Archivio per novembre 2010
1 MILIONE DI EURO DALLA RAI AL FILM DI MICHELLE (DRAGOMIRA) BONEV. NORMALMENTE PER FILM DEL GENERE L’AZIENDA DI STATO PAGA 50MILA EURO…
Michelle Bonev ebbe il suo ricchissimo regalo di Natale, pagato da tutti i contribuenti italiani e abbonati alla tv pubblica, con un mese di anticipo. A Novembre 2009, Rai Cinema regalò alla Romantica Entertainment di Dragomira, un milione di euro per l’acquisizione full rights (tutti i diritti) di Goodbye Mama, il film da lei scritto, diretto e prodotto, ma non ancora distribuito né in Italia né in Bulgaria.

Copertina del libro di Michelle Bonev
Mentre l’acquisto del Divo di Paolo Sorrentino, trionfatore a Cannes venne rifiutato da Rai Cinema, la stessa azienda siglò invece l’investimento di un milione di euro su espressa richiesta della direzione generale di Masi. Sul noto asse Berlusconi-Masi, i dirigenti Rai si piegarono, evitando, come è comprensibile, di dare voce o luce alla notizia. Caterina D’Amico, al tempo amministratore delegato di Rai Cinema (controllata al 100 per cento di Rai spa) e ora in corsa per la direzione della Casa del Cinema di Roma, appose con Paolo Del Brocco attuale ad (ed ex dg di Rai Cinema), il proprio nome sul documento finale. Una cifra fuori mercato, inaudita per un film d’esordio (per i full rights degli esordienti di quei lidi, le cifre non superano mai i 50 mila euro). Da New York, le parole di D’ Amico arrivano chiare: “Rai Cinema è una società indipendente ma il nostro azionista unico era la Rai. Ed esistono tante cose che facevamo per diretto input della casa madre. In questo caso si palesarono molte formali richieste di intervenire nella coproduzione di questo film nel quadro di una intesa italo- bulgara che coinvolgeva il ministero degli Esteri“.
Dietro le pressioni, suggerisce D’Amico, ci sarebbe stato Masi in persona: “La direzione generale dell’epoca, la stessa di oggi“. “Se poi mi chiedete – continua - cosa significhi esattamente l’improvviso amore per la cinematografia bulgara, credo possiate rispondervi da soli. Io comunque, il film non l’ho visto“. Se domandi a D’Amico se un milione di euro non sia troppo, la risposta è un capolavoro di diplomazia: “Di certo è stato molto ben pagato. Al di là dell’acquisizione dei diritti per una cifra effettivamente molto vicina al milione di euro, Rai Cinema non è intervenuta in maniera diretta nella produzione del film“.
Per le responsabilità, D’Amico indirizza su Masi: “Io ho pensato che non fosse affar mio. Non posso farmi carico dei problemi del mondo intero“. Paolo Del Brocco, ad attuale di Rai Cinema ha fretta: “Non ricordo le cifre esatte, non le potrei fornire al telefono, ma rammento soltanto che un anno fa abbiamo acquistato i diritti di Goodbye Mama“. Anche Del Brocco ripassa il cerino: “La Rai ci chiese di fare quel tipo di operazione. Noi compriamo per suo conto. Siamo solo il braccio che acquista, non sappiamo se andrà in onda, non facciamo i palinsesti“. Poi chiude.
Come raccontato dal Fatto nei giorni scorsi, il film di Dragomira ricevette un premio patacca al Festival del Cinema di Venezia il 3 settembre 2010. Mesi prima, nel novembre 2009, Rai Cinema ha versato la prima rata alla Bonev, il 20 per cento del totale, da erogare automaticamente alla stipula del contratto. La scorsa estate, presentando le opportune fideiussioni bancarie, la Rai ha saldato il debito con i restanti 800 mila euro.
Ma a differenza di tutti i film in concorso al Festival di Venezia (l’opera della Bonev, non figurava in nessuna competizione) la Rai, anche se potrebbe, ancora non ha lanciato la distribuzione di Goodbye Mama nelle sale cinematografiche. Sarebbero altri soldi, da aggiungere al già cospicuo esborso, una cifra da kolossal.
