdere la faccia». Pochi sono i visitatori ammessi dentro la villa. Chi non è espressamente invitato non è ben visto: «È una nota zona di caccia. C´è gente che spara. Non vorremmo che prendessero un curioso per un uccello da abbattere», dice ironico uno dei collaboratori.

Avvertimento inutile: i grandi cancelli che delimitano la proprietà sono lontani dalla strada più di un chilometro. Un lago ghiacciato ed ettari di terreno li separano a loro volta dalla villa: impossibile arrivare senza essere notati. Forse per questo, come spiega il funzionario di polizia di Beccles «non c´è bisogno di protezione. Non abbiamo aumentato i turni, né richiamato gli agenti dalle ferie. Per noi va tutto bene».

Nonostante le sempre più numerose minacce di morte che Assange dice di continuare a ricevere, la maggiore occupazione della polizia qui sono le multe agli automobilisti in doppia fila. Probabilmente è la prima volta che i poliziotti hanno a che fare con un detenuto con il braccialetto elettronico. Di certo mai si erano trovati di fronte a qualcuno che usa il Suffolk per lanciare messaggi planetari: «Abbiamo scoperto in queste settimane che il sistema americano si avvicina a quello sovietico: che Visa, Mastercard, Paypal e Bank of America sono strumenti di controllo al servizio della Casa Bianca», ha detto ieri Assange.

Di fronte a queste parole a Beccles e nella vicina Bungay la gente reagisce con indifferenza: «Ho capito che stava succedendo qualcosa quando ho visto la tv», dice Sylvia, abitante di Beccles. Il suo è un punto di vista condiviso: per la maggior parte della gente qui, Assange è praticamente uno sconosciuto. Delle sue battaglie non sono arrivati che echi lontani. Nulla a parte un cartello nella neve che chiede libertà per Bradley Manning, il soldato Usa accusato di essere la fonte delle rivelazioni del sito, segnala la sua presenza. Una realtà quasi paradossale per l´uomo che più di ogni altro fa parlare di sé il mondo da settimane.

«Ho visto la polizia e gli elicotteri quando è arrivato, ma lui no. Neanche sapevo chi fosse. Noi amiamo la tranquillità, questo caos non ci piace», racconta Rob, falegname, la cui segheria è a pochi metri dalla villa. «Un po´ di animazione è divertente. Ho venduto qualche paio di guanti ai giornalisti infreddoliti – sorride la signora Julie Bright, titolare di “Crossway”, il negozio di articoli di caccia e cibo di animali che sta di fronte alla casa – ma ora sono andati via. E nessuno di noi andrebbe a guardare oltre ai muri per vedere cosa fa quell´uomo. Non ci interessa».

Oltre i muri «quell´uomo» si prepara a combattere un´altra puntata della battaglia per evitare l´estradizione in Svezia e, in ultima istanza, negli Stati Uniti dove, dice «temo sempre di più di finire». Al Guardian dice che se ci fosse abbastanza pressione dall´opinione pubblica sarebbe «politicamente impossibile» per la Gran Bretagna estradarlo negli Stati Uniti. «Lì – ha aggiunto – ci sarebbe una grossa possibilità che io finisca ucciso, come ha fatto Jack Ruby»: il riferimento è all´uomo che uccise Lee Harvey Oswald, accusato di aver a sua volta assassinato il presidente Kennedy.

Al Times ha raccontato delle due condizioni di detenzione: «Ho potuto chiamare solo quattro persone, oltre ai miei avvocati». Ma anche della solidarietà di una guardia carceraria «Mi ha dato un biglietto. C´era scritto: in questo mondo ho solo due eroi: te e Martin Luther King». Rob e Julie, se uno glielo riferisce, scuotono la testa, come la maggior parte degli abitanti di Beccles interrogati per questo articolo: «Gli auguriamo un Buon Natale: si goda il pudding, gli amici e la famiglia. La fama viene e va». Quella di Assange in questo angolo di Inghilterra è già svanita: ma nel resto del mondo, c´è da giurarci, durerà ancora.

di Francesca Caferri per “la Repubblica”

E Julian Assange finisce su Novella 2000

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Spassoso articolo pubblicato da Novella 2000 su Julian Assange. I “segugi” del settimanale “gossipparo” svelano presunti retroscena della vita del fondatore di Wikileaks nella dimora di Ellingham Hall… Chissà perché nelle inchieste di questo tipo c’è sempre “un collaboratore che vuole rimanere anonimo”? Ovvero una fonte “immaginata” dagli autori dell’articolo alla quale, essendo anonima, si può far dire qualsiasi cosa. Il passaggio più divertente è la dichiarazione di un giornalista americano che racconta come la sua ”fidanzata” inglese si sia fatta una “sveltina” con Julian l’estate scorsa. Naturalmente l’ineffabile Dago ha rilanciato l’articolo non mancando di evocare nella titolazione lo scontato parallelo tra l’uomo più famoso del momento con il nostro Presidente del Consiglio. Immagino che “Unico Boss Virile” (l’anagramma del nome e cognome di B. che il presidente si vanta di citare per tenere in allegria le compagnie serali) sarà soddisfatto…

Nel furgone della Polizia inglese

Arrestato in Gran Bretagna con una controversa accusa di stupro, Julian Assange è uscito su cauzione e ora vive in libertà vigilata a Ellingham Hall, maestosa villa nella contea del Suffolk, ospite di un suo ricco sostenitore, Henry Vaughan Smith. Nella lussuosa magione, il fondatore di WikiLeaks non si fa mancare niente: mangia pasti preparati da chef che hanno lavorato per i reali d’Inghilterra; beve cocktail e champagne di prestigio serviti da un barman; ha persino un paio di valletti a sua disposizione. Soprattutto Assange non rinuncia alla compagnia femminile. Nonostante sia finito nelle carceri della Regina proprio perché «intrappolato con questioni sessuali», come ha dichiarato lui stesso, “Mr. WikiLeaks” continua la vita promiscua che preoccupa gli amici e i parenti più stretti.

