vitaliquida

Appunti brevi (ma anche meno brevi) di politica & altro

Archivio per dicembre 23rd, 2010

Vita, miracoli e cassanate di Antonio Cassano, genio sregolato del calcio italico. Tutto in 6 minuti…

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Tutto ha inizio il 12 luglio 1982: Antonio Cassano nasce a Bari Vecchia il giorno dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali di Spagna. “Ha detto palla prima che mamma” assicura la madre Giovanna. Da allora al futuro in rossonero, una lunga storia di gol e squalifiche, colpi di genio e colpi di testa, raccontata su Sky.it con il linguaggio innovativo e ironico di Beautiful Lab.

Una rigorosa ricostruzione giornalistica che disegna il percorso della sua carriera, ripercorrendo anche le tappe principali degli ultimi 30 anni del calcio italiano, a partire da un piccolo omaggio a Bearzot.

La storia di Cassano passa per le maglie di Bari, Roma, Real Madrid e Sampdoria, sempre alla ricerca della Nazionale perduta, tra allenatori e presidenti amati e snobbati, corna agli arbitri, magliette lanciate, azioni da fuoriclasse. Un campione sempre in bilico sul calciomercato e con una vita che, anche fuori dal campo, ha reso Fantantonio un fenomeno inimitabile. Il video su Cassano è il terzo episodio della serie che – ispirata da Tutto Beautiful in 6 minuti, l’episodio zero dedicato all’infinita serie tv – ha raccontato anche l’attualità politica con lo stesso format. Un successo senza pari in rete dove Berlusconi-Fini in 4 minutiVent’anni di centrosinistra in 5 minuti sono stati visualizzati e condivisi migliaia di volte. Beautiful Lab è un’idea originale di Sky.it, la testata giornalistica online di Sky, approdata ora anche in tv su Sky Uno. Tutti i video, prodotti per Sky.it da Tiwi ed Effecinque, sono disponibili qui

Scritto da colas

23 dicembre 2010 alle 20:23

E Julian Assange finisce su Novella 2000

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Spassoso articolo pubblicato da Novella 2000 su Julian Assange. I “segugi” del settimanale “gossipparo” svelano presunti retroscena della vita del fondatore di Wikileaks nella dimora di Ellingham Hall… Chissà perché nelle inchieste di questo tipo c’è sempre “un collaboratore che vuole rimanere anonimo”? Ovvero una fonte “immaginata” dagli autori dell’articolo alla quale, essendo anonima, si può far dire qualsiasi cosa. Il passaggio più divertente è la dichiarazione di un giornalista americano che racconta come la sua ”fidanzata” inglese si sia fatta una “sveltina” con Julian l’estate scorsa. Naturalmente l’ineffabile Dago ha rilanciato l’articolo non mancando di evocare nella titolazione lo scontato parallelo tra l’uomo più famoso del momento con il nostro Presidente del Consiglio. Immagino che “Unico Boss Virile” (l’anagramma del nome e cognome di B. che il presidente si vanta di citare per tenere in allegria le compagnie serali) sarà soddisfatto…

Nel furgone della Polizia inglese

Arrestato in Gran Bretagna con una controversa accusa di stupro, Julian Assange è uscito su cauzione e ora vive in libertà vigilata a Ellingham Hall, maestosa villa nella contea del Suffolk, ospite di un suo ricco sostenitore, Henry Vaughan Smith. Nella lussuosa magione, il fondatore di WikiLeaks non si fa mancare niente: mangia pasti preparati da chef che hanno lavorato per i reali d’Inghilterra; beve cocktail e champagne di prestigio serviti da un barman; ha persino un paio di valletti a sua disposizione. Soprattutto Assange non rinuncia alla compagnia femminile. Nonostante sia finito nelle carceri della Regina proprio perché «intrappolato con questioni sessuali», come ha dichiarato lui stesso, “Mr. WikiLeaks” continua la vita promiscua che preoccupa gli amici e i parenti più stretti.

Un collaboratore che vuole rimanere anonimo ha anche rivelato che i familiari stanno cercando di convincerlo a sottoporsi a un test per l’Aids.

In questo periodo Julian, oltre alla madre Christine che presto ripartirà per l’Australia, è accudito da due giovani studentesse universitarie di giornalismo che fanno un po’ di tutto per lui, dall’organizzargli le interviste al lavaggio della biancheria intima. E tra un passeggiata e l’altra nel parco della villa, Assange ha già ricevuto numerose sostenitrici, alcune delle quali sono rimaste con lui anche più giorni, alloggiate in una delle dieci camere da letto della casa. Tra le prime a fargli visita, l’amica ed ex fiamma Jemima Khan, l’ereditiera inglese diventata famosa per la sua relazione con Hugh Grant, che ha contribuito alla raccolta dei 283 mila euro di cauzione. Ormai diventato una rockstar dell’informazione, Assange ha anche le sue groupie, un gruppo di fedelissime che lo seguono costantemente, e hanno preso d’assalto i Bed and breakfast di Beccles, il paesino più vicino alla villa.

