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Appunti brevi (ma anche meno brevi) di politica & altro

Posts Tagged ‘Alfredo Milioni

Un peccatuccio piccolo piccolo…

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Nonostante l’articolata ricostruzione di B. relativamente a quanto è accaduto poco prima della presentazione delle liste e subito dopo, resta un sospetto forte, avvalorato da decine di testimoni presenti sul posto. Alfredo Milioni ha combinato un gran pasticcio perché qualcuno gli aveva detto di fare fuori dalla lista  Samuele Piccolo un ragazzo di 29 anni dalla storia un po’ misteriosa. Ne traccia un sintetico profilo Claudio Cerasa nel suo libro La presa di Roma. Eccolo.

Nel corso degli ultimi anni c’è un nome un po’ misterioso che rappresenta il più spregiudicato terminale offensivo dei rapporti tra Alemanno e alcune espressioni ecclesiali romane. Tra le decine di migliaia di manifesti che rivestirono per giorni e giorni i muri della Capitale, nella primavera del 2006 comparve in modo improvviso il nome di un politico di Alleanza nazionale di cui alcuni tra gli stessi militanti di An ignoravano persino l’esistenza: Samuele Piccolo. All’inizio il suo volto sorridente campeggiava solo con il nome, il cognome e il sito web; poi anche con il simbolo del partito con cui si sarebbe presentato. Se l’obiettivo dell’oscuro candidato era quello di incuriosire i suoi elettori, colse nel segno. Ci si chiedeva: chi è questo Piccolo? Chi lo appoggia? Da dove viene? Quanti anni ha? La sua performance sarà strepitosa, ma nulla a che vedere con il successo di due anni dopo. Alle amministrative del 2008 risulterà essere il politico più votato in consiglio comunale (con 11.996 preferenze, seimila in più rispetto a quelle messe insieme nel 2006), superando di quattromila voti il secondo (ovvero Davide Boroni, 8332 preferenze) e ricevendo la nomina di vicepresidente del consiglio comunale e quella di responsabile alla Sicurezza. La macchina elettorale di Samuele Piccolo è molto organizzata: sia nel 2006 sia nel 2008 l’esponente di Alleanza nazionale ha dato vita a un comitato formato da centotrenta persone capace di affiggere migliaia di manifesti ogni notte, di distribuire alle fermate della metro centinaia di opuscoli con la storia della sua vita, di avere propri punti di riferimento diretti all’interno di moltissimi seggi romani, di portare diecimila persone in uno stadio della Capitale (il Palacavicchi: è successo nel corso di una manifestazione organizzata nell’aprile del 2006). Nel suo momento di massimo potere in consiglio comunale – e subito dopo aver formato una corrente ufficiale nel PdL romano (il Movimento popolare) – Piccolo, alla fine del 2008, ha attraversato una fase di forte tensione con il sindaco che, a seguito delle sue critiche per la gestione dell’Ama, gli ha ritirato la delega alla Sicurezza. Il bisticcio si è risolto qualche mese più tardi quando Alemanno ha offerto garanzie per il futuro a Piccolo (voleva un assessorato e non è escluso che al prossimo rimpasto lo ottenga) e quando il giovane consigliere ha accettato senza protestare un’altra delega: la promozione economica delle periferie. Il riappacificamento tra Piccolo e Alemanno è avvenuto però in coincidenza con un fatto preciso, ovvero l’assegnazione della selezione delle 544 persone che l’Ama avrebbe dovuto assumere a tempo indeterminato, a partire da metà maggio 2009, a una società di nome Centro Elis. L’associazione Centro Elis è famosa a Roma per la sua esperienza nel campo della formazione e della gestione delle risorse umane, ed è direttamente legata a un’istituzione fondata nel 1928 da san Josemaría Escrivá, alla quale Samuele Piccolo non ha mai smentito di essere vicino: l’Opus Dei. Tuttavia, la storia di Piccolo costituisce ancora oggi un mistero della politica romana: su di lui esiste un numero scarsissimo di informazioni, ma investigando un po’ qualcosa alla fine si scopre. Piccolo non ha mai fatto parte di alcuna corrente di Alleanza nazionale, non ha mai militato in alcun movimento giovanile (né di destra né di sinistra), professionalmente si occupa di marketing, è a capo del personale di un’azienda di consulenza romana (La Romanina Srl), è stato nominato cavaliere dall’ambasciata somala presso la Santa Sede, «per i meriti legati al suo impegno in ambito sociale», e gestisce con il fratello Massimiliano una casa editrice, Terzo millennio, che si occupa della diffusione della cultura popolare e di libri dedicati agli anziani. Inoltre, Piccolo dà ogni anno un sostanziale contributo per realizzare una festa molto famosa in collaborazione con il Vicariato e più volte patrocinata dall’attore Lino Banfi. Si tratta della Festa dei nonni. Sui nonni, infine, Samuele ha scritto anche un libro, edito dalla casa editrice di cui è proprietario, il cui titolo è, manco a dirlo, Nonni. «Tutto questo però non basta a spiegare la sua incredibile performance elettorale» racconta il consigliere provinciale e tesoriere del Pd alla Provincia di Roma Marco Palumbo. «Non basta il profilo della sua biografia, non basta la sua solidarietà con il mondo degli anziani, non basta il suo ambizioso programma elettorale (sgombero dei campi nomadi irregolari, riordino di quelli a norma di legge, agevolazioni per le aziende che si spostano in periferia). E non basta anche perché Piccolo è nato il primo luglio del 1981, e ciò significa che alle elezioni del 2008 aveva appena ventisette anni e, con tutta la buona volontà, un simile potere non si costruisce dal nulla.»