Un collaboratore che vuole rimanere anonimo ha anche rivelato che i familiari stanno cercando di convincerlo a sottoporsi a un test per l’Aids.

In questo periodo Julian, oltre alla madre Christine che presto ripartirà per l’Australia, è accudito da due giovani studentesse universitarie di giornalismo che fanno un po’ di tutto per lui, dall’organizzargli le interviste al lavaggio della biancheria intima. E tra un passeggiata e l’altra nel parco della villa, Assange ha già ricevuto numerose sostenitrici, alcune delle quali sono rimaste con lui anche più giorni, alloggiate in una delle dieci camere da letto della casa. Tra le prime a fargli visita, l’amica ed ex fiamma Jemima Khan, l’ereditiera inglese diventata famosa per la sua relazione con Hugh Grant, che ha contribuito alla raccolta dei 283 mila euro di cauzione. Ormai diventato una rockstar dell’informazione, Assange ha anche le sue groupie, un gruppo di fedelissime che lo seguono costantemente, e hanno preso d’assalto i Bed and breakfast di Beccles, il paesino più vicino alla villa.

Sulle donne Julian ha un fascino irresistibile, e lui si vanta di essere un “re Mida” del sesso. Tra le ultime conquiste, a dar retta ai pettegolezzi, ci sarebbe anche Pranvera Shema, moglie dell’attuale padrone di casa di Assange. Già, perché quando si tratta di donne, l’hacker non si fa scrupoli. Sembra che la sua tecnica di seduzione sia sempre la stessa: scelta la preda la bracca senza curarsi di fidanzati e mariti, bisbiglia alcune frasi a effetto all’orecchio delle malcapitate e il successo è assicurato. Così, per esempio, sembra che abbia sedotto la fidanzata di un giornalista americano, durante una cena a Stoccolma. Lo ha raccontato alla stampa svedese lo stesso giornalista tradito. Era l’11 agosto scorso, e seduti al tavolo del ristorante Beirut ci sono Assange, l’americano con la fidanzata inglese, e il coordinatore per la Svezia di WikiLeaks con la fidanzata.

Durante la cena, ha raccontato l’americano, Julian Assange dedica le sue attenzioni solo alla ragazza inglese, poi esce con lei per fumare una sigaretta. «Sparirono e tornarono dopo 45 minuti», conclude il giornalista americano. «Camminavano tenendosi per mano, mentre Assange sussurrava qualcosa all’orecchio della mia fidanzata. Capii subito quello che era accaduto». Ancora non si conosce il nome della ragazza, ma una nuova accusa di stupro è ormai certa. E con questa sarebbero tre le ragazze “stuprate” in quella che la stampa inglese ormai definisce la “Sex week di Julian l’arrapato”.

La prima ad aver sporto denuncia si chiama Anna Ardin, ha 31 anni ed è assistente all’università di Uppsala. Lei e Julian, secondo quanto racconta Anna, si incontrarono il 13 agosto a casa della ragazza: «Stavamo bevendo del tè, quando lui ha cominciato ad accarezzarmi le gambe. Gli ho detto di fermarsi, ma non l’ha fatto. Poi ho capito che era inutile e così gli ho permesso di spogliarmi. Siamo andati a letto. All’inizio Julian non voleva mettere il profilattico, poi ha acconsentito alla mia richiesta. Durante una manovra il profilattico si è rotto, quindi non ha usato alcuna protezione».

Il particolare del profilattico è fondamentale, perché, come spiega l’avvocato di Assange, James D. Caitlin, per la legge svedese «un rapporto sessuale consensuale iniziato con l’intenzione di mettere il preservativo, svoltosi con l’uso del preservativo, ma terminato senza, si configura come stupro».

Il giorno dopo l’”abuso”, Anna presenta Julian a una sua amica, Sofia Wilén. Sofia invita Julian a casa sua, e come da copione i due finiscono a letto. Dapprima, Julian si addormenta, poi durante la notte hanno un rapporto, ma Julian mette il profilattico, sostiene Sofia, controvoglia. Al mattino, mentre la donna è mezzo addormentata, Julian fa del sesso senza preservativo. Per Miss Wilén è stupro. Il 21 agosto Julian è partito da Stoccolma, saranno finite le donne che si ricordano di essere state stuprate da lui in quei dieci giorni?

di E. S. Coscione e P. Torretta per “Novella 2000″

WikiLeaks. Ecco le chat di Bradley Manning

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Il 21 maggio il 22enne Bradley Manning iniziò una chat con l’hacker Adrian Lamo. Durante la chat, che andò avanti alcuni giorni, Manning confessò di essere la fonte del materiale “scottante” pubblicato sul sito WikiLeaks.
Lamo avvertì Fbi ed esercito e il 26 maggio Manning fu incarcerato in Kuwait, dove rimase per due mesi: intanto, venne aperta un’indagine per accertare se erano stati commessi reati. Da cinque mesi Manning è stato trasferito dal Pentagono a Quantico, in Virginia, dove è detenuto in isolamento e in condizioni di tortura psicologica.
Pubblichiamo di seguito parte del colloquio fra Manning e Lamo, inviato da quest’ultimo aWired.com. Le date sono approssimative; i nickname sono stati sostituiti con i nomi reali degli interlocutori. Le parti che raccontano fatti personali sono state invece censurate da Wired. Daniel Ellsberg, l’eroe americano che svelò i Pentagon Papers, ha sollecitato su Democracy Now che tutta la chat venga pubblicata in nome della verità.

