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“C’È LA ZOCCOLA, C’È LA SUDAMERICANS CHE NON PARLA ITALIANO E VIENE DALLA FAVELAS, C’È QUELLA UN PO’ PIÙ SERIA, C’È QUELLA VIA DI MEZZO TIPO BARBARA FAGGIOLI E POI CI SONO IO CHE FACCIO QUELLO CHE FACCIO”
“C’è la zoccola, c’è la sudamericans che non parla italiano e viene dalla favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli e poi ci sono io che faccio quello che faccio”. Vabbé lo avevamo già letto… ma sentirlo dalla “viva voce” è tutta un’altra cosa! Ha proprio ragione Crozza: se gli italiani non fossero pecoroni…
SE LO DICE LUI…
Il 23 ottobre del 2009, alle 17: 23. Maurizio Farina telefona a Valter Lavitola. I due condividono la passione per la caccia, ma hanno anche avuto affari in comune (per anni l’Avanti! è stato stampato proprio dal gruppo Farina). Insomma hanno un rapporto di grande confidenza. Dopo i saluti di rito finiscono per parlare dei “mercoledì sera” con B.
V – Pronto?
F – Pronto Valter, sono Maurizio.
V – Agli ordini….
F – Agli ordini? Tu sei l’uomo più potente d’Italia! Sei amico di Silvio, scusami!
V – No, no, amico di Mario e Maurizio (fratelli Farina, ndr), eeeh…(ride)
F – Senti, quando andate a scopà il mercoledì sera con Silvio perché non me chiamate qualche volta pure a me?
V – Ma zitto, ma tu scherzi… Invece, una volta quando dicevi che andavi dal presidente era una cosa che ti gratificava… Mò non puoi andare se no (le donne a casa, ndr) ti menano…
F – (ride)
V – Davvero! Ci puoi andare fino all’ora di cena, dopo cena no… (ride)
F – Mettono tutti fuori mettono… (ride). Senti mi dispiace ma per domani non ce la facciamo (ad andare a caccia, ndr) domenica mattina.
V – Va bene, ok mo’ lo chiamo e glielo dico.
GLORIA MUNDI

Alla notizia della morte di Gheddafi, Berlusconi ha letto una frase di Letta: “Sic transit gloria mundi”, ed ha aggiunto: “Transit? Ma questa Gloria non era una Escort?”. (Pig)
Battute a parte, B. lo sa bene che Gloria Mundi non è una “fanciulla”!
Lo sa perché quella locuzione latina deve tormentarlo da tempo, da quando tenta di esorcizzare la “caduta” imminente.
Ad ogni modo la battuta più inquietante sulla fine del rais di Tripoli l’ha fatta Ignazio La Russa quando ha affermato: “Dobbiamo gioire“. Alla faccia della pietà umana. Alla faccia dell’orrore.
La “palma della ridicolaggine” spetta invece a Bruno Vespa che ieri sera indicava ripetutamente con la sua “bacchetta” il foro di ingresso di una pallottola sul capo di Gheddafi, assumendo pose da professorino saputello nello svelare quanto tutti già sapevano, ovvero che il rais era stato “giustiziato”.
“CHI MI PORTI STASERA?”
Francamente sto iniziando ad avere i “cosi” pieni da tutto il gran parlare di “mignotte” e di “lenoni”. Se non fosse che dietro questi tristi baccanali si profilano i soliti affarucci all’italiana, le solite carriere miserabili, i soliti mascalzoni senza gloria, mi verrebbe da dire: ma lasciateli bollire nel loro fetido brodo! Una risata presto li seppellirà!
Se non fosse che “lor signori” stanno trascinando nel fango tutto il Paese, proprio il un momento difficile e oscuro, se non fosse che il ridicolo ci si sta appiccicando addosso come colla vergognosa, provocando una vertiginosa caduta di credibilità internazionale dell’Italia e degli italiani, mi verrebbe da dire: ma chi se ne frega! Ormai sono cotti lessi!