E pensare che l’ultimo ciak di Goodbye Mama venne battuto il 24 maggio 2010, tre giorni dopo l’incontro romano tra i primi ministri Borisov e Berlusconi e a circa tre mesi dalla farsa lagunare organizzata dal Ministero dei Beni culturali di Bondi al Lido. Allora, Galan, involontariamente rivelò molto: “Berlusconi mi ha chiesto di portare i suoi personali saluti a Michelle Bonev“.
Il governo disse di aver consegnato a Goodbye Mama il premio Action for Woman. Una bugia. Il vero premio Action for Woman fu deciso il 4 Marzo, riguardava i cortometraggi (il film di Dragomira è un lungo) e a quella data, Bonev non aveva neanche terminato di girare. Del resto, sul mistero Goodbye Mama, rimangono molte zone d’ombra.
Chi saldò il ricco conto veneziano (charter, ospitalità per 32 persone in alberghi a 5 stelle, centinaia di migliaia di euro, una cifra da campagna da Oscar losangelino)? Bondi nega, il ministro della Cultura Rashidov e il premier bulgaro Borisov sostengono che abbiano pagato gli italiani, Bonev indignata, alla tv locale Btv, dopo aver detto: “Ho pagato tutto io”, ha negato l’accesso ai documenti: “Non devo darli ai giornalisti. Posseggo (particolare inquietante, ndr) tutti i numeri di chi ha scritto di me. Consegnerò le carte, se richieste, soltanto a un magistrato”.
Ieri, alla stessa emittente, una delegata della troupe agli ordini della Bonev lamentava i mancati pagamenti per i servizi svolti e il critico cinematografico Kovacheva, membro delle commissione che propone allo Stato i film degni di ricevere sovvenzioni, ha dichiarato che l’opera era stata rifiutata per due volte come non meritevole. A Viale Mazzini, migliaia di chilometri più a sud, la pensano diversamente.
Malcolm Pagani e Carlo Tecce per “il Fatto Quotidiano“
La consacrazione della signora Dragomira Bonev al TG1 (ma in sintesi si può anche leggere “marchetta”), ovviamente firmata MOLLICA. Da non perdere!
da “Repubblica.it” : http://bit.ly/hE2Ejb
Chi è Maria Stella Gelmini?

Maria Stella Gelmini
Nasce a Leno (Brescia) il 1 luglio 1973.
Si laurea all’Università di Brescia in Giusprudenza (Diritto amministrativo)
Il suo relatore Prof. Antonio D’Andrea, docente di diritto costituzionale all’università di Brescia, ricorda così la sua esperienza di relatore con la futura ministra:
«Si è laureata almeno tre anni fuori corso con un voto di 100 su 110, Mariastella Gelmini aveva scelto una tesi con un titolo accattivante: “Referendum d’ iniziativa regionale”. L’ argomento era bello, ma lei lo ha trattato in maniera davvero sciatta». Il ricordo del professor D’ Andrea è vivido, oggi: «Per quella tesi non ho voluto dare neanche un punto in più alla media dei voti. Non soltanto per come era stata scritta, a tirar via, ma soprattutto per come la Gelmini venne ad esporla in sede di discussione».
Supera l’esame di Stato per la Professione di Avvocato presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, dopo 1 anno di praticantato a Brescia ed il secondo a Reggio Calabria.
(Vi starete chiedendo “Perché andare fino a Reggio Calabria a svolgere praticantato ed Esame di stato?” Semplice… Nella sessione della Gelmini risulta quasi il 57% di ammessi agli orali. Il doppio rispetto a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno. Giustificazione: Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini).
Salvo poi, appena diventata Ministro, sculacciare i meridionali “…alcune scuole del Sud abbassano la qualità della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti”. Della serie… la coerenza non è roba per me…
Inizia la sua carriera politica nel 1994, come Presidente del club azzurro di Desenzano del Garda.
Nel 1998 risulta la prima degli eletti alle amministrative ricoprendo, fino al 2002, la carica di Presidente del consiglio del comune di Desenzano.
Nel 2000 viene sfiduciata per inoperosità (delibera del consiglio comunale n. 33 del 31/03/2000).
Fannullona di Brunettiana memoria?
Nel 2002 è assessore al territorio della provincia di Brescia e nel 2004 assessore all’agricoltura.
Prima degli eletti alla Regione Lombardia nella circoscrizione di Brescia per Forza Italia, entra nel Consiglio Regionale della Lombardia nell’aprile del 2005.
Il mese successivo diventa coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia; mantenendo l’incarico fino al 2008.