21 maggio
Prima di questo colloquio Manning aveva già inviato una mail a Lamo. Il giovane spiega subito di lavorare nell’esercito e di occuparsi della classificazione di documenti.
(1:41:12 PM) Bradley Manning: Ciao
(1:44:04 PM) Manning: come stai?
(1:47:01 PM) Manning: lavoro presso l’intelligence dell’esercito, nella zona orientale di Baghdad (…)
(1:56:24 PM) Manning: sicuramente sei molto impegnato
(1:58:31 PM) Manning: se avessi accesso alla classificazione della rete 14 ore al giorno, 7 giorni la settimana per 8 mesi di fila, cosa faresti?
(1:58:31 PM) Adrian Lamo [AUTO-REPLY]: Stanco di essere stanco
(2:17:29 PM) Manning: ?
(6:07:29 PM) Lamo: Qual è il tuo MOS?
(3:16:24 AM) Manning: “Qual è il tuo MOS?” Analista dell’intelligence
22 maggio

Manning racconta a Lamo di aver fornito 260.000 cablo diplomatici del Dipartimento di Stato al sito WikiLeaks. Lamo gli chiede di spiegargli nel dettaglio quali segreti contengono questi cablo. Manning dice che non può dargli troppi dettagli e si concentra in particolare su un cablo che Wikileaks ha appena pubblicato, come test. Non spiega cosa intende per “test”.
(1:39:03 PM) Manning: non crederai a quello che ti sto per confessare… :’(
(1:40:20 PM) Manning: sono rimasto isolato così a lungo..voglio solo essere gentile e vivere una vita normale…ma gli eventi mi hanno spinto a cercare un modo per sopravvivere…abbastanza sveglio per capire che cosa sta accadendo, ma impotente…nessuno mi notava..
(1:40:43 PM) Manning: :’(
(1:43:51 PM) Lamo: dietro..
(1:43:59 PM) Manning: mi lecco le ferite quando non sto lavorando duramente nell’ufficio di rifornimento (la mia nuova postazione da quando sono stato scaricato…)
(1:44:11 PM) Manning: mi manchi molto…
(1:45:00 PM) Lamo: che tipo di scandalo??
(1:45:16 PM) Manning: centinaia…
(1:45:40 PM) Lamo: tipo? sono davvero curioso di conoscere i dettagli…
(1:46:01 PM) Manning: non so…ce ne sono così tanti…non ho più il materiale originale…
(1:46:18 PM) Manning: Uhmm…la Santa Sede e la sua posizione sugli scandali sessuali in Vaticano…
(1:46:26 PM) Lamo: tira a indovinare…
(1:46:29 PM) Manning: roba che scotta in Germania..
(1:47:36 PM) Manning: mi spiace, c’è così tanta roba..è impossibile per una persona leggere tutti i 250 mila cablo..senza sentirsi sopraffatti…e possibilmente desensibilizzati…
(1:48:20 PM) Manning: la portata è così vasta…e profonda…
(1:48:50 PM) Lamo: dammi fiducia…qualcosa di specifico??
(1:49:40 PM) Manning: questo ad esempio era un test…cablo classificato dall’ambasciata Usa a Reykjavik contro lo scioglimento dei ghiacci datato 13 gennaio 2010.
(1:50:30 PM) Manning: il risultato fu che l’ambasciatore venne richiamato e licenziato…
1:51:02 PM) Manning: questo è soltanto un cablo…
(1:51:14 PM) Lamo: qualcosa di non reso pubblico..
(1:51:25 PM) Manning: dovrei chiedere ad Assange..
(1:51:53 PM) Manning: ho riempito con uno o più zeri l’originale..
(1:51:54 PM) Lamo: perchè rispondi a lui?
(1:52:29 PM) Manning: no…voglio solo far uscire il materiale…non voglio essere complice…
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In questa chat, Manning discute il suo ruolo come fonte di WikiLeaks e la sua interazione con il suo fondatore Julian Assange. Parla anche dei due video che dice di aver fornito a WikiLeaks — uno di un agguato aereo in Iraq nel 2007, che dice di aver dato a WikiLeaks a febbraio e che è costato tre mesi di lavoro a WikiLeaks per decriptarlo prima di pubblicarlo lo scorso aprile; e un altro durante un bombardamento aereo in Afghanistan nel 2009, che Wikileaks ammette di aver ricevuto ma che non ha ancora pubblicato.
2:04:29 PM) Manning: io sono una fonte, non un volontario
(2:05:38 PM) Manning: voglio dire, sono una fonte con un alto profilo… e ho sviluppato una relazione con Assange… ma non so molto più di quello che mi dice, che è molto poco
(2:05:58 PM) Manning: ci ho messo quattro mesi per avere conferma che la persona con cui stavo comunicando fosse di fatto Assange
(2:10:01 PM) Lamo: come hai fatto?
(2:12:45 PM) Manning: ho raccolto più informazioni quando gli ho chiesto quando è stato seguito in Svezia dai funzionari del Dipartimento di Stato… Stavo cercando di capire chi lo stesse seguendo… e perchè… e lui mi ha raccontato storie di altre volte in cui è stato seguito… e combaciavano con quelle che ha detto pubblicamente
(2:14:28 PM) Lamo: i riscontri combaciavano? i controlli?
(2:14:46 PM) Manning: in base alla descrizione che mi ha fatto, ho valutato che fosse il Team per la sicurezza diplomatica nord-europea… che cercava di capire come ha ottenuto il cablo di Reykjavik…
(2:15:57 PM) Manning: hanno anche capito che aveva un video… del bombardamento di Gharani in Afghanistan, che in effetti ha, ma non ha ancora decrittato… il gruppo di produzione stava lavorando sul video dell’agguato aereo a Baghdad, che non era mai stato veramente criptato
(2:16:22 PM) Manning: ha tutto il materiale (15-6) per quell’incidente (in Afghanistan, ndr)… non è solo video senza contesto
(2:16:55 PM) Manning: ma non è altrettanto condannabile… è stato un incidente terribile, ma niente a che vedere con quello di Baghdad
(2:17:59 PM) Manning: gli inquirenti hanno lasciato il materiale senza protezioni, in un elenco su un centcom.smil.mil
(2:18:03 PM) Manning: server
(2:18:56 PM) Manning: però hanno zippato i file, aes-256, con una password eccellente… per questo temo che non sia stato ancora decriptato
(2:19:12 PM) Manning: 14 e più caratteri…
(2:19:37 PM) Manning: non riesco a credere che ti sto dicendo tutto questo=L

