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“JE SUIS UN PRÉSIDENT NORMAL”
Prendono un po’ in giro il neo-eletto presidente francese. Certo qualche gaffe l’ha fatta François Hollande,durante le sue due prime missioni all’estero, ma in fondo aveva avvisato tutti: “Je suis un président normal”.
AU REVOIR M. LE PRESIDENT
“La Francia ha un altro Presidente!” sono state le parole di Nicolas Sarkozy, dopo la sconfitta elettorale del 6 maggio. Un’uscita dignitosa dell’ex presidente, è il commento unanime della stampa francese. Tutt’altro stile rispetto a Giscard D’Estaing che aveva salutato i francesi in televisione con l’immagine finale di una poltrona vuota. Il trasloco di Sarkozy dall’Eliseo è già iniziato, tutto deve essere pronto per il passaggio di consegne di martedì (domani), giorno d’investitura per Francois Hollande. Il protocollo prevede che venti minuti prima della cerimonia l’ex Presidente darà le istruzioni al nuovo inquilino dell’Eliseo sull’utilizzo dei codici nucleari. Nel colloquio si daranno del tu, in fondo si conoscono da molto tempo e sono coetanei. Poi Sarkozy e lo staff lasceranno l’Eliseo. Lui lo farà in macchina, Valèry Giscard d’Estaing se n’era andato a piedi.
SARKOZY LASCIA L’ELISEO, MA FORSE STA GIÀ PENSANDO AL SUO RITORNO
Dopo la sconfitta elettorale del 6 maggio scorso Nicolas Sarkozy, non ha più fatto passaggi televisivi, ne ha rilasciato interviste. Ha voluto invece ringraziare i suoi sostenitori, il suo staff e i collaboratori più stretti all’Eliseo durante il suo ultimo discorso da presidente. Un discorso improvvisato, definito toccante da alcuni testimoni presenti. Ha persino evocato la tristezza: “è un sentimento lecito, creativo, che ha una conclusione. Al contrario l’amarezza non è consentita, è inestinguibile e non porta a niente. Il risentimento invece porta odio“. Insomma un Sarkozy molto “privato”. A proposito della sconfitta ha commentato: ”bisogna avere appetito nella vita, senza di questo la vita fugge via. Nella vita si riconosce la qualità dell’uomo attraverso le vittorie e le sconfitte, entrambe devono essere affrontate con passione e umiltà“. Intanto si dice che Obama lo riceverà a Washington, in visita privata. Ma non è una sorpresa, il Presidente americano non ha mai nascosto la predilezione per il fido alleato. ”Malgrado la sconfitta delle elezioni, abbiamo creato un’intesa fra di noi indistruttibile!“, ha concluso Sarkozy, parole che forse non significano “addio”.
JP MORGAN BRUCIA MILIARDI (DI DOLLARI)
Dall’altra parte dell’oceano non si parla d’altro: JP Morgan, la maggiore banca americana per asset, il colosso che aveva attraversato indenne il grande crollo del 2008, ha perso 2 miliardi di dollari in soli 15 giorni, al ritmo stratosferico quotidiano di 153 milioni in media. La causa è sempre la stessa: il mercato oscuro e poco regolamentato dei derivati. Sembra che l’obiettivo dei dirigenti del colosso finanziario americano fosse quello di rientrare da un’esposizione considerata eccessiva sui mercati del credito in balia della crisi europea. Ma qualcosa è andato storto e le perdite accumulate hanno costretto i dirigenti della banca a comunicare le ingenti perdite agli investitori. Ora c’è un’indagine della SEC in corso, ma i dollari ormai si sono volatilizzati e lo “scossone” e tutt’altro che trascurabile. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche per l’intera economia mondiale.
IL CHIODO FISSO
Ormai Romney ha un “chiodo fisso”, continuare a tenere alta l’attenzione degli americani sulla questione del matrimonio gay sollevata da Barack Obama. I suoi consiglieri sostengono che il candidato repubblicano alla Casa Bianca deve approfittare ora di quello che viene considerato da molti commentatori un madornale errore di comunicazione commesso dal Presidente.
IL PRESIDENTE, I GAY E IL MATRIMONIO
“Negli anni ho tratto la conclusione che per me personalmente è importante sostenere che coppie dello stesso sesso debbono potersi sposare [...] I matrimoni tra persone dello stesso sesso dovrebbero essere legali“, coraggioso questo Presidente. Uscire fuori con una affermazione così netta in campagna elettorale nell’America ancora un po’ bacchettona, attraversata dall’integralismo evangelico è senza dubbio un atto di coraggio. Poi forse ci sono anche altre spiegazioni, più pragmatiche. Forti le pressioni esercitate sulla Casa Bianca perché Obama assumesse una posizione chiara sull’argomento, provenienti soprattutto dall’interno del Partito democratico, ma anche dai sostenitori del presidente che ogni giorno donano somme ingenti per la sua campagna elettorale: secondo il Washington Post un grande donatore su sei è omosessuale.
BYE BYE NEWT!
Newt Gingrich ha gettato la spugna la scorsa settimana. Nessuno se ne è meravigliato troppo! Forse addirittura pochi se ne sono accorti. Lo scontro per la presidenza è già da tempo altrove. Per “dovere di cronaca” riportiamo il suo discorso d’addio…