Cosa è accaduto ormai lo sanno tutti. Anche nei paesi più sperduti dell’appennino, o nei villaggi dimenticati della “bassa”, l’informazione è arrivata sin dentro l’ultima casa. Un’accozzaglia di predoni da strada, di fannulloni senza arte ne parte, di imprenditori senza scrupoli, di funzionari senza dignità, di “gianpi” spregiudicati ha dato l’assalto al cielo perché una generazione sciagurata di “politici” si è prestata a lasciarli fare in cambio di “mignotte” e “prebende”, di appartamenti con vista e massaggiatrici ben disposte. Siamo andati ben oltre la concussione e la corruzione della “Prima Repubblica”, siamo scivolati al di là del confine fatto emergere agli inizi degli anni ’90 da “Tangentopoli”. “Lor signori” sono riusciti a tirare fuori il peggio del peggio. Con il loro “capo in testa” hanno ficcato le mani nelle anime della gente, svuotandole di amor proprio e di onore. Certo il Paese, da almeno tre decenni, era “pronto” ad accoglierli! La televisione ha depredato cultura e tradizioni, ha impiantato modelli di vita e di comportamento flaccidi, ha distrutto l’essere ed esaltato l’apparire, ha intorpidito le coscienze, ha annientato il valore della vita. Vedo tante macerie attorno a me. Le luci delle vetrine, le borse delle griffe, i vestitini firmati, i telefonini di ultima generazione (ce n’è sempre una nuova), nascondono paesaggi interiori carichi di squallore. Oltre i bagliori delle luci c’è solo la morte dell’anima.
Altro che “seduzione”! In giro c’è puzza di putrefazione. Altro che sessualità liberata! Qui c’è solo carne ridotta a merce! Ma dove può andare un paese siffatto?
Purtroppo dovremo continuare a sopportare l’insopportabile. Dubito molto infatti che una botta di dignità possa attraversare le aule parlamentari e far mancare la maggioranza a questo governo di zombie.
RICATTATO!
Se le accuse a Giampi Tarantini, ad Angela Devenuto (la consorte dell’imprenditore barese), e a Valter Lavitola si riveleranno fondate, allora avremo la “prova” che il Presidente del Consiglio è stato ricattato. Non che ce ne fosse bisogno, lo immaginavamo da tempo che S. B. fosse circondato da personaggi senza scrupoli, preoccupati solo di approfittare di ogni situazione per riempirsi le tasche di euro, o di chissà cos’altro. Quindi anche capaci di ricattare.
“Dobbiamo tenere sulla corda il presidente Berlusconi fino a metterlo con le spalle al muro“. E ancora: “Dobbiamo metterlo in ginocchio“, “andargli addosso“, “tenerlo sotto pressione“. Queste alcune delle frasi contenute nelle conversazioni intercettate tra Tarantini e Lavitola. Frasi inequivocabili. Così 500mila euro sono transitati dai conti di B. a quelli di Tarantini e quindi a quelli di Lavitola. Anzi, pare che Lavitola si sia preso per il disturbo 400mila euro (ovviamente già spariti all’estero).
Di fronte a questa situazione è legittimo chiedersi: “Quante altre volte è stato ricattato B.?”; “Da chi è stato ricattato?”; e soprattutto: “Può un Presidente del Consiglio ricattabile restare in carica?”
La risposta è evidente: “No!”. Provate ad immaginare che potrebbe accadere se il ricatto venisse messo in atto non da quattro imbroglioni da strapazzo quali sembrano essere Tarantini e Lavitola, ma da intermediari senza scrupoli di gruppi affaristici, o peggio da un “paese straniero”? Decisioni cruciali per il nostro futuro e per quello dei nostri alleati potrebbero essere influenzate in modo decisivo, con conseguenze drammatiche.
B. deve dimettersi! Non c’è un’altra soluzione.
by COLAS
“HA RAGIONE VERONICA, È MALATO. PERCHÉ UNO NORMALE NON FA ‘STE ROBE QUI”.
Il 7 aprile, alle 19.33, Flavio Briatore e Daniela Santanché affrontano vari argomenti e cominciano dall´economia.