23 maggio
(7:19:12 AM) Lamo: Ehi tu
(7:19:19 AM) Lamo: reinvii?
(7:19:19 AM) Manning: che c’è?
(7:19:29 AM) Manning: ti ho appena salutato
(7:19:46 AM) Lamo: appena svegliato. mi sono alzato un’ora fa, 06.15.
(7:20:10 AM) Manning: eh, la serata è ancora giovane qui
(7:20:26 AM) Lamo: come stai oggi?
(7:20:37 AM) Manning: un pochino meglio…
(7:20:52 AM) Manning: ho avuto molti pensieri, me ne sto per conto mio
(7:22:18 AM) Lamo: qualche novità eccitante?
(7:24:21 AM) Manning: no, sono stato fuori al sole tutto il giorno… 110 gradi Fahrenheit, mi sto occupando di vari dettagli per una banda e alcune ragazze pon pon di una squadra universitaria in visita…
(7:24:43 AM) Lamo: ragazze pon pon.
(7:24:46 AM) Manning: mi sono occupato del barbecue… ma non è arrivato nessuno… buttato via un sacco di cibo
(7:25:20 AM) Manning: si, ragazze pon pon per una squadra di football… in visita fuori stagione… fa parte dei progetti per il Benessere del Morale e la Ricreazione
(7:25:39 AM) Lamo: *sigh*
(7:26:01 AM) Manning: >chissene
(7:28:04 AM) Manning: c’è solo un’altra persona che so che sa qualcosa di sicurezza informatica… è un analista SIGINT, ovviamente
(7:28:41 AM) Lamo: E’ lui l’altro che gironzola sulla rete?
(7:29:26 AM) Manning: no… afaik, non gioca con le reti riservate… ma sono sicuro che ne sarebbe capace
(7:30:09 AM) Lamo: per cui è ragionevole immaginare che tu hai almeno tre persone che hanno un po’ di conoscenza di sicurezza informatica
(7:31:15 AM) Manning: non capisco cosa stai dicendo
(7:31:23 AM) Manning: sicurezza informatica di cosa?
(7:31:29 AM) Manning: delle reti?
(7:32:13 AM) Manning: conosco un sacco di gente che si occupa di sicurezza informatica
(7:32:44 AM) Lamo: intendo dire, in un modo che si presterebbe a indire una riunione.
(7:33:33 AM) Lamo: sto scrivendo un messaggio cercando di organizzare riunioni globali per far incontrare un gruppo ristretto ~ (circa) 3000 persone con cui lavorare e da mandare in giro a evangelizzare, ce l’ho in testa
(7:33:50 AM) Manning: non proprio… diversi tipi di persone… sanno come fare, ma non lo fanno
(7:34:33 AM) Manning: non vorresti avere queste persone in una riunione
(7:34:48 AM) Manning: tuttavia… immagino tu li voglia
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(8:01:30 AM) Lamo: Assange usa AIM o altri servizi di messaggistica? Mi piacerebbe chattare con lui uno di questi giorni su “opsec”. Le mie sole credenziali a parte le intrusioni sono che l’Fbi non ha mai ottenuto i miei dati e non mi ha mai trovato, prima della mia resa condizionata, ma è già qualcosa.
(8:01:53 AM) Lamo: E i miei dati non sono mai stati ritrovati.
(8:02:07 AM) Manning: no, non usa AIM
(8:02:37 AM) Lamo: Come potrei contattarlo?
(8:02:59 AM) Manning: ti contatterebbe lui
(8:03:26 AM) Lamo: sono sempre riuscire a contattare chiunque.
(8:03:29 AM) Manning: lui usa OTR… ma non discute nulla di “OPSEC”
(8:03:42 AM) Lamo: ho messo all’angolo Ashcroft IRL, alla fine.
(8:04:19 AM) Manning: lui *potrebbe* usare il server ccc.de jabber… ma non l’hai saputo da me
(8:04:33 AM) Lamo: siamo intesi
(8:06:00 AM) Manning: vado a cena, ttyl
(8:06:18 AM) Lamo: www.facebook.com/photo.php
(8:06:47 AM) Lamo: nemmeno io ho passato la sicurezza, cioè, sì ;>
(8:06:52 AM) Lamo: buona cena.
(8:06:55 AM) Lamo: twys.
(9:12:38 AM) Manning: bk
(9:22:54 AM) Manning: interessante… uniforme da marine… illegale, ma sicuramente facile
(9:24:11 AM) Manning: perchè ashcroft?
(9:24:24 AM) Manning: oh, lascia perdere… DoJ
(9:24:29 AM) Manning: >sbadiglio<
(9:26:52 AM) Manning: non sono per nulla familiare con la roba dell'Fbi
(9:27:04 AM) Manning: gli americani hanno molti più diritti dei non americani
(9:31:42 AM) Manning: è terribile
(9:46:11 AM) Lamo: Il Dipartimento di Giustizia di Ashcroft ha cercato di usare il USA PATRIOT Act su di me.
(10:06:24 AM) Lamo: su che basi?
(10:12:34 AM) Manning: yeah
(10:12:57 AM) Lamo: sei battista per caso?
(10:13:34 AM) Manning: cresciuto cattolico… mai creduto una parola
(10:13:59 AM) Manning: sono senza dio…però direi che io abbia valori umanisti
(10:14:15 AM) Manning: fatti fare dei bigliettini identificativi con la scritta "Umanista" [...]
(10:17:56 AM) Manning: ero l'unica persona non-religiosa in città
(10:18:17 AM) Manning: più bigotti che persone…
(10:18:37 AM) Manning: ma li capisco
(10:18:53 AM) Manning: non sono cattivo con loro… loro *davvero* non sanno
(10:19:39 AM) Manning: sono educatamente in disaccordo… ma sono loro che sono a disagio quando faccio notare, molto educatamente, dei buoni argomenti…
(10:20:48 AM) Manning: (per argomenti, intendo dire fare domande multiple, con risposte ovvie, e poi fare una domanda che si basa sulle risposte alle domande precedenti che mettono in discussione la loro normale risposta alla stessa domanda)
(10:21:26 AM) Manning: [un esempio eccellente è qui: www.youtube.com/watch]
(10:28:21 AM) Manning: a proposito, il New Yorker pubblicherà un articolo di 10 mila parole su wl.org (WikiLeaks, ndr) il 30 maggio
(10:33:07 AM) Lamo: un momento
(10:33:30 AM) Manning: (apparecchio per rintracciare)
(10:37:28 AM) Manning: stai aumentando il livello di sicurezza? [quantifica]
25 maggio
