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“NON DICIAMO FESSERIE” (2)
Gianni Alemanno si scaglia contro l’affissione abusiva. Dimentica di essere stato lui a trasformare questa città nella “cartellopoli d’Italia” dopo aver “liberalizzato” le affissioni gestite da una miriade di società private che hanno invaso ogni spazio disponibile.
“NON DICIAMO FESSERIE” (1)
Mentre The Show Must Go Off continua a fare satira sul “mitico” sindaco di Roma , lui (quello vero) tiene a battesimo la convention fondativa di “Rete attiva X Roma“, con interventi di nonno Libero (Lino Banfi) e Giorgio Albertazzi. Tema di fondo: “riscoprire l’orgoglio di essere romani”.
“La cittadinanza è qualcosa di profondamente radicato nella vita di Roma – ha detto Alemanno – Qualcuno ha cercato di dividere Roma, mentre Roma ha insegnato a tutto il mondo i diritti dell’autorità: Arco di trionfo e Campidoglio sono i simboli della res-publica, della cittadinanza.
Noi dobbiamo rimettere in moto questa realtà, perchè quando ci offendono non basta arrabbiarsi, ma impegnarsi di più ad essere cittadini di Roma“.
Quale sarà l’inno della “Rete” di Alemanno&co.? Noi suggeriamo “La società dei magnaccioni“, per certe assonanze tra il titolo della canzone le vicende della giunta capitolina guidata da Gianni “il Destro”.
ALEMANNO: COME UNO SCHETTINO QUALSIASI!
Franco Gabrielli, capo della Protezione civile: “Sono un uomo delle istituzioni e provo un’amarezza infinita. Pur di proteggere se stesso e dissimulare le proprie responsabilità, c’è un sindaco pronto a distruggere il lavoro e la credibilità di un intero sistema di Protezione civile. È incredibile“.
Ma la cosa davvero incredibile sta in quanto è accaduto tra giovedì e venerdì. Ad Alemanno hanno comunicato “nero su bianco” la possibilità di una precipitazione su Roma tra venerdì e sabato pari a 35 mm. di acqua. Ovviamente con la postilla che se lo 0 termico si fosse collocato nell’arco di tempo della prevista precipitazione, allora sarebbe stata “neve”. Un alpinista “provetto” quale il sindaco vanta di essere, doveva sapere che 35 mm di acqua si sarebbero trasformati in 35 cm di neve! Qui trovate la ricostruzione dei “fatti”.
ALEMANNO: “SCHEDARE LE FRUTTERIE ETNICHE”
PORTA UNA TENDA ANCHE TU!
INDIGNADOS A VIA NAZIONALE
Ha caricato a mezzanotte e dieci la polizia. Li hanno portati via uno per uno a braccia. Erano rimasti un centinaio, è stata un’operazione di pochi minuti mentre loro gridavano «Roma libera» e, seduti, aspettavano di essere trascinati via di peso. E’ finita così tra tensione e spintoni la protesta di ieri, otto ore di assedio alla Banca d’Italia.
A organizzarla un gruppo di studenti universitari, precari e attivisti sull’onda di quanto è accaduto a New York con il movimento «Occupy Wall Street». Il gruppo arriva in gran parte dalle aule dei collettivi della Sapienza, protagonisti in questi anni delle proteste studentesche contro le riforme gelminiane. Ma stavolta il nemico non sono Berlusconi e la politica ma l’economia. A essere presa di mira, la Banca d’Italia. Si danno il nome di «Draghi ribelli», aprono un blog battezzato «Occupiamo Bankitalia» e partono all’assalto di via Nazionale.
Ieri pomeriggio era il giorno ideale per scendere in piazza. In Banca d’Italia si tiene un convegno, sono presenti il governatore Mario Draghi, prossimo presidente della Banca Centrale Europea. E sono attesi anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i massimi vertici delle banche italiane. I «Draghi Ribelli» arrivano poco dopo le quattro del pomeriggio, un’ora prima dell’inizio del convegno.
La Banca d’Italia è blindata, gli agenti sono schierati a decine in tenuta antisommossa. I furgoni della polizia chiudono ogni accesso a palazzo Koch lasciando libero al passaggio di banchieri e personalità un largo tratto di via Nazionale. Il resto della strada è vietata al traffico, studenti e precari la occupano al grido di: «Liberiamo via Nazionale» e «Non abbiamo fretta».