Nel 2006 Mariastella Gelmini viene eletta alla Camera dei Deputati, dove è stata membro della giunta per le autorizzazioni a procedere del comitato parlamentare per i procedimenti di accusa e della II commissione giustizia (che c’azzecca con la scuola e l’Università di cui diviene ministro nella successiva legislature? Boh!)
Nel 2008 riconfermata alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Lombardia II per il Popolo della Libertà ed è stata nominata ministro dell’Istruzione,dell’Università e della Ricerca nel Governo Berlusconi IV, Sottosegretario: Giuseppe Pizza
Il suo provvedimento più importante è il decreto legge n.137 datato 1 settembre 2008 e intitolato “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”:
Punti salienti del D.L.: viene ripristinato il voto in condotta; vengono ripristinati in pagella i voti in decimi, a sostituire i giudizi; viene decretata la reintroduzione, a partire dal 2009, del maestro unico nella scuola primaria; l’utilizzo del personale docente dovrà in ogni caso essere pianificato sulla base di un tempo scuola limitato a 24 ore settimanali. Secondo il ministro, questo non precluderà il tempo pieno (come sia possibile non chiedetemelo..)
Le cifre del D.L. sono state tradotte in criteri operativi nel piano programmatico redatto dal ministro, che prevede esuberi stimati intorno alle 87.400 unità per il personale docente (entro l’anno scolastico 2011/2012), e alle 44.500 unità per il personale ausiliario ATA (nel triennio 2009 – 2011).
Nel D.L 112 del 25/06 08 diventato poi legge 133 il 6 agosto ’08, l’Università viene invece toccata in 3 punti fondamentali:
1 Riduzione del turn over del personale
2. Riduzione del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) del 25% entro il 2012
3. Possibilità per le Università di diventare Fondazioni finanziate da enti privati (Quante famiglie potranno permettersi di pagare un’università privata per i propri figli?)
Alcuni mesi fa non disdegna di apparire anche nelle cronache di Novella 2000
Una domanda sorge spontanea:
Ma quale azienda privata seria e competitiva assumerebbe una con questo Curriculum Vitae?
Pubblicato su LOGIKAOS da Audrey
Chi è Antonio Fallico? E perché Massimo Ciancimino lo chiama “Il Mediatore”?
Quando ha letto i report dell’ambasciata americana pubblicati da Wikileaks sugli affari di Berlusconi e Putin con l’energia, Massimo Ciancimino ha sorriso. “Da sei anni dico stè cose e nessuno mi ascolta: la verità è che gli amici di Berlusconi hanno usato gli stessi canali e mi hanno soffiato l’affare”.
Ciancimino, non esageri: dopo la trattativa Stato mafia, ora ci vuole spiegare pure la trattativa Putin-Berlusconi sul gas, non le sembra un po’ troppo?
Io sono stato prima un protagonista e poi una vittima di quella trattativa. Wikileaks riporta la nota degli americani in cui si parla del mediatore italiano che parla russo? Tutti si chiedono chi sia. Bene, io “il mediatore” lo conosco bene, si chiama Antonio Fallico, e chi me lo ha presentato lo definiva ‘la chiave per Gazprom’.
Perché ‘il mediatore’ sarebbe Fallico e qual è il suo ruolo?
Il Fatto ne ha già parlato: è un siciliano che è stato nominato presidente di Zao Bank, la filiale di Banca Intesa a Mosca. Io l’ho conosciuto prima del mio arresto quando per primo avevo capito le potenzialità del buisiness dell’energia e trattavo con Gazprom per importare il gas dalla Russia. Ero a un passo dalla conclusione, poi mi hanno indagato e l’affare se lo sono preso gli amici di Berlusconi. Se il contratto , fosse andato in porto nella sua interezza, avremmo guadagnato 180 milioni di euro di utili all’anno. Tanti soldi che permettono di far guadagnare tante persone, sia in Italia che in Russia.
Andiamo per ordine. Ci spieghi come pensava di importare il gas e qual era il ruolo di Fallico.
Per importare il gas dalla Russia ci vuole l’accordo di Gazprom. Grazie proprio ad Antonio Fallico ero riuscito ad agganciare i vertici di Gazprom, in particolare Alexander Medvedev, che è il direttore generale della Gazprom Export e che non va confuso con Dmitri Medvedev, attuale presidente russo.