Lamo chiede a Manning se non lo preoccupa l’idea che l’esercito possa aprire un’inchiesta penale sulle indagini di Vikileaks. Manning risponde che ogni prova delle sue attività è stata cancellata dai suoi computer. Parla anche del video sull’ Iraq che ha dato a Wikileaks e di quanto si senta vicino all caporale Ethan McCord, che nel video si vede mentre prende in braccio da un furgone un bambino ferito. Manning ha aggiunto McCord tra i suoi amici di Facebook dopo la divulgazione del video.
(02:03:10 AM) Manning: incredibile come va il mondo
(02:03:27 AM) Manning: bastano sei gradi di separazione per arrivare a un livello del tutto nuovo
(02:04:12 AM) Lamo: hey, vacaville
(02:04:18 AM) Lamo: ehm
(02:04:23 AM) Lamo: vacaville
(02:05:12 AM) Manning: sembra la trama di un libro per come è successo
(02:07:41 AM) Manning: i fatti risalgono al 2007, ho visto il video nel 2009 senza alcun contesto, faccio ricerche, mando informazioni agli attivisti del FOI (freedom of information), ci vogliono ricerche più approfondite, nel 2010 il video viene divulgato, le persone coinvolte si fanno avanti per discutere l’accaduto, io vedo questo, li aggiungo anche come amici di Facebook e nessuno di loro da chi sono
(02:08:37 AM) Manning: loro entrano nella mia vita, io entro nella loro e di nuovo loro interagiscono con me, e il cerchio di chiude
(02:08:58 AM) Lamo: Buffa la vita
(02:09:24 AM) Lamo: non hai paura che il Cid (Criminal Investigation Department) ficchi il naso nei tuoi rapporti con Wiki? Io sono un po’ paranoico.
(02:09:40 AM) Manning: Non ci sono inchieste aperte
(02:10:28 AM) Manning: Il Dipartimento di Stato è strafottuto, non sono loro che pensano di ritrovare le tracce di qualsiasi cosa…
(02:10:44 AM) Lamo: E un’indagine del Congresso?
(02:10:51 AM) Manning: Potrebbe esserci e potrebbero unire le forze per capire che è successo
(02:11:23 AM) Manning: Avranno preso nota, ma questo non influisce sulle operazioni
(02:11:48 AM) Manning: sì, c’è stato un danno evidente ma non sono cresciuti gli attacchi nè la retorica…
(02:12:10 AM) Lamo: *vero*
(02:12:34 AM) Manning: Uno sforzo congiunto sarebbe semplicemente un atto politico, un “come possiamo evitare che tutto questo si ripeta”
(02:12:46 AM) Manning: E per quanto riguarda i dispacci del Dipartimento di Stato?
(02:13:12 AM) Lamo: Arrivavano da lì? ?
(02:13:21 AM) Manning: sì
(02:13:25 AM) Manning: Dipartmento di Stato
(02:13:29 AM) Lamo: sono pur sempre un hacker professionista
(02:13:51 AM) Lamo: come mai il tuo lavoro ti permette di avere questo accesso?
(02:13:59 AM) Lamo: Stati Uniti a parte.
(02:14:03 AM) Manning: perché ho una workstation
(02:14:15 AM) Lamo: e la Banca Mondiale?
(02:14:17 AM) Manning: *ce l’ho*
(02:14:36 AM) Lamo: E hai questi dati in memoria?
(02:14:54 AM) Manning: avevo due computer… uno collegato a SIPRNET, l’altro a JWICS…
(02:15:07 AM) Manning: no, sono portatili governativi
(02:15:18 AM) Manning: sono stati puliti
(02:15:22 AM) Manning: grazie al sistema di sicurezza
(02:15:57 AM) Manning: la prova è stata distrutta, dal sistema stesso
(02:16:10 AM) Lamo: Ma li divulgherai questi dispacci.
(02:16:26 AM) Manning: oh no… sono relazioni
(02:16:34 AM) Lamo: ah
(02:16:38 AM) Manning: dispaccio del Dipartimento di Stato = Memorandum
(02:16:48 AM) Lamo: e dispacci d’ambasciata?
(02:16:54 AM) Manning: sì
(02:17:00 AM) Manning: 260,000 in tutto
(02:17:10 AM) Manning: l’ho detto prima
(02:17:14 AM) Lamo: sì
(02:17:31 AM) Lamo: salvati in locale o recuperabili?
(02:17:35 AM) Manning: dritti nel cesso=P
(02:17:43 AM) Manning: non ne ho più nemmeno una copia
(02:17:59 AM) Lamo: *bene*
(02:18:09 AM) Manning: erano salvati in un server centralizzato…
(02:18:34 AM) Lamo: che pensavi di farne allora?
(02:18:36 AM) Manning: era totalmente vulnerabile
(02:20:57 AM) Manning: bè, sono stati mandati a WL (WikiLeaks
(02:21:18 AM) Manning: e ora sa dio che succede
(02:22:27 AM) Manning: speriamo che ci siano dibattiti, scandalo, riforme
(02:23:06 AM) Manning: se no siamo fottuti
(02:23:18 AM) Manning: come specie
(02:24:13 AM) Manning: mi dimetto dalla società civile se nno succede nulla
(02:24:58 AM) Manning: le reazioni al video mi hanno dato un’immensa speranza. La CNN era sopraffatta… Twitter è esploso…
(02:25:18 AM) Manning: chi l’ha visto sa che c’è è successo qualcosa di sbagliato
(02:26:10 AM) Manning: Il Washington Post l’ha preso… David Finkel ha comprato una copia mentre lì embedded
(02:26:36 AM) Manning: [questo anche spiega perché non c’è nessuna inchiesta]
(02:28:10 AM) Manning: voglio che la gente veda la verità… non importa chi sono… perché senza l’informazione non puoi prendere decisioni sensate
(02:28:10 AM) Lamo : Non sono qui, ora
(02:28:50 AM) Manning: se avessi saputo prima quello che so adesso, questo genere di cose
(02:29:31 AM) Manning: o forse sono solo giovane, ingenuo e stupido…
(02:30:09 AM) Lamo: tu che dici, quale di queste?
(02:30:29 AM) Manning: spero la prima
(02:30:53 AM) Manning: non certo l’ultima
(02:31:06 AM) Manning: perché se è così siamo fottuti
(02:31:12 AM) Manning: (come società)
(02:31:49 AM) Manning: e non lo voglio credere
(02:32:53 AM) Manning: vado a mangiare, a dopo