Sulla lista hanno mentito!

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La sentenza del TAR del Lazio, che conferma l’esclusione della lista del PdL è al centro dei commenti di oggi. Quello più autorevole è senza dubbio di Carlo Azeglio Ciampi, intervistato da Massimo Giannini su la Repubblica. E che si tratta di un guazzabuglio giuridico non ci vuole molto a capirlo.

Ma al di là della “potestà regionale” ribadita dai giudici del TAR, in base alla quale il decreto del Governo “non può trovare applicazione perché la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione“, c’è un elemento che è emerso con grande chiarezza. E’ contenuto nella relazione dei carabinieri presenti nel tribunale di Roma durante la consegna. Vi si legge che i documenti necessari alla presentazione delle liste non solo sono arrivati molto oltre il tempo massimo, ma che ad un certo punto sono “spariti”. Non ci vuole molto a capire le motivazioni della sparizione.  Alfredo Milioni & co. avevano l’impellente necessità di lavorarci sopra. Ovvero di modificare la composizione della lista chiusa la sera precedente. La ricostruzione che ho fatto parlando con chi era presente è quindi confermata da quella relazione.

Alfredo Milioni ha mentito. Ma la catena della menzogna arriva fino a Renata Polverini.

La domanda che pongo è semplice: si può eleggere a governatore del Lazio chi ha certamente mentito su una questione tanto importante?

Listino o panino? Ecco la ricostruzione di cosa è accaduto!

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Liste e listini. Il PdL grida al complotto! Ma non è una novità…

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Maurizio Belpietro stamane rispolvera uno degli aforismi più famosi di Giulio Andreotti.

Che il centrodestra – scrive il direttore di Liberosia popolato da un certo numero di fessi non è una novità. Non a caso ièri Libero ha aperto la prima pagina con un ti­tolo di testata irridente, in cui si rimarcava che, se il PdL rischia di perdere una sfida che appa­riva largamente vinta come quella nel Lazio, la responsabilità va in massima parte cercata fra gli organismi dirigenti del partito. Ciò detto, stupisce però il prurito legalistico che sta spingendo le corti d’appello di mezza Italia a eliminare molte liste in diverse regioni. Guarda caso si tratta quasi sempre di candidature di centrodestra e quasi mai di sinistra. Possibile che solo quelli del PdL siano tanto gonzi da sbagliare tutto, arrivare tardi, dimen­ticarsi le firme e perfino i timbri? Oppure c’è dell’altro, ovvero il tentativo di risolvere una sfida elettorale che per PD e compagni si pre­senta difficile con l’espulsione degli avversari prima ancora che la partita abbia inizio? Noi non abbiamo elementi per rispondere: il no­stro è solo un sospetto, ma come diceva Giulio Andreotti, il quale di sospetti e di intrighi ha una certa pratica. A volte a pensar male ci si azzecca“.

Ecco che si delinea la strategia del centro destra per tentare di superare con meno danni possibili l’impasse grave, causata dalla goffaggine dei galoppini, ma soprattutto dai litigi tra i vertici del PdL romano. Certo è che quando devi cambiare all’ultimo minuto il capolista, quando devi “cassare” tre candidati e sostituirli con altri, qualche incidente di percorso può anche capitare.

La strategia è quella di buttarla sul complotto. Com’è noto la teoria del “complotto” ha sempre ripagato B. A furia di fare la “vittima” predestinata è diventato Presidente del Consiglio e leader del maggior partito italiano. Per cui deve essergli venuto del tutto naturale considerarla l’unica via di salvezza.