Ciancimino, Gazprom fattura 4 mila e 250 miliardi di euro e fa utili per 450 miliardi. Scusi la domanda ma perché doveva mettersi in affari con voi?
Voglio ricordarle che la Fingas del professor Lapis aveva appena incassato 120 milioni di euro dalla vendita agli spagnoli della Società che aveva metanizzato i paesi siciliani. E la nostra forza era proprio questa: solo una piccola società come la nostra poteva agire in maniera “agile” e meno burocratica nella seconda fase degli accordi, quella che prevedeva il ritorno di parte dei soldi in Russia alle fondazioni vicine agli uomini di Gazprom. Non presentavamo i rischi connessi all’inserimento di società pubbliche e grandi come dimostra il recente caso Finmeccanica.
Quando ha incontrato Fallico e Medvedev?
Medvedev lo ha incontrato, con Fallico, il professor Lapis a Vienna mentre io ho incontrato il suo collaboratore Nelson insieme a Fallico sempre a Roma in un hotel di via Veneto e poi nello studio dell’avvocato Ghiron. In quell’occasione abbiamo messo a punto tutti i dettagli dell’operazione che prevedeva la possibilità per noi di importare dalla Russia in Europa 6 miliardi di metri cubi all’anno attraverso la Slovacchia e la Slovenia. Il nostro guadagno sarebbe stato di 30 dollari ogni mille metri cubi.
E quanto sarebbe stato il “ritorno” per i russi, del quale ci spiegava prima?
L’accordo raggiunto a Vienna prevedeva che noi pagassimo per ogni mille metri importati una somma di dieci dollari, sui trenta incassati, alla Fondazione.
Quale Fondazione?
L’uomo della Gazprom, Nelson, ci disse che lui ci avrebbe indicato a quale Fondazione versare i soldi.
E cosa le disse Fallico?
Lui ci consigliò di seguire le indicazioni dei manager di Gazprom e comunque mi disse di finanziare con una piccola somma la Fondazione Putin per un balletto a Roma. Cosa che puntualmente abbiamo fatto. Insomma tutto procedeva per il meglio. Ad ognuno dei partecipanti all’operazione era stato garantito un ritorno. Stavamo andando a parlare con la Geoplin della Slovenia quando è uscita la notizia dell’indagine, anzi a dire il vero gli sloveni lo hanno saputo un giorno prima e si è bloccato tutto. Poi l’affare con Gazprom lo hanno fatto gli amici di Silvio Berlusconi.
Si rende conto che questa storia è basata solo sulle sue parole?
Mica tanto. Nell’anomala perquisizione in cui non aprirono la cassaforte mi fu sequestrato un bigliettino che stupì i carabinieri nel quale c’era il ringraziamento della Fondazione Putin e i biglietti da visita di Alexander Medvedev, di Nelson e Fallico.
Fallico è un siciliano come lei e si dice che abbia frequentato lo stesso liceo di Marcello dell’Utri. Ne avete parlato?
No. Fallico era certamente legato a Gaetano Micciché di Banca Intesa. Probabilmente è una persona vicina al mondo berlusconiano ma non abbiamo mai parlato di politica, con lui parlavo di affari.
Hillary Clinton, secondo Wikileaks, chiede se Berlusconi abbia interessi in comune con Putin nell’energia. Lei cosa pensa alla luce della sua esperienza?
Il contratto dell’Eni per l’importazione del gas è un segreto di stato e il margine di guadagno è enorme. Secondo me Berlusconi sta aiutando società a lui vicine e non mi stupirei se ci fosse una fondazione russa finanziata da qualche impresa coinvolta nell’affare.
Marco Lillo per “Il Fatto Quotidiano“
La protesta degli studenti. Non solo Roma…
FIRENZE. CORTEO, TRAFFICO BLOCCATO IN CITTA’
(ANSA) - Traffico paralizzato, da ore, sui viali di circonvallazione a Firenze per il corteo degli studenti contro la riforma Galmini. Dopo aver invaso viale Guidoni i manifestanti hanno sfilato lungo i viali e si sono diretti verso la sede della facoltà di lettere. Alcuni momenti di tensione si sono registrati quando il corteo stava procedendo verso l’imbocco dell’ autostrada e l’aeroporto ed è stato bloccato da un cordone delle forze dell’ordine. Dopo una consultazione tra gli studenti e il lancio di piccoli petardi e di uova verso la polizia e alcuni giornalisti, i manifestanti hanno deviato e sono tornati indietro.