Manning parla della sua crescente disillusione verso l’esercito americano e la politica estera statunitense. Critica anche la mancanza di misure di sicurezza alla base che gli ha permesso di prelevare materiali da reti classificate senza essere scoperto e descrive i mezzi usati per mandare i dati a Wikileaks. Ripete che ogni prova della sua attività è stata annullata.
(02:26:01 PM) Manning: non credo più alla storia dei buoni contro i cattivi.. ci sono solo un mucchio di stati che fanno i propri interessi, con diversi standard etici e morali, certo, ma comunque sempre i propri interessi
(02:26:18 PM) Manning: vedono solo la s del dollaro
(02:26:47 PM) Lamo: scherzavo
(02:26:59 PM) Manning: capito
(02:27:47 PM) Manning: voglio dire, per certi versi siamo meglio, siamo molto più sottili usiamo molte più parole e cavilli legali per legittimare tutto
(02:28:00 PM) Manning: è meglio che sparire nel cuore della notte
(02:28:19 PM) Manning: ma il fatto che qualcosa sia più raffinato non lo rende necessariamente giusto
(02:29:04 PM) Manning: forse sono troppo idealista
(02:31:02 PM) Manning: la cosa che più di ogni altra mi ha spinto a riconsiderare tutto
(02:35:46 PM) Manning: è stato vedere 15 prigionieri arrestati dalla polizia federale irachena per aver stampato “letteratura anti irachena”… la polizia irachena non collaborava con i soldati americani così mi è stato detto di indagare, di scovare i “cattivi”, capire chi erano e quanto poteva essere importante sotto il profilo della polizia federale… viene fuori che avevano scritto un saggio critico verso il primo ministro Maliki… un interprete lo lesse per me e quando scoprii che era una benevola critica politica intitolata “Dove finisce il denaro?”che seguiva le tracce della corruzione fino al governo, immediatamente corsi a portare questa informazione all’ufficiale, per spiegargli di che si trattava…non ne volle sapere nulla..mi ordinò di tacere e di spiegargli come avremmo potuto aiutare la polizia federale a fare altri arresti…
(02:35:46 PM) Lamo : non sono qui ora
(02:36:27 PM) Manning: da lì tutto ha iniziato a crollare, ho visto le cose in maniera diversa
(02:37:37 PM) Manning: avevo sempre cercato di capire come funzionavano le cose e indagato per scoprire la verità… ma a quel punto ero parte di qualcosa, ero conivolto attivamente in qualcosa che disapprovavo completamente…
(02:38:12 PM) Lamo: Questo potrebbe accadare in Colombia
(02:38:21 PM) Lamo: Differenza di cultura, ragazzo mio
(02:38:28 PM) Lamo: La vita vale meno
(02:38:34 PM) Manning: oh ne sono del tutto consapevole
(02:38:45 PM) Lamo: Cosa faresti se corressi il rischio di veder svelato il tuo ruolo in Wikileaks?
(02:38:48 PM) Manning: ma io ero parte di quello, e del tutto impotente
(02:39:01 PM) Lamo: a volte tutti lo siamo
(02:39:34 PM) Manning: cerco di immaginare come potrei far sapere la mia versioni dei fatti prima che tutto sia distorto in modo da farmi passare per un Nidal Hassan
(02:40:15 PM) Manning: ma non credo accadrà
(02:40:26 PM) Manning: voglio dire, nessuno mi ha mai notato
(02:41:10 PM) Manning: sono stato regolarmente ignorato tranne quando ero per qualche motivo indispensabile allora era tutto un “portami il caffé e poi spazza per terra”
(02:42:24 PM) Manning: non l’ho mai capito
(02:42:44 PM) Manning: era come una sorta di abuso domestico…
(02:43:33 PM) Manning: e c’è anche un ben di dio di indirizzi IP
(02:44:47 PM) Manning: la rete è stata aggiornata e aggiustata così tante volte, i sistemi cadevano e gli accrediti si perdevano, gli hard disk venivano cancellati
(02:45:12 PM) Manning: è impossibile ritrovare traccia di molti di questi campi di ricerca…
(02:46:10 PM) Manning: e onestamente, chi potrebbe aspettarsi che una tal quantità di dati sia stata presa da una rete di campo?
(02:46:25 PM) Lamo: al posto tuo sarei in paranoia
(02:47:07 PM) Manning: il video CM proveniva da un server del nostro dominio e nessuno se ne è accorto
(02:47:21 PM) Lamo: CM?
(02:48:17 PM) Manning: Il video sull’elicottero Apache del 12 luglio, l’attacco aereo contro i giornalisti della Reuters Journos… qualche personaggio un po’ insolito ma passanti del tutto normali…e civili
(02:48:52 PM) Lamo: Quanto tempo è passato prima del rilascio?
(02:49:18 PM) Manning: un po’ di tempo a febbraio
(02:49:25 PM) Manning: è stato caricato
(02:50:04 PM) Lamo: dove? come farei a inviare qualcosa se avessi dati del genere
(02:51:49 PM) Manning: uhm… dovrsti aprire il file con aes-256… poi usare sftp acon degli indirizzi già impostati
(02:52:08 PM) Manning: tenendo separate le chiavi d’accesso e caricando con mezzi diversi
(02:52:31 PM) Lamo: così dovrei avere il mio SOL (Secure operations language, un sistema di criptazione n.d.r) e/o un modo di rielaborare i dati
(02:54:33 PM) Manning: non necessariamente, l’indirizzo HTTPS dovrebbe bastare legalmente, anche se mi piacerebbe usare Tor…
(02:54:43 PM) Manning: ma i tuoi dati sono visibili
(02:54:44 PM) Manning: *i tuoi
(02:54:49 PM) Manning: da qualcuno, è più che probabile
(02:54:53 PM) Lamo: dove è l’indirizzio?
(02:55:07 PM) Manning: wl.org submission system
(02:55:23 PM) Lamo: con una enorme fila?
(02:55:54 PM) Manning: lol, bè, sì, piuttosto imponente…
(02:55:56 PM) Manning: chiuso
(02:56:04 PM) Manning: sì, capisco
(02:56:35 PM) Manning: le sorgenti a lungo termine sono proferibili, posso vedere da dove arriva il fattore “ingiustizia”
(02:56:53 PM) Lamo: come funziona?
(02:57:47 PM) Manning: veridicità … il materiale è facile da verificare .…
(02:58:27 PM) Manning: perché si sa qualcosa di più rispetto a una fonte semplicemente anonima
(02:59:04 PM) Manning: e la pubblica conferma di materiale visto prima rende più probabile la pubblicazione…
(02:59:16 PM) Manning: non dico che lo facciano, vedo come si potrebbe evolvere
(03:00:18 PM) Manning: ad esempio, se due dei più grandi “colpi alle pubbliche relazioni arrivano da una stessa fonte
(03:02:03 PM) Manning: se tu, sì, se tu presenti semplicemente il materiale è più probabile che ti notino senza doverli contattare con altri mezzi e dicendo, ehi guardate qui…
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Manning racconta della prima volta che ha visto il video iracheno dopo averlo trovato in una directory di rete dove l’aveva lasciato un avvocato in servizio per l’esercito. Ipotizza che David Finkel, scrittore e giornalista del Washington Post avesse già una copia del video mentre scriveva il libro The Good Soldiers, pubblicato l’anno scorso.