S: «Ieri sono andata da Geronzi. Questo casino che è successo, Della Valle contro Montezemolo».
B: «C´è anche Tremonti, che gli ha dato una mano. Come azionista Generali, Geronzi voleva fare un po´ il politico, il papà della cupola, no?».
S: «Geronzi mica finisce così. E mica questi penseranno che lui sta lì, senza colpo ferire».
B. «No, no, ma ha 75 anni».
S: «Bollorè è con lui. E non credo che Bollorè molli Geronzi».
B: «Non fidarti mai dei francesi. Quando c´è bisogno, non ci sono mai (…) Insomma Tremonti ha dato la spallatina finale, eh?».
S: «Senza i suoi tre voti non era così».
B: «A mio feeling, Geronzi non rientra in Mediobanca».
S: «Ma vuol dire che perde Berlusconi. Il vicepresidente di Mediobanca si chiama Marina Berlusconi».
B: «Dani, io ti dico un´altra roba. Se il presidente continua a fare che cosa fa…».
S: «Ah, non dirmi niente!».
B: «Siamo nelle mani di Dio qui, eh? Perché ieri sera, l´altra sera, ho saputo che c´era stata un´altra grande festa lì, eh?».
S: «Ma tu pensa!? E che cazzo dobbiamo fare!?».
B: «Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui! E dice: “Ma io che cazzo devo fare?”».
S: «Va beh, ma allora qua crolla tutto».
B: «Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c´è in Italia».
S: «E con il clima che c´è, uno lo prende di qua, l´altro che scappa di lì».
B: «Brava, il problema è che poi la gente comincia veramente a tirar le monete».
S: «Stanno già tirando», e insultano pure.
Ma tutto sommato a Santanché non va malissimo, spiega all´amico come sta acquistando peso e prestigio:
S: «E Berlusconi ha fatto fare a me l´accordo. Ho fatto l´accordo con Masi, e quindi tra il 7 e il 9 aprile viene nominata Lei, perché sai, una mia carissima amica… ».
B: «Bene, meglio avere qualche amico in più».
S: «In un mondo… ».
B: «Di merda, guarda!».
“TUTTO COME PRIMA, NON È CAMBIATO UN CAZZO. STESSI ATTORI (…) STESSO FILM, PROIETTATO IN UN CINEMA DIVERSO (…)”
Sono le 14.53 del 3 aprile, Briatore e Santanché discutono del prossimo sindaco di Cuneo, poi Briatore sbotta:
B: «Sai chi è venuto a trovarmi a Montecarlo? Lele Mora. Non bene di salute, e mi ha detto: “Tutto continua come se nulla fosse”».
S: «Roba da pazzi!».
B: «Non più lì (ad Arcore), ma nell´altra villa (Villa Gernetto, a Lesmo nei pressi di Monza, di proprietà del premier). Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori (…) stesso film, proiettato in un cinema diverso (…). Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro, “Cento vetrine”».
S: «Ma ti rendi conto? E che cosa si può fare?».
B: «Lele è stato da me due ore, mi fa pena. Dice. “Fla, mi hanno messo in mezzo. E sono talmente nella merda che l´unico che mi può aiutare è lui (Berlusconi), sia con la televisione, sia con tutto. Faccio quello che mi dicono, faccio quello che mi chiedono”. E poi quella roba di Fede! È indecente».
B: «(Fede) non ha più parlato con il Presidente», è stato tenuto in quarantena e «sembra che abbia comprato delle case alla Zardo (Manuela Zardo, presentatrice tv, amica di Fede, già coinvolta in un´inchiesta passata sulla prostituzione, presentatrice al concorso di bellezza di Sant´Alessio Siculo, dove tra le concorrenti apparve «Ruby Eyek, egiziana, sedici anni», e cioè Ruby Rubacuori) con tutti ‘sti soldi. Ma pensa che deficiente (…) Mora era in estrema difficoltà e Fede gli ha preso il cinquanta per cento dei soldi (del prestito che l´agente in crisi economica aveva ottenuto da Berlusconi)».