BOLOGNA;DOPO SCONTRI RIPRESO CORTEO VERSO CENTRO…
(ANSA) - Dopo alcuni minuti in cui la testa del corteo e le forze dell’ordine si sono fronteggiate sotto una fitta pioggia, davanti all’ingresso di Piazza Medaglie d’Oro è partito un lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, schierate a proteggere l’entrata, in assetto antisommossa. Sono volate ‘bombe’ di vernice, bottiglie, chiodi e sampietrini. A quel punto dal cordone di polizia e carabinieri sono partite le manganellate e c’é stato un primo breve contatto, che ha disperso i manifestanti. Questi però poco dopo hanno riprovato a dare l’assalto, e, questa volta, a loro è stato risposto con una carica di alleggerimento. Dopo altri minuti di attesa il corteo, respinto, ha ripreso la sua marcia verso il centro della città: “Bloccheremo altri obiettivi”, hanno scandito. A quanto si è appreso due manifestanti sono stati trattenuti e identificati dentro un furgone della polizia, e poi rilasciati. Sul posto sono arrivate subito dopo due ambulanze, con gli operatori del 118 che hanno medicato alcuni ragazzi, rimasti feriti, negli scontri. Una studentessa, pare con una gamba fratturata, sarebbe stata portata al pronto soccorso in ambulanza. L’ingresso della stazione è stato danneggiato: alcuni vetri incrinati.
LECCE; OCCUPATO ANFITEATRO ROMANO…
(ANSA) - Almeno duemila studenti medi e universitari hanno partecipato a Lecce a una manifestazione per le vie cittadine che si è conclusa con l’occupazione dell’Anfiteatro romano, nel pieno centro cittadino. Il corteo ha bloccato per l’intera mattinata le vie del centro da viale dell’Università fino alla Prefettura e ha invaso infine piazza Sant’Oronzo, dove si trova l’anfiteatro. Gli studenti hanno sfilato con cori e striscioni, utilizzando anche petardi e fumogeni, ma non si sono registrati scontri. Durante il tragitto, in alcuni punti sono stati strappati i manifesti che erano serviti per annunciare la visita fatta a Lecce lo scorso fine settimana dal presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini, che era stato duramente contestato durante la sua visita al rettorato.
TORINO; STUDENTI BLOCCANO STAZIONE FERROVIARIA…
(ANSA) - La stazione ferroviaria di Porta Nuova a Torino è stata bloccata oggi poco prima delle 15 da un centinaio di studenti che protestano contro la riforma Gelmini. A piccoli gruppetti, i manifestanti bloccano i binari, mentre la parte più consistente si è diretta verso lo snodo della stazione lontano qualche centinaia di metri dall’atrio passeggeri.
PALERMO, TOLTI BLOCCHI…
(ANSA) – Sta lentamente tornando alla normalità la situazione a Palermo dopo le proteste degli studenti, contro la riforma della scuola e il ddl sull’università, che hanno paralizzato la città. Diversi cortei hanno bloccato il traffico e sono stati chiusi per circa mezz’ora i cancelli del porto. Un gruppo di circa settemila ragazzi, cui si sono uniti anche gli universitari delle facoltà di Lettere, realizzando il “blocchiamo tutto day”, ha fermato la circolazione lungo la circonvallazione, impedendo l’ingresso in autostrada o in città ad auto e camion.
OCCUPATA STAZIONE VENEZIA, TRENI BLOCCATI…
(ANSA) - I binari della stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia sono stati bloccati dagli studenti universitari che stanno protestando contro il ddl Gelmini. La circolazione dei treni nel nodo di Venezia, hanno confermato le Ferrovie, è al momento paralizzata.
La protesta degli studenti scende dai tetti e torna in piazza
Qualcosa si sta muovendo in Italia. Nonostante l’incapacità della politica (o meglio dei partiti) di intercettare l’insoddisfazione, lo scontento e la voglia di vivere in un Paese normale, si è materializzato dal nulla un vasto e agguerrito movimento di protesta “giovanile” contro la riforma dell’Università elaborata dal ministro Maria Stella Gelmini.