(03:07:26 PM) Manning: ho capito il valore di alcune cose…
(03:07:33 PM) Manning: capivo cosa volessero dire..scavare più a fondo
(03:07:53 PM) Manning: per esempio ho visto quel video raggelante
(03:10:32 PM) Manning: a prima vista …erano solo dei tipi presi di mira da un elicottero… niente di che…ce n’erano altre due dozzine che arrivavano da destra… ma la cosa del furgone mi sembrò strana.. e anche il fatto che fosse stata archiviata nella directory di un legale… così ci ho lavorato… ho cercato la data e le coordinate GPS e mi sentivo così… ok, era andata così allora… fantastico… poi ho ripreso il mio lavoro in rete… e ce l’avevo sempre in mente… così ho cercato su google… la data, il luogo… e vedo questowww.nytimes.com/2007/07/13/world/middleeast/13iraq.html
(03:11:07 PM) Manning: ci ho pensato per settimane… un mese e mezzo, credo… prima di spedirlo a Wikileaks
(03:11:54 PM) Manning: e poi c’è stato il libro di Finkel
(03:12:16 PM) Manning: sono pressoché certo che avesse una copia del video
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Manning parla di quanto sia comune, e facile, per i soldati portare chiavette dati e portatili sul luogo di lavoro, facilitando il compito a lui, o a chiunque voglia sottrarre dati da fonti classificate senza destare sospetti
(01:52:30 PM) Manning: è buffo, abbiamo riversato così tanti dati su cd non ufficiali (01:52:42 PM) Manning: lo facevano tutti… video… film… musica
(01:53:05 PM) Manning: tutto alla luce del sole
(01:53:53 PM) Manning: portarsi i cd e riportarli fuori era comunissimo
(01:54:14 PM) Lamo: è così che hai fatto uscire i dispacci?
(01:54:28 PM) Manning: può essere
(01:54:42 PM) Manning: arrivavo con della musica, con un cd riscrivibile
(01:55:21 PM) Manning: sopra c’era scritto qualcosa tipo “Lady Gaga”… cancellavo le canzoni e poi scrivevo un file compresso
(01:55:46 PM) Manning: nessuno ha mai sospettato qualcosa
(01:55:48 PM) Manning: =L è triste
(01:56:04 PM) Lamo: e mai lo sospetteranno
(01:56:07 PM) Manning: non ho dovuto nascondere nulla
(01:56:36 PM) Lamo: da un punto di vista professionale sono curioso di sapere come mai il server fosse così vulnerabile
(01:57:19 PM) Manning: parliamo di gente che lavora 14 ore al giorno, ogni giorno, niente weekend, niente pause…
(01:57:27 PM) Manning: gente che dopo tre settimane non badava più a nulla
(01:57:44 PM) Lamo: da un punto di vista tecnico
(01:57:51 PM) Lamo: o fisico
(01:57:52 PM) Manning: >sìsigh<
(02:19:19 PM) Manning: non è il massimo?
(02:20:06 PM) Lamo: eh, insomma
(02:20:25 PM) Manning: :L
(02:20:52 PM) Lamo: per l’esercito, dico
(02:21:08 PM) Manning: bene, DOVREBBE essere meglio
(02:21:32 PM) Manning: è triste
(02:22:47 PM) Manning: dico, ci fosse qualcuno più smaliziato
(02:23:25 PM) Manning: avreki potuto vendere a Russia e Cina e farmi i soldi?
(02:23:36 PM) Lamo: e perchè non l’hai fatto?
(02:23:58 PM) Manning: perché sono dati pubblici
(02:24:15 PM) Lamo: i dispacci, dico
(02:24:46 PM) Manning: appartengono all’opinione pubblica
(02:25:15 PM) Manning: l’informazione dovrebbe essere libera
(02:25:39 PM) Manning: appartiene all’opinione pubblica
(02:26:18 PM) Manning: perché un altro stato si limiterebbe a trarre vantaggio da queste informazioni, per ricavarci qualche margine…
(02:26:55 PM) Manning: è lì per tutti, dovrebbe essere un bene pubblico
(02:27:04 PM) Manning: esser lì
(02:27:23 PM) Manning: piuttosto che in qualche stupido classificatore
(02:29:18 PM) Manning: sì, forse sono matto
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03:38:07 PM) Manning: non è un gran scatto ma questo è harry ponting – farm4.static.flickr.com/3161/2814062024_c39d25f27d.jpg – l’uomo la cui missione è vendere i vantaggi di NCD all’intero Diaprtimento di Stato, all’esercito e allìIC (Intelligence comunity)
(03:38:18 PM) Manning: oh, come mi dispiace per lui, povero
(03:39:17 PM) Manning: io nno sono cattivo, mi annoto tutto (03:39:30 PM) Manning: vedo lì tutta quella roba incustodita, da lontano
(03:40:07 PM) Manning: leggo quello che tutti dicono… guardo le foto… conservo le etichette e mi preoccupo per loro
(03:40:18 PM) Manning: dal momento che svolgo un ruolo cruciale nella loro vita
(03:40:29 PM) Manning: senza mai incontrarli
(03:40:53 PM) Manning: sono quello e anche un’analista dell’intelligence
(03:41:09 PM) Lamo: in un certo senso so come ti senti
(03:41:44 PM) Manning: ai più non importa… ma io lo sapevo, avevo un ruolo nella vita di centinaia di persone che ne erano inconsapevoli… ma facevo attenzione e tenevo traccia dei dettagli, mi assicuravo che tutti stessero bene
(03:42:07 PM) Manning: quelli che mi conoscono
(03:43:27 PM) Manning: non penso a me stesso come a uno che gioca a fare "dio" o cose del genere, perché non sono… sto solo svolgendo il mio ruolo per ora… nno controllo le loro reazioni
(03:44:15 PM) Manning: c’è un sacco di gente che fa quello che faccio io, nell’interesse della nazione, ogni giorno e non glie ne frega nulla
(03:45:01 PM) Manning: ecco, così cerco di differenziarmi
(03:45:13 PM) Manning: dai miei (ex) colleghi
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Lamo chiede quali altri materiali Manning abbia passato a Julian Assange, per Wikileaks.
(04:32:05 PM) Manning: oh, il dossier sulla missione a Guantanamo… Assange ha anche quello
(04:32:16 PM) Lamo: lo leggo.
(04:33:21 PM) Lamo: altro di interessante in ballo, da ex collettore di informazioni riservate interessanti?
(04:33:44 PM) Manning: so solo quello che gli ho mandato io xD
(04:34:14 PM) Lamo: e quali ti sembrano le notizie più interessanti?
(04:35:31 PM) Manning: il video sull’attacco di Gharani e tutto il rapporto, il visualizzatore degli eventi della guerra in Iraq, le carte su Guantanamo e il database dei dispacci del Dipartimento di Stato
(04:35:50 PM) Lamo: Mica male
(04:36:03 PM) Manning: modestia a parte….
(04:36:26 PM) Manning: del resto non so… avrà di più, spero
(04:42:16 PM) Manning: non so se potrei essere considerato un qualche tipo di hacker o che…
(04:42:26 PM) Manning: sono solo io, davvero
(04:44:21 PM) Manning: iniziato come un qualsiasi corso introduttivo di fisica o di astronomia
(04:44:21 PM) Lamo : non sono qui
(04:44:45 PM) Manning: ma senza la prova d’algebra