L’obiettivo infatti è prendere possesso della strada per tre giorni e trasformare la protesta in una prova generale di sabato quando è prevista una grande mobilitazione nelle principali città europee. «La nostra è una sfida», ammette Francesco Raparelli, ricercatore universitario, da anni in prima linea nelle proteste – «Rimaniamo qui, dovranno assumersi la responsabilità di cacciarci. Ci stenderemo a terra, ci prenderemo per mano, la nostra sarà una resistenza non violenta, così come è successo per gli indignados di Brooklyn. Vedremo che cosa faranno».
Non c’è autorizzazione, e nemmeno uno di quegli accordi verbali che in questi anni hanno garantito ai manifestanti a Roma percorsi e iniziative spesso improvvisate. Ma la parola d’ordine in Questura è «flessibilità» e evitare il più possibile violenze. Quello delle forze dell’ordine «sarà un atteggiamento stremamente flessibile ma molto attento», spiega il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
Si crea una situazione surreale. Il centro di Roma è paralizzato dal traffico. Mentre via Nazionale si trasforma in un’isola serena dove si canta, si balla, si ascoltano interventi di esperti di economia e militanti dei centri sociali. Il messaggio è sempre lo stesso, un no netto «a chi vuole pagare i debiti con la nostra pelle e con il nostro futuro». Lo slogan è lo stesso degli ultimi due anni: «noi questa crisi non la paghiamo, non vogliamo pagare il debito delle banche».
In serata a via Nazionale si spostano artisti, annunciano la loro presenza personaggi come Sabina Guzzanti. Nel pomeriggio si vedono Giulietto Chiesa, Giovanni Russo Spena, Elio Lannutti, Giorgio Cremaschi. Nessuna bandiera di partito.
Una delegazione composta da tre studenti della Sapienza attraversa il blocco dei blindati per portare una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale. «Chiediamo al Presidente di prendere la parola contro i tagli e sulla reale condizione del Paese» spiega una di loro.
Alla fine sono circa due-trecento quelli che decidono di accamparsi. Alcuni si stendono sulle scale del Palazzo delle Esposizioni, altri sul selciato. Vengono montate una tenda e un gazebo, molti si sono portati un sacco a pelo. «Portate una tenda, portate un sacco a pelo, raggiungeteci!», urla al microfono Daniele De Meo. Nel frattempo i blindati della polizia hanno assunto un’aria meno minacciosa, tappezzati come sono di poster. Su uno c’è scritto: «Draghi, magari te… sbraghi».
di Flavia Amabile per “la Stampa”
IL SINDACO VUOLE UN SUGGERIMENTO DA BISI! FORSE PENSA DI ESSERE A “LASCIA O RADDOPPIA”. QUALCUNO FORSE DOVREBBE SPIEGARE AD ALEMANNO CHE L’ULTIMA PUNTATA DEL GIOCO È ANDATA IN ONDA IL 16 LUGLIO 1959
E’ il 27 novembre 2010. Gianni Alemanno Cambia i vertici dell’ATAC. Adalberto Bertucci lascia arriva Maurizio Basile.
Basile: ”Lui (Gianni Alemanno) mi ha chiesto di fare un’intervista con Repubblica, cosa che ho fatto”.
Bisignani: ”Perfetto”.
Basile: ”E mi ha detto: assulatemente falla… Dopodiché mi ha messo però stamattina molto alle strette. Dice: guarda tu mi devi fare un favore, ti do carta bianca, ti porti chi vuoi e… non ti preoccupare della politica, ti copro completamente io, rifai le operazioni che tu sai fare e… Insomma, dice, devi fare quello, al gabinetto mettiamo un altro, troviamo una soluzione…. E io gli ho chiesto una settimana di tempo perché mi voleva fare un annuncio subito. Ho detto: Gianni non facciamo come l’altra volta, dammi 48 ore di tempo pero… Insomma, Luigi mio io non so che dire, questo mi ha messo… Io ho difficoltà… Cioè se dico no devo uscire completamente, e francamente non voglio, quindi…”.
Bisignani: ”No no, quello non si può, certo”.
Basile: ”Quel discorso che avevamo fatto, di fare il piano (industriale ndr) e andarmene (da Atac), non c’è. Mi ha detto: ti porti chi vuoi, mandi via tutti i dirigenti che vuoi, ti copro io… Poi mi ha chiamato Lucarelli, ha detto: guarda che Gianni ha detto che ti copre completamente, carta bianca, porta chi vuoi tu… Insomma, quindi, adesso…”.
Bisignani: ”Va bene, pensiamoci un attimo”.