S: «Madonna mia!»
B: «E poi (Fede) è andato a dire al presidente: “Erano i soldi che gli ho prestato”. Invece non è vero, figlio di puttana”».
S: «Che gentaglia».
UNA SERATA DI ORDINARIA FOLLIA (AD ARCORE)
Ambra Battilana e Chiara Danese raccontano le raffinate serate di Arcore.
Ambra: «…Entriamo in casa e ci troviamo di fronte il presidente Silvio Berlusconi. Tiene in mano due vassoietti. Sopra ci sono degli anelli. Lui dice che sono di Tiffany, ma io mi accorgo che è semplice bigiotteria. Berlusconi li offre in dono. In quel momento arrivano tantissime ragazze. Noto Roberta Bonasia. Tutte cominciano a prendere i doni dai vassoietti, le ragazze hanno un atteggiamento molto confidenziale con il presidente. Sono elettrizzate. Il presidente si presenta a me e a Chiara e si mostra contento di vederci. Ci dice che siamo belle. Ci ricopre di complimenti. Chiede qualcosa della nostra vita personale. È evidente l´attrazione che Berlusconi ha per me e Chiara. È così evidente che Emilio Fede gli dice, infastidito: “Tu mangia nel piatto tuo che io mangio nel piatto mio”. Ci è chiaro che per Fede io ero destinata a Berlusconi, Chiara a lui».
Chiara: «La serata prosegue con la cena. Ci sediamo tutti a tavola, siamo più o meno quindici. Con Fede e Berlusconi, me e Ambra, ricordo Roberta Bonasia; Maristhell Polanco che avevo visto in televisione a “Colorado cafè”; le due gemelline napoletane (Eleonora e Imma De Vivo), che avevo visto all´Isola dei Famosi; una ragazza che si presenta con il nome di Lisa, di origine cubana, subito mostra un´attenzione omosessuale nei miei confronti; una signora bionda alta e riccia, che durante la serata canta; una signora prosperosa; una ragazza mora abbastanza alta, quella che ho poi riconosciuto essere Nicole Minetti; due ragazze nere, piuttosto volgari e abbigliate in modo indecente, quando le ho viste ho subito pensato che fossero due prostitute; un signore piuttosto alto che non ci fu presentato; un altro ragazzo che suonava una pianola e un´altra signora non giovanissima, di circa 50 anni. Ambra poi mi disse che Lisa le confidò subito di essere lesbica».
Ambra: “Ambra: «Berlusconi guarda insistentemente me e Chiara. Ci dedica canzoni che interpreta lui stesso, in francese e in italiano. Ci chiama “bimbe” e suscita il visibile risentimento di Roberta Bonasia, che gli si butta continuamente addosso baciandolo. Quella sera il presidente non mangia niente e racconta molte barzellette particolarmente sconce, così sconce che io mangio di malavoglia, tanto era irritante il contenuto. Ma tutti ridevano a crepapelle e, a un certo punto, parte la canzoncina “E meno male che Silvio c´è” e tutte le ragazze cominciano a ballare e cantare intorno al tavolo. Io e Chiara ci guardiamo imbarazzate, come per dirci: “Ma dove siamo finite?”. E dire che il peggio deve ancora arrivare perché dopo quindici minuti che siamo seduti a tavola, alcune delle ragazze scoprono i seni, li offrono al bacio di Berlusconi. Toccano il presidente nelle parti intime. Si fanno toccare. Anche Roberta Bonasia tocca ripetutamente nelle parti intime Berlusconi. Mentre accade questo, le ragazze cantano ancora “meno male che Silvio c´è”, chiamano il presidente “papi” e Berlusconi chiama tutte noi “le mie bambine, le mie bimbe”».