Veniamo al “complotto”. I radicali, ben sapendo di non poter battere l’alleanza governativa avrebbero messo in campo l’arma dei “ricorsi”! A che altro sarebbe servito lo sciopero della Fame e della Sete di Emma Bonino e di un altro manipolo di esponenti radicali se non a dare sostanza ai ricorsi? E i ricorsi – sembra che ne siano stati presentati un po’ ovunque – hanno iniziato a fare vittime illustri: Renata Polverini nel Lazio, Formigoni in Lombardia. Ma non è finita! Ora tocca al PD. Il suo ruolo – secondo Belpietro – sarebbe quello di opporsi alla “riammissione” di liste e candidati bocciati in Tribunale per presunte “irregolarità” nella presentazione delle liste. Insomma i radicali hanno fatto da apripista, al PD il compito di fare “terra bruciata” con il suo peso politico.

Peccato che Belpietro tralasci di annotare un po’ di cose. Innanzi tutto finge di dimenticare che la legalità (ovvero il rispetto delle regole) è il sale della democrazia. Buttarla a tarallucci e vino non risolve il problema sollevato dal gesto “politico” di Emma. A meno che non voglia affermare che l’illegalità è la nuova regola a cui tutti dobbiamo attenerci. Poi dimentica anche che gli “errori” ( se così vogliamo chiamarli) sono stati commessi da chi ha presentato le liste, ovvero dai dirigenti del PdL. In passato molte liste “minori” sono state respinte per molto meno.

Belpietro e i suoi amici devono fare attenzione perché a furia di gridare “al lupo!” rischiano, oltre che di rendersi ridicoli, di generare assuefazione.

Solo un’ultima annotazione: sembra che la tensione più alta della politica italica sia pervasa dall’istinto di morte. I casi di suicidio di massa si vanno sempre più moltiplicando.

by Colas

ALFREDO

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UNA VOCE FEMMINILE FUORI CAMPO: "Alfre! ...cci tua! Ma stai ancora a magnà! Voi annà a sbianchettà ste liste! Guarda che poi te chiude er Tribunale!"

Scritto da colas

2 marzo 2010 alle 19:11

Miserie dalla povera Italia (1)

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“Spero che tutto si risolva con la versione del panino scaduto, e che in futuro i panini vengano consumati con largo anticipo”.

Samuele Piccolo, dopo aver saputo che stavano per sbianchettarlo (sempre ammesso non lo avessero già fatto) dalla lista PdL nel Lazio.

Scritto da colas

2 marzo 2010 alle 18:46

Povero Milioni! Altro che panino, aveva finito il bianchetto per cancellare i nomi sulla lista… ed era andato a ricomprarlo!

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Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera di oggi (2 marzo) a proposito dell’esclusione del PdL da Roma e provincia scrive: “Il pasticcio nascerebbe da una pratica diffusa nei partiti: il cambio di qualche candidato all’ultima ora“.

Ovviamente nessuna conferma dai dirigenti del PdL locale. Anzi solo secche smentite. Tuttavia vale la pena di riportare le chiacchiere che circolano.

Queste cose – scrive ancora Menicucci – da che politica è politica, sono sempre accadute. Nel caso specifico, tre i candidati che «ballavano»: su tutti Samuele Piccolo, «mister preferenze» del Campidoglio, dove è stato eletto con 13 mila voti. Piccolo è inviso ai capi corrente di An, perché viaggia su canali suoi: il fratello fa l’imprenditore, lui è legato al mondo dell’associazionismo cattolico. Con Alemanno, in due anni, ci sono stati diversi scontri: il sindaco gli ritirò la delega alle periferie perché Piccolo aveva criticato le nomine fatte all’Ama, municipalizzata dei rifiuti. Insieme a Piccolo, come esclusi, si fa il nome di Giuseppe De Lillo (fratello del senatore Stefano e dell’assessore comunale Fabio), esponente di quelli che sono stati ribattezzati «i Kennedy dell’Aurelio». E poi di Adriano Palozzi, sindaco di Marino. C’e un particolare, che alimenta i dubbi. Piccolo, che forse aveva fiutato l’aria, sabato mattina ha mandato alcuni suoi rappresentanti in        tribunale per monitorare la situazione. E sarebbero stati anche loro a filmare Milioni, mentre stava «lavorando» sulla documentazione presentata“. 