La settimana scorsa il movimento ha sfilato per le strade di tante città italiane ed ha occupato “simbolicamente” la sommità dei monumenti più famosi del Bel Paese. Oggi gli studenti hanno praticamente circondato il Parlamento e Palazzo Chigi, poi verso le 16.00 hanno tentato di “sfondare” il nutrito sbarramento di reparti della Celere posto a protezione dei Palazzi della politica. Così è accaduto che mentre in aula il Governo veniva battuto su un emendamento presentato da Futuro e Libertà (l’episodio si è poi ripetuto per una seconda volta), tra via del Corso e p.zza in Lucina la Polizia caricava i gruppi di studenti più intraprendenti, quelli che si erano spinti sino a ridosso dei blindati messi per traverso sulle strade, con lanci di fumogeni, biglie di plastica ed altri oggetti più o meno “pericolosi”. Mentre scrivo gli scontri sono ancora in corso. La reazione del premier sembra decisamente miope: “Gli studenti veri sono a casa a studiare, quelli in giro a protestare sono dei centri sociali e sono fuori corso“. Tra l’altro fatta proprio nel giorno in cui agli universitari si sono uniti i studenti medi.
Si tratta di un “Movimento” molto eterogeneo, sorto del tutto spontaneamente attorno alla protesta degli atenei nei confronti di una riforma calata dall’alto, indifferente alle esigenze di trasformazione e rinnovamento delle università italiane. Nei tanti cortei che hanno percorso la Capitale oggi c’era un universo complesso di volti, di idee, di posizioni. Lo si capiva dai discorsi, lo si intuiva dagli slogan, dagli striscioni… Tuttavia l’eterogeneità è stata superata dal bisogno condiviso di non accontentarsi delle promesse e delle ipotesi, dall’ansia di pretendere un futuro possibile.
Come spesso accade nessuno si aspettava tanta partecipazione, ne il Governo, ne l’ opposizione, ne, tanto meno, i promotori delle varie iniziative. I commentatori lo hanno chiamato il “popolo di Facebook” (in effetti avevano chiamato così anche il movimento “viola”), dimostrando ancora una volta di aver capito poco o nulla di quanto sta effettivamente accadendo. La protesta è stata preparata nella rete, in particolare attraverso il social network più diffuso in Italia, ma “Face” è solo uno strumento, uno dei tanti utilizzati per comunicare, per preparare le iniziative, per moltiplicare le adesioni. Nei fatti lo strumento ha solo reso più agevole la condivisione. Le cause della protesta sono da ricercarsi altrove.
L’ultimo movimento di protesta legato al mondo giovanile si è infranto contro i cordoni della Polizia a Genova. Poi per tanti anni c’è stato il silenzio. La scomparsa dei partiti della sinistra “storica” ha spento ogni velleità di riscossa. L’impressione diffusa era quella di un Paese dove i giovani non avevano alcun desiderio di protestare. Forse per questo l’improvviso “scendere in piazza” di migliaia di studenti in tantissime città italiane ha sorpreso. Nonostante tutto il nostro rimane un paese per “vecchi”, incapace di cogliere gli elementi di novità in anticipo. La signora Gelmini, con toni da “maestrina” d’altri tempi, aveva esortato qualche giorno fa gli universitari a non manifestare, a rivedere il loro atteggiamento critico nei confronti della riforma, a non dare spazio ai “centri sociali”, a prendere le distanze dai “baroni” (considerati dalla ministra dell’Istruzione i “veri” ispiratori del malcontento negli atenei). Ma è evidente che non devono averla ascoltata troppo.
by COLAS
Wikileaks e il suo profeta. Delusione e sospetti sull’uomo che aveva promesso l’Apocalisse…
Chiedo a i lettori del blog di armarsi di pazienza perché c’è molto da leggere. Questa è l’epoca della “fretta” e spesso ci si accontenta dei titoli. Tuttavia l’argomento merita un investimento di tempo poiché riguarda una vicenda che sta provocando qualche sconquasso e molte domande. Mi riferisco a Wikileaks e al suo profeta: Julian Assange. Il mondo ormai si è diviso tra quelli che lo idolatrano e quelli che vorrebbero vederlo in galera, o peggio. Il mio personale giudizio su l’ultima ondata di rivelazioni, o presunte tali, è al momento “sospeso”. Wikileaks ha pubblicato documenti che “confermano” quanto si sapeva, o si sospettava. L’attesa mediatica dell’evento epocale è andata in gran parte delusa, almeno fino a questo momento (non si può escludere che ci sia dell’altro, non si può escludere – per parafrasare il compianto Leslie Nielsen – che “il meglio debba ancora venire”). Insieme alla delusione è cresciuta la sensazione che Julian l’australiano sia in fondo solo un “hacker”, eccitato dall’idea di violare i segreti dell’Impero e poco interessato all’effettivo contenuti dei segreti rivelati. Ma c’è di più! La delusione e le sensazioni hanno evocato un sospetto, ovvero hanno fatto pensare che dietro Assange possa esserci una accozzaglia di interessi eterogenei, accomunati dalla volontà di “fottere” Barack Obama, di ridare fiato all’epopea dell’espansionismo americano nel mondo, di riaprire i dossier sullo Yemen, sull’Iran, sul Pakistan, sulla Corea del Nord. Per ora – lo ripeto – si tratta solo di un “sospetto”, ma gli elementi che lo sorreggono vanno aumentando ogni giorno.