Chiara: «Dopo l´ennesima barzelletta oscena, Berlusconi fa portare una statuetta. É uno specie di guscio. Dal guscio esce un omino con un pene grosso. La statuetta ha dimensioni di una bottiglietta d´acqua da mezzo litro. Il pene è visibilmente sproporzionato. Berlusconi fa girare la statuetta tra le ragazze. E chiede loro di baciarne il pene. Le ragazze cominciano a far girare la statuetta. Ne baciano il pene e simulano un rapporto orale. O se lo avvicinano ai seni scoperti. Tutti ridono. Io e Ambra non ci prestiamo al gioco indecente. Ci sorprende che anche la Bonasia, che il presidente ha presentato a tutti come la sua fidanzata, si presti. È in quel momento che la serata prende una direzione molto diversa da come l´ho immaginata. Le ragazze, visibilmente allegre, cominciano ad avvicinarsi al presidente, si fanno baciare i seni, lo toccano. È una specie di girotondo, le ragazze si dimenano, lo toccano di nuovo, lo stesso fanno con Emilio Fede. A un certo punto il presidente, visibilmente contento, chiede: “Siete pronte per il bunga bunga?”. Le ragazze in coro urlano: “Siii”. Io e Ambra non sappiamo che cosa sia questo bunga bunga, anche se dopo la statuina lo intuiamo. Sono agitata, mi sento male…».
La ricostruzione completa della serata di Ambra e Chiara è possibile leggerla qui e qui.
LE TRE TELEFONATE DI B. “DIMENTICATE” NEGLI ATTI DELLA PROCURA
Telefonate dimenticate nei faldoni dell’inchiesta, telefonate inedite. B. parla con la Minetti, con Raissa, con Marysthelle. Veniamo così a sapere che ad agosto 2010 il premier sapeva molto dell’indagine “bunga bunga”, che in Italia ha operato un nuovo “distributore” di “benzina”, chiamato Spinelli, una sola pompa, ma sempre aperta e che il premier si vanta con Marysthelle di averle procurato un casting con Pingitore. Scopriamo infine che Aris Espinoza fa sentire ad un suo spasimante la voce di B. durante una notte di “bunga”.
«INDAGANO SU RUBY»
Telefonata dell’1 agosto
Berlusconi: «Come sta la mia consigliera bravissima? Mi parlano tutti così bene di te, amore. Tutti, quelli della Lega, i nostri (…) Così poi quando ci sono le elezioni vieni in Parlamento» (…)
Nicole Minetti : «Ma lo sai che l’altro giorno è venuto da me in Consiglio regionale Giuliante a parlarmi della storia della Ruby?».
Berlusconi: «E Giuliante chi è?».
Minetti: «Giuliante è l’avvocato del Pdl nonché di Lele (Mora, ndr), è venuto in Consiglio e praticamente m’ha raccontato tutta la storia, che c’è questo pm di nome Forno che sta seguendo il caso (…) e che secondo lui, non adesso, ma a settembre (il pm Forno, ndr) mi chiamerà perché comunque sia la Ruby che l’altra str… della Michelle hanno fatto il mio nome. Hanno aperto un’indagine su questa Michelle, perché in effetti è vero che la Ruby l’ha denunciata».
Berlusconi: «Cioè, la Ruby ha denunciato Michelle?».
Minetti: «Sì, per induzione alla prostituzione».
Berlusconi: «Una si dà la patente di puttana?».
Minetti: «Te lo giuro» (ride).
Berlusconi: «Ma roba da matti».
(…)
Berlusconi: «Vabbeh, quello che è importante è che ci siano diverse persone che testimonino come a noi (Ruby, ndr) aveva detto che aveva l’età diversa da quella che aveva insomma. Una volta che succede quello, non succede più niente. L’abbiamo soltanto aiutata perché ci faceva pena».
Minetti: «Si, perché (Giuliante, ndr) m’ha detto che ‘sto Forno c’ha anche delle foto in mano, che gli ha dato la Michelle».
Non è vero. Si è ora capito che era la bugia che Ruby raccontava a Giuliante quasi per giustificarsi del fatto di non aver potuto negare nei verbali le proprie presenze alle notti di Arcore. Ma già la sola prospettiva di foto, benché non vera, incrina la sicurezza del premier. Il brogliaccio lo segnala ammutolito: «5 secondi di silenzio».