Basile: ”La palla è lanciata. Così, ecco, io intanto… domani leggiti pure l’intervista su Repubblica. Poi casomai, lunedì o martedì, quando hai tempo… Però lui a metà settimana vuole fare una conferenza stampa”.
Bisignani: ”Ma chi ci vuole mettere? Ha già in mente qualcuno o no?”.
Parlano di chi dovrà andare a guidare il gabinetto del sindaco.
Basile: ”Sì, uno della Corte dei Conti che si chiama…”
Bisignani: ”Chi è?”.
Basile: ”Aspetta te lo dico subito… Se mi dai un secondo te lo dico immediatamente il cognome… Uno che dovrebbe andare a fare il segretario, il vicesegretario generale del Cnel e che invece lui vorrebbe convincere ad andare là… Un secondo solo eh, non ti muovere… Ce l’ho scritto qui il nome, devo pigliare l’agenda. Porca miseria come si chiama questo qui? M… Massi”.
Bisgnani: ”Massi?”.
Basile: ”Che sta alla corte dei conti”.
Bisignani: ”Ti richiamo subito, ti richiamo subito”. Interrompe la conversazione. Otto minuti dopo richiama. Ha preso informazioni. E dice: “Questo che vogliono mettere è un idiota… Per cui, voglio dire, questo è già molto positivo”.
Basile ride: ”Ah va bene”.
Bisignani: ”Ho fatto due telefonate, ora questo lo seguiamo no?”
Basile: ”Va bene, va bene”.
Bisignani: ”No, che se tirano fuori dal cilindro uno fighissimo, poi non gli puoi nenanche dire niente, no?
Il giorno dopo, il 28 novembre alle 11, i due si risentono. Parlano del più e del meno sinché…
Basile: ”Eh senti mi diceva Gianni, che mi ha chiamato ieri sera… ti ho mandato un messaggino”.
Bisignani: ”Sì si l’ho letto”.
Basile: “Se lo potevi chiamare perché voleva qualche suggerimento sull’eventuale mio sostituto”.
ROMA. LA “MONNEZZA” SENZA DISCARICA
La situazione della raccolta dei rifiuti a Roma sembra essere più grave del previsto, tant’è che l’AMA (l’azienda municipale che si occupa della raccolta), dopo le tante proteste dei cittadini della capitale, è stata costretta ad emettere un comunicato stampa.
“La chiusura temporanea del centro rifiuti indifferenziati di via di Rocca Cencia 273, di proprietà del Colari (Consorzio Laziale Rifiuti), decisa dalla Provincia di Roma, sta creando alcuni problemi nella raccolta dei rifiuti solidi urbani nel quadrante sud est della città“.
Nei fatti si stanno accumulando 1000 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno e, al momento, il Comune di Roma e l’AMA non sono in grado di dire quando la situazione tornerà alla normalità.
LA MONNEZZA DI ROMA
La raccolta della “monnezza” nella fascia esterna al centro storico di Roma è “sospesa”, almeno da venerdì 29 aprile. Telefonando all’ufficio informazione del Comune si ottengono risposte evasive, del tipo: “La responsabilità della raccolta è dell’AMA”. Peccato però che l’azienda addetta alla raccolta, l’AMA appunto, è una “emanazione” del Comune di Roma con il quale ha in essere contratti di servizio. All’AMA rispondono che presto provvederanno, ma i camion dell’azienda non riescono a caricare il contenuto dei cassonetti perché orma la “monnezza” straripa in strada. Dopo molte telefonate, dopo molti silenzi e mugugni, un “dirigente” dell’azienda mi ha detto che la situazione di mancata raccolta si è determinata a causa dello “spostamento” nel Centro Storico di un gran numero di mezzi e di operatori con l’obiettivo di fronteggiare l’emergenza causata dalla beatificazione di Giovanni Paolo II e dal concerto del 1° maggio.
Mentre l’emergenza continua, quasi nessun media si occupa seriamente della questione e il Sindaco (Gianni Alemanno) continua a farsi riprendere mentre si sposta per il Centro Storico in motocicletta e a diffondere i video sul suo sito con tanto di musichetta di sottofondo.
“PER FAVORE, DITEGLI DI STARSENE IN SILENZIO…”
Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha perso un’altra occasione per starsene in silenzio:
“La candidatura alle Olimpiadi di Tokyo era ed e’ da valutare con molta attenzione. Non e’ mai avvenuto che si creassero questi cortocircuiti; quando un paese deve essere ricostruito e’ difficile infatti che si dia priorita’ agli impianti sportivi”