Allora cerchiamo di capirne qualcosa di più. Scrive Giovanna Cosenza sul suo blog, DISAMBIGUANDO:
Sulla questione WikiLeaks, riporto due commenti che riassumono la mia posizione (i grassetti sono miei):
“L’obiettivo di Julian Assange non è quello di informare. Non è un giornalista. Non è un paladino dell’informazione. Il contenuto di quei documenti non gli interessa”.
“Ciò che gli interessa è il numero sempre più alto di violazioni al fortino americano – 92 mila documenti la prima volta, ora 250 mila – non che cosa ci sia scritto dentro quei dispacci”.
“A fare notizia non è il contenuto, ma il contenitore. Il successo diWikiLeaks si misura sulla bravata internettiana, sull’anonimato ricattatore, sullo sberleffo al potere. Anche perché, a leggerli davvero, i primi brogliacci di WikiLeaks raccontavano che i morti in Iraq erano certamente stati moltissimi, come si sapeva, ma meno di quanto si temeva e, peraltro, a grandissima maggioranza uccisi da terroristi sunniti e milizie sciite.» (da «WikiLeaks mette a nudo la diplomazia Usa: l’Onu spiata, i festini di Berlusconi e le bombe per l’Iran», di Christian Rocca, Il Sole 24 Ore, 28 novembre 2010).
La novità, inoltre, sta nel modo in cui le testate giornalistiche hanno affrontato l’evento, perché:
“In nessun giornale del mondo si è posta oggi l’annosa questione: “Lo diamo prima sulla carta o sul web?”. Tutti, da Der Spiegel al New York Times, al Pais, a Le Monde, hanno cominciato dal sito, proseguiranno sulla carta e andranno avanti utilizzando i due mezzi come un tutt’uno: un unico medium su piattaforme diverse fatto di approfondimento, di sintesi e attraversato da una serie di questioni qualitative e quantitative che possono davvero portarci a dire che qualcosa di profondamente innovativo è successo.» (da «Il giorno che cambiò l’informazione» di Massimo Razzi, La Repubblica, 28 novembre 2010).
Sulla scarsa novità dei contenuti, molti commentatori si sono già pronunciati (leggi per esempio: «Washington in grande trambusto, ma di nuovo finora c’è ben poco», di Mario Platero, Il Sole 24 Ore, 29 novembre 2010).
Aggiungo solo, per quanto riguarda Berlusconi, che non c’è nulla di nuovo non solo nel fatto che i diplomatici lo considerino molto vicino a Putin e guardino con perplessità e compassione la decadenza fisica e morale dei suoi festini notturni.
Ma non c’è nulla di nuovo nemmeno nel modo in cui gli italiani prenderanno la notizia su «cosa pensano gli americani di Berlusconi»: quelli che lo votano penseranno che i diplomatici americani (specie la donna) sono esageratamente moralisti (anzi, parlano per invidia), o al massimo penseranno che in effetti Berlusconi di recente ha «esagerato un po’» con le donne, ma-chissenefrega-lui-resta-il-più-figo-di-tutti; quelli che non lo votano penseranno scandalo-vergogna-che-figura-ci-facciamo-di-fronte-al-mondo; gli incerti penseranno che-schifo-la-politica-io-non-voto-più-anzi-no-voto-lega-tiè-chissenefrega.
Condivido totalmente l’analisi di Giovanna. Aggiungo al suo pezzo un passaggio tratto dall’articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera, a firma di Viviana Mazza.