Sulle donne Julian ha un fascino irresistibile, e lui si vanta di essere un “re Mida” del sesso. Tra le ultime conquiste, a dar retta ai pettegolezzi, ci sarebbe anche Pranvera Shema, moglie dell’attuale padrone di casa di Assange. Già, perché quando si tratta di donne, l’hacker non si fa scrupoli. Sembra che la sua tecnica di seduzione sia sempre la stessa: scelta la preda la bracca senza curarsi di fidanzati e mariti, bisbiglia alcune frasi a effetto all’orecchio delle malcapitate e il successo è assicurato. Così, per esempio, sembra che abbia sedotto la fidanzata di un giornalista americano, durante una cena a Stoccolma. Lo ha raccontato alla stampa svedese lo stesso giornalista tradito. Era l’11 agosto scorso, e seduti al tavolo del ristorante Beirut ci sono Assange, l’americano con la fidanzata inglese, e il coordinatore per la Svezia di WikiLeaks con la fidanzata.

Durante la cena, ha raccontato l’americano, Julian Assange dedica le sue attenzioni solo alla ragazza inglese, poi esce con lei per fumare una sigaretta. «Sparirono e tornarono dopo 45 minuti», conclude il giornalista americano. «Camminavano tenendosi per mano, mentre Assange sussurrava qualcosa all’orecchio della mia fidanzata. Capii subito quello che era accaduto». Ancora non si conosce il nome della ragazza, ma una nuova accusa di stupro è ormai certa. E con questa sarebbero tre le ragazze “stuprate” in quella che la stampa inglese ormai definisce la “Sex week di Julian l’arrapato”.

La prima ad aver sporto denuncia si chiama Anna Ardin, ha 31 anni ed è assistente all’università di Uppsala. Lei e Julian, secondo quanto racconta Anna, si incontrarono il 13 agosto a casa della ragazza: «Stavamo bevendo del tè, quando lui ha cominciato ad accarezzarmi le gambe. Gli ho detto di fermarsi, ma non l’ha fatto. Poi ho capito che era inutile e così gli ho permesso di spogliarmi. Siamo andati a letto. All’inizio Julian non voleva mettere il profilattico, poi ha acconsentito alla mia richiesta. Durante una manovra il profilattico si è rotto, quindi non ha usato alcuna protezione».

Il particolare del profilattico è fondamentale, perché, come spiega l’avvocato di Assange, James D. Caitlin, per la legge svedese «un rapporto sessuale consensuale iniziato con l’intenzione di mettere il preservativo, svoltosi con l’uso del preservativo, ma terminato senza, si configura come stupro».

Il giorno dopo l’”abuso”, Anna presenta Julian a una sua amica, Sofia Wilén. Sofia invita Julian a casa sua, e come da copione i due finiscono a letto. Dapprima, Julian si addormenta, poi durante la notte hanno un rapporto, ma Julian mette il profilattico, sostiene Sofia, controvoglia. Al mattino, mentre la donna è mezzo addormentata, Julian fa del sesso senza preservativo. Per Miss Wilén è stupro. Il 21 agosto Julian è partito da Stoccolma, saranno finite le donne che si ricordano di essere state stuprate da lui in quei dieci giorni?

di E. S. Coscione e P. Torretta per “Novella 2000″

Solo il Corriere della Sera e Il Fatto Quotidiano hanno dato notizia del libro di Giorgio Maletti sui Moratti e sull’incidente alla Saras per il quale i massimi responsabili della raffineria, nel totale silenzio dei mass media, hanno ricevuto una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo

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26 maggio 2009. Mentre a Milano il presidente dell’Inter Massimo Moratti segue con apprensione i capricci dell’allenatore Mourinho e suo fratello Gianmarco tratta un prestito milionario con Banca Intesa, a Sarroch, in Sardegna, Daniele Melis, ventinove anni, Luigi Solinas, ventisette, Bruno Muntoni, cinquantotto, si preparano a entrare in una cisterna per lavori di pulizia e manutenzione. Giornate molto diverse. Ma in un tragico istante diventano una cosa sola. I tre operai lavorano e muoiono alla Saras, la raffineria creata negli anni Sessanta da Angelo Moratti

L’ultima cattedrale nel deserto, unica realtà sopravvissuta al sogno (anni 60) di industrializzare l’economia della Sardegna e chiudere secoli di miseria e arretratezza: meno pastori e contadini, più operai. Quel sogno si è infranto dopo appena 20 anni; qualche decina di miliardi di euro (finanziamenti pubblici) sono stati bruciati; e ora dei giganteschi impianti petrolchimici a macchia di leopardo in Sardegna (Porto Torres, Ottana, Macchiareddu, Villacidro) rimane in piedi soltanto la Saras, una delle più grandi raffinerie d’Europa. È stata un’ordinaria storia di capitalismo coloniale? Giorgio Meletti, giornalista economico, non ha dubbi: lo è ancora. E con il suo libro/inchiesta Nel paese dei Moratti. Sarroch-Italia (Chiarelettere editore) sviluppa una storia che scorre in parallelo fra un villaggio dell’estremo Sud della Sardegna sconvolto dalla morte di 3 operai, asfissiati mentre facevano manutenzione a una cisterna, e gli eventi oltre Tirreno dell’economia e della grande finanza. Il paese Sarroch, «miracolato» dalla Saras (2 mila stipendi su 5 mila abitanti), e il Paese Italia.