Berlusconi: «Ho capito. Mmh, vabbeh, speriamo che non venga fuori un casino. Sai, basta poco perché quando si tratta di me, eh, tutti i giornali son contenti…va beh, comunque noi non abbiamo fatto niente di male, eh…».
LA SEGERETRIA DEL PREMIER: «C’È DA COSTRUIRE UN VERBALE»
Telefonata del 22 ottobre 2010 partita da Palazzo Grazioli (residenza romana del premier) per Barbara Faggioli
Segretaria: «Buongiorno, è la segreteria del presidente Berlusconi, noi la volevamo convocare perché è veramente indispensabile la sua presenza per cercare di costruire e verbalizzare le normalità delle serate del presidente Berlusconi… Lunedì 25 a Milano presso lo studio Vassalli alle 17».
Faggioli: «Vengo da sola?».
Segretaria: «Si presenta da sola e deve chiedere dell’avvocato Niccolò Ghedini».
Faggioli: «Ah, Ghedini».
Segretaria: «Sì, sì, sempre lui».
RAISSA: «HO FINITO LA BENZINA». SILVIO: «OK VAI DA SPINELLI»
Telefonata del 26 settembre 2010. Raissa Skorkina, ospite russa delle notti di Arcore, chiama Villa San Martino e in 31 secondi le viene passato il presidente.
Raissa: «Amore ciao ciao, tutto bene, e tu?».
Berlusconi: «Abbastanza, sono pieno delle cose politiche che è una cosa pazzesca».
Raissa: «Eh, immaginato. Però ho tanta voglia di parlarti, ti prego! (…) E poi volevo chiederti… mi stanno finendo la benzina».
Berlusconi: «Come?».
Raissa: «Mi sta finendo la benzina».
Berlusconi: «Ah, ho capito. Va bene, lo dico a Spinelli. Va bene?».
IL CASTING TV DI MARYSTHELLE: «TE L’HO PROCURATO IO»
Telefonata del 4 ottobre 2010 con la dominicana Marysthelle Polanco.
Marysthelle: «Sono a Roma, oddio sono venuta a fare il casting con Pingitore. Ti ricordi?».
Berlusconi: «Sì, quella che ti ho procurato io, no?».
Marysthelle: «Sì, amore» (ride).
Berlusconi: «Adesso mi hanno chiesto se possono fare qualche numero per le nostre reti. Sto tentando di convincere mio figlio».
E UNO DEI BUNGA BUNGA VA IN VIVAVOCE
Telefonata del 25 settembre. Uno spasimante di Aris Espinoza le chiede qualcosa di molto particolare.
Spasimente: «Io ti chiamo. Tu rispondimi senza parlare, in modo che possa ascoltare… quando sei con lui».
Aris Espinoza: «Ok»
Annotano gli investigatori: «Come richiesto nel sms, l’interlocutore chiama e l’utente (la ragazza, ndr) risponde senza parlare. In sottofondo si sente Iris Berardi che dice “sono già ubriaca”, Aris le chiede “hai bevuto?”, poi si sente la voce in sottofondo di un uomo, presumibilmente Silvio Berlusconi».
DIETRO IL “SIPARIO”
Strane coincidenze temporali e, soprattutto, un’informativa della polizia. Due indagini che si intrecciano – entrambe riguardano giri di sesso a pagamento tra giovani donne e clienti facoltosi – e due nomi che ritornano. Uno è quello di Karima el Marough, detta Ruby. L’altro è quello di Raffaella Zardo, bionda soubrette di Rete 4 già finita agli arresti domiciliari nel ’96 (nell’inchiesta a luci rosse che coinvolse Valerio Merola e Gigi Sabani) con l’accusa di aver indotto alla prostituzione tre giovani vallette (fu prosciolta dopo due anni di indagini). È un nuovo retroscena del caso Ruby. Parte da una relazione di servizio del 9 luglio 2010 (all’epoca la giovane marocchina, ancora minorenne, aveva già frequentato assiduamente villa San Martino ad Arcore). Secondo la questura di Milano c’è un gruppo di escort che, grazie anche alle “dritte” di alcuni receptionist di due lussuosi hotel del centro, adescano clienti facoltosi durante convegni, congressi e incontri di lavoro.