Ma non basta! Sembra che fosse ballerina anche la questione del capolista. Gianni Alemanno avrebbe spinto sino all’ultimo per avere Pietro Di Paolo capolista, piuttosto che Fabio Armeni. Si capisce – se fosse davvero andata così – il ritardo accumulato dal povero Alfredo Milioni. Con tutti quei nomi da cassare e, comunque da sostituire, lui ha fatto quello che poteva! 

by Colas

Alfredo Milioni: la lista o il panino?

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Volete sapere come è andata la vicenda della presentazione delle liste del PdL in Tribunale? Ieri ho fatto una piccola inchiesta. Nulla di particolare solo qualche telefonata.

Diego Sabatinelli e Atlantide i due militanti radicali che avrebbero “impedito” con la violenza a Milioni, secondo tutte le testimonianze che ho raccolto, si sono limitati a far notare ad Alfredo Milioni che non poteva rientrare con la documentazione aggiuntiva, per giunta a tempi scaduti e che – se voleva integrarla – avrebbe dovuto lasciare l’altro rappresentante, ovvero Giorgio Polesi, all’interno della fila. A questo punto Sabatinelli, di fronte alle rimostranze di Milioni, si sdraia per terra davanti l’ingresso, mentre gli altri presenti richiedono l’intervento delle forze dell’ordine.

Gianluca Quadrana del Partito Socialista, presente anche lui ha così ricostruito. I due rappresentanti sono effettivamente entrati una ventina di minuti prima delle 12. Ad un certo punto Giorgio Polesi, accusando una crisi nervosa, si allontana dalla fila. Alfredo Milioni lo segue abbandonando il faldone con le firme “fuori” l’entrata del Tribunale, ma portando con se alcune cartelline. Milioni si ripresenta abbondantemente dopo l’orario della scadenza con della documentazione aggiuntiva. Tutti i presenti si oppongono a far rientrare il rappresentante del PdL con quella documentazione non precedentemente introdotta. Intervengono i Carabinieri e successivamente il giudice. Ricostruiscono l’accaduto e decidono che Alfredo Milioni non può rientrare.

Alessandro Gerardi, avvocato del Comitato nazionale dei radicali italiani, ha rilasciato questa dichiarazione: “La verità è che la lista non è stata presentata perché il delegato del Pdl, Alfredo Milioni, dopo essere uscito, si è ripresentato negli uffici della Corte d’appello portando con sé ulteriore documentazione da depositare, e tutto questo non già dopo qualche minuto, come detto da qualcuno, ma circa un’ora dopo la scadenza del termine per la presentazione della lista, quindi abbondantemente fuori tempo massimo“.

Questi i fatti! Ma perché Giorgio Polesi prima e Alfredo Milioni poi si sono allontanati? Quella addotte sembrano solo delle giustificazioni rabberciate. La realtà appare molto diversa. Ad un certo punto, poco prima delle 12, nel mentre erano ancora in fila, i due rappresentanti del PdL si sono messi a parlare animatamente tra di loro. Entrambi si rendono conto che alcuni degli altri presenti all’interno del Tribunale hanno iniziato a filmarli con le video cam dei telefonini. A questo punto i due si allontanano. Quando Alfredo Milioni si ripresenta all’ingresso il tempo è abbondantemente scaduto e per giunta il rappresentante del PdL vuole inserire ulteriore documentazione nel faldone.

La mia personale impressione è che i due abbiano tentato di cambiare (su indicazione di qualche dirigente del PdL) alcuni dei nomi presenti nella lista. Quando si sono resi conto che non potevano farlo di fronte a tutti gli altri, all’interno del Tribunale, sono usciti. Purtroppo per loro, quando sono rientrati erano fuori tempo massimo!

Chi è causa del suo mal pianga se stesso!

by Colas

“Stai zitto! Milioni devi stare zitto, muto: hai capito?” Gli urla un Pallone infuriato! Ma lui qualcosa dice…

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Alfredo Milioni, quello che non è riuscito a presentare la lista del PdL per Roma e provincia, sta sul depresso! Tant’è che i suoi fanno di tutto per tenerlo lontano dai microfoni. Si sa che quando uno è depresso può anche sragionare! Deve essere per questo che Alfredo Pallone, parlamentare europeo e vicecoordinatore regionale del Pdl nel Lazio, vedendo Milioni parlare con un giornalista del Corriere della Sera, gli grida: “Stai zitto! Milioni devi stare zitto, muto: hai capito?”

Ma nel frattempo Milioni qualcosa aveva farfugliato. Siamo tra il patetico ed il demenziale. Assolutamente da leggere.

by Colas

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