Poco dopo la pubblicazione del libro, la Procura della Repubblica di Cagliari ha chiesto il rinvio a giudizio dei dirigenti della raffineria per la morte dei tre operai. La Saras, Gianmarco e Massimo Moratti hanno poi annunciato azioni legali contro Meletti e gli organi d’informazione che ne divulghino il contenuto. Meletti elenca i numeri della Saras.

Eccone alcuni: fatturato 5/7 miliardi l’anno (il prodotto interno lordo dell’intera Sardegna si aggira sui 35 miliardi), fino al 2009 utili in media di 120 milioni l’anno, un monte stipendi di 67 milioni (dato medio degli ultimi 5 anni) per i 1.300 dipendenti; altri 800, fra loro i 3 morti di maggio 2009, occupati in imprese esterne; emissioni nell’aria nel 2007: 6 milioni di tonnellate di anidride carbonica, 1.330 tonnellate di ossido di carbonio, 7 mila di anidride solforosa, 4 mila di ossidi di azoto e poi arsenico, cadmio, cromo, nickel e benzene; l’Inter (180 milioni di stipendi nel 2008) ha perso 905 milioni in 6 anni; 1,6 miliardi ai Moratti dalla quotazione in borsa della Saras; 30 milioni in 5 anni nella sicurezza degli impianti.

Ma a Sarroch l’equazione Saras/Colonialismo divide operai e popolazione. C’è chi ricorda i bei tempi in cui si campava di produzione delle pere camusine, chi sottolinea stipendi e un certo benessere (mentre la disoccupazione giovanile in Sardegna è al 44%), chi rifiuta l’alternativa fra industria «sporca» e miseria. E «salva» i Moratti: «Ci hanno sempre aiutati; Gianmarco e Massimo erano addolorati, sembravano sinceri» .

Alberto Pinna per il “Corriere della Sera


Gian Marco e Massimo Moratti hanno dichiarato che agiranno per le vie legali non solo nei confronti dell’autore e dell’editore del libro, ma anche nei confronti dei “mass-media che in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano spazio e risalto”

Stupore e incredulità ha suscitato il comunicato che l’Ansa ha diffuso il 13 dicembre con il quale Gian Marco e Massimo Moratti hanno dichiarato che intendono agire non solo nei confronti dell’autore e dell’editore del libro “Nel paese dei Moratti” di Giorgio Meletti, pubblicato da Chiarettere, “stante i contenuti non veritieri del medesimo libro“, ma anche nei confronti dei “mass-media che in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano spazio e risalto”.

La minaccia di far processare chi parlerà del libro, favorendone la diffusione, è inusuale e grave poiché penalizza l’attività imprenditoriale dell’editore e la libera circolazione delle informazioni su una vicenda della quale si è parlato davvero troppo poco. Anche la Fnsi, la Federazione della stampa, ha criticato le parole e l’iniziativa dei Moratti (“Fnsi e Asr non possono che ribadire che il diritto di cronaca e quello dei cittadini a essere correttamente informati sono le basi stesse di una società democratica”), che hanno replicato in una lettera recapitata al Fatto, riformulando la loro posizione.

Tutto ciò si aggiunge alle pressioni esercitate sugli stessi operai e sul sindaco in occasione del dibattito pubblico organizzato a Sarroch per presentare il volume. Forse un giudice potrebbe essere chiamato a decidere sulla legittimità di queste iniziative. Il libro è stato pubblicato con lo scopo di far conoscere quella vicenda e porre domande su come siano andate le cose quel tragico giorno del 2009, quando morirono tre operai della Saras.

I massimi responsabili della raffineria, nel totale silenzio dei mass media, hanno ricevuto una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo (l’udienza preliminare è fissata per il prossimo 17 febbraio) per i fatti ricostruiti da Meletti. Chiarelettere e l’autore continueranno a difendere la scelta di trattare un problema così importante e difficile proprio per onorare la memoria dei tre operai morti, per tenere desta l’attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro, e per difendere il diritto di informazione, nonostante tutto. Basta Sarroch, basta Thyssen.

Lorenzo Fazio, di Chiarelettere, per “il Fatto Quotidiano

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