Le ragazze, sostiene la polizia, fanno tutte capo a Raffaella Zardo. È lei, l’ex meteorina di Emilio Fede e attuale conduttrice di Sipario, sempre su Rete 4, la donna che viene “informata periodicamente dell’attività di meretricio sessuale delle stesse ragazze e anche di altre”. Chi sono queste escort? I poliziotti elencano cinque nomi. Le serbe Andrea Stojanovic e Slavica Knezevic - quest’ultima residente a casa di Lory Del Santo - la vicentina Roberta Bregolin, l’australiana Christina Gabbay. E la marocchina Karima El Marough. Tra i clienti delle ragazze all’hotel Exedra ce n’è uno particolarmente intraprendente e dalla fedina penale non proprio lucida: si chiama Giovanni Calabrò, calabrese residente nel Regno Unito. È stato arrestato per bancarotta fraudolenta, truffa, estorsione, fatture false. Sempre nell’informativa si dice che l’uomo d’affari - la sua guardia del corpo, Bruno Minghetti, è indagato in Calabria per inosservanza delle norme sul soggiorno - ha “contatti lavorativi con esponenti politici dell’attuale governo e lavorerebbe per l’Eni“.
Ma torniamo a Ruby. Nei mesi che precedono l’informativa - da febbraio a maggio 2010 - la giovane è ospite nella dimora del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ben 13 volte. È lo stesso arco temporale nel quale viene “inquadrata” l’attività delle escort di lusso collegate a Raffaella Zardo. È il periodo in cui Ruby si vanta coi suoi frequentatori per i gioielli ricevuti in regalo da Berlusconi. Arcore e Milano, dunque. Karima - dicono le celle telefoniche - è stata sia all’Exedra che al Four Season. In un’intervista televisiva ad Alfonso Signorini raccontò che proprio in una stanza del Four Season aveva tentato - una sola volta - di vendere il suo corpo. Ma poi si tirò indietro. Seconda nota. Se, come sostiene la questura, le giovani prostitute facevano capo alla Zardo, a questo punto è possibile ipotizzare che ci fosse almeno una persona - la stessa soubrette veneta - a conoscenza di alcune sfaccettature della vita di Ruby. È un dato non trascurabile visto che tutti i protagonisti del Ruby gate - Mora, Fede, Berlusconi, Minetti - ufficialmente hanno sempre negato di sapere che Ruby facesse la escort (Mora se lo lascia scappare solo in un’intercettazione).
C’è poi un altro allaccio, almeno logistico, tra Ruby e Raffaella Zardo. Ai primi di luglio 2009 la giovane marocchina (all’epoca sedicenne) sfila a Sant’Alessio Siculo (Messina) al concorso “Una ragazza per il cinema“. Fra i giurati c’è il direttore del Tg4 Emilio Fede (che a scandalo scoppiato dirà prima di non ricordarsi di Ruby “forse perché era bruttina”, poi di aver provato simpatia per lei quando gli confidò il suo sogno di entrare nei carabinieri). A condurre la serata, come riferì il sito Adgnews24, è la Zardo. I due insomma - Fede e Zardo - conoscono Ruby quando aveva 16 anni (“Emilio non si ricorda di me? forse è vecchio e ha perso la memoria”; così lei a Repubblica-tv). A novembre del 2009, appena diciassettenne, Karima sbarca a Milano. Finita sotto le ali protettrici di Lele Mora, il 14 febbraio è per la prima volta ad Arcore. Dei bunga bunga molto si è saputo. Ma la Zardo? E gli hotel di lusso? E le altre ragazze finite nel rapporto della questura? In un’intervista televisiva del 17 gennaio 2011, la soubrette di Rete 4 nega di conoscere Ruby. Forse la memoria le si era appannata.
di PAOLO BERIZZI per La Repubblica