(04:45:20 PM) Lamo: o una spia
(04:45:48 PM) Manning: non potrei fare la spia…
(04:45:59 PM) Manning: le spie non postano le informazioni perché il mondo le legga
(04:46:14 PM) Lamo: W: Perché? WikiLeaks sarebbe la copertura perfetta
(04:46:23 PM) Lamo: Postano ciò che non serve
(04:46:29 PM) Lamo: E si tengono il resto

Fonte: La Stampa
(traduzione di Anna Masera e Carla Reschia)

Scritto da colas

18 dicembre 2010 alle 12:11

Julian Assange: “Mi batterò per la mia innocenza”

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Scritto da colas

16 dicembre 2010 alle 19:38

WikiLeaks. “Nel settembre del 2008 falla in un impianto BP per l’estrazione del gas in Azerbaijan: salvi i 212 operai”

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Prima di causare il disastro nel Golfo, la Bp ebbe un altro grave incidente su una sua piattaforma per l’estrazione di gas in Azerbaijan.

Lo rivelano nuovi documenti di Wikileaks, pubblicati dal quotidiano inglese The Guardian e da El Pais. L’incidente, avvenuto nel settembre del 2008, fu tenuto nascosto anche grazie al fatto che tutte le 212 persone che lavoravano sull’impianto riuscirono a mettersi in salvo. In un primo rapporto stilato poche settimane dopo la perdita di gas dall’impianto, Bill Schrader, responsabile BP in Azerbaijan, riconosceva che le cause dell’incidente potevano restare oscure, sebbene si stesse lavorando su diversi ipotesi che potevano spiegare il danno. Successivamente, nel gennaio del 2009, un’altra relazione parlava del fatto che la perdita di gas poteva essere dipesa «da un difetto nel rivestimento di cemento di uno dei pozzi». In un altro documento si aggiunge infine che i partner della British Petroleum in Azerbaijan si fossero lamentati del modo in cui la società affrontò l’emergenza e che la credibilità della Bp nel paese aveva subito un duro colpo.

(Fonte: Corriere della Sera)

Scritto da colas

16 dicembre 2010 alle 13:24

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