“Il mondo si chiede: «hacker etico» o criminale? Per i fan, è un paladino della verità. Per i critici, avido di pubblicità, è pronto a diffondere dati che mettono a rischio molte vite. Non avendo censurato i nomi contenuti nei file riservati su Iraq e Afghanistan diffusi a luglio e a ottobre, è stato criticato per aver messo a rischio, tra gli altri, i collaboratori locali degli Usa. Prima di quest’ultimo scoop, denominato «Cablegate», però, ha inviato un’email al dipartimento di Stato Usa offrendo di cancellare i nomi di eventuali persone a rischio. Washington ha risposto che non negozia con lui, che ha replicato: «I rischi sono un pretesto. Volete nascondere prove di abusi dei diritti umani e altri crimini». Per Assange la vera battaglia non è tra destra e sinistra, tra fede e ragione, ma tra l’individuo e le istituzioni, che per definizione corrompono lo spirito umano. Ieri notte in un’intervista a sorpresa a Forbes ha annunciato che il suo prossimo obiettivo «è una grande banca americana». Quale non l’ha detto. «In uno di quei settori che sono estremamente ben pagati – ha però aggiunto – come Goldman Sachs»”.
E ancora un breve stralcio dal commento di Marco Bardazzi scritto per La Stampa.it
“Il «Cable-gate» fa così venire al pettine molti nodi dell’informazione «versione 2.0». Wikileaks si è rivolta a istituzioni del giornalismo per ottenere visibilità e far sì che la mole di documenti potesse passare al vaglio di reporter esperti, capaci di dare un senso al loro contenuto. Ma le regole del gioco delle redazioni non sono quelle delle crociate digitali di Assange, ed entrambe le parti coinvolte sono ora sotto attacco. Il fondatore di Wikileaks viene criticato sulla Rete per essersi alleato con i media e il suo sito è aggredito da hackers come il fantomatico «The Jester», che accusa Assange di terrorismo”.
Ad ultimo ripropongo il passaggio finale del bell’articolo di Lucia Annunziata, Riportato su questo blog…
“C’è insomma un lato incomprensibile in questa storia, o, se volete, un vero e proprio lato oscuro. Chi sta aiutando Assange? C’è solo la sua fede e quella di pochi volontari nella libertà di stampa a sostenerlo? O, sempre in nome della libertà di stampa non abbiamo noi stessi il diritto di chiedere a questo punto allo stesso Assange trasparenza sulle sue operazioni? Certo non si può essere così ingenui da non vedere che l’imbarazzo creato all’amministrazione di Obama, rende molto popolare il creatore di Wikileaks presso molti nemici di Obama. E se oltre che benvenuto Assange fosse stato anche aiutato da questi nemici? Qui si apre una prateria di ipotesi, e tutte inquietanti. Sappiamo, proprio dai dispacci che leggiamo su Wikileaks, che il mondo in questo momento è un luogo molto incerto. Sappiamo che il potere degli Usa è in forte declino, e che è al centro di molti attacchi. Sappiamo infine anche che lo stesso Obama è combattuto da potenti forze nel suo stesso Paese. E’ davvero ridicolo dunque ipotizzare che Wikileaks possa essere diventato strumento involontario o volontario di queste tensioni? Staremo a vedere. Ma certo Assange stesso ci perdonerà questi dubbi, dal momento che essi sono solo l’applicazione a lui della stessa richiesta di trasparenza che la stampa libera rivolge a tutti”.
Si possono trarre conclusioni definitive? Ancora no, ma qualche sospetto è legittimo. Mi piacerebbe confrontarlo con i tanti frequentatori di questo blog… Nel frattempo le ricerche (le mie e quelle dei tanti che con me condividono dubbi e sospetti) continuano…
by COLAS
“Vieni via con me”. Fabio Fazio legge l’elenco delle cose che ha imparato facendo Vieni via con me
“Vieni via con me”. L’elenco di tutte le cose di cui siamo fatti… di cui gli italiani sono fatti
“Vieni via con me”. Dario Fo legge l’elenco delle cose che ancora oggi Machiavelli avrebbe da dire a chi governa il popolo italiano
ADDIO MARIO!
Mario Monicelli è precipitato dal quinto piano dell’ospedale romano San Giovanni, dove era ricoverato da qualche giorno. Aveva 95 anni. Secondo fonti interne all’ospedale si sarebbe tolto la vita.











