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Appunti brevi (ma anche meno brevi) di politica & altro

Archivio per ottobre 28th, 2010

VIAGGIO NEI PARADISI FISCALI CARAIBICI, DOVE SE PORTI I DOLLARI (MA ANCHE EURO O STERLINE) NESSUNO TI CHIEDE DA DOVE VENGONO

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I "paradisi fiscali" nei Caraibi

“Affari”, il libretto che il viaggiatore trova sul comodino dell’hotel Mingood, non ha molte pagine. Mingood è albergo per chi vuol risparmiare, a due passi dal mercato cinese. Insomma, clienti dalle tasche vuote indifferenti alle tentazioni. Appena in là, nella terrazza dell’hotel Penang, gli ospiti raccolti per l’aperitivo nel cuore di George Town sfogliano una specie di Treccani dirimpetto a grattacieli a vela o rotondi come la torre di Pisa. Il librone racconta come mai i 44mila abitanti delle tre piccole isole delle Cayman sono più ricchi di chi lavora a Parigi: reddito medio 53 mila dollari l’anno. E ogni anno arrivano 120 miliardi che irrobustiscono gli 800 miliardi custoditi in forzieri senza nome. Conti riconoscibili solo dai numeri. Società anonime che non pagano imposte.

PETROLIERI, GRANDI IMPRENDITORI E I RISPARMI DELLA CLASSE MEDIA

Titoli e azioni non interessano al fisco locale il quale non prende in considerazione i depositari “assenti”. Fra gli assenti indiziati da una ricerca Usa, latifondisti, impresari e dirigenti Pdvsa, petrolieri venezuelani che da 10 anni non si fidano di Chávez ma non si affidano agli Stati Uniti, bandiera della libertà invocata. Non sempre grandi depositi. Perché i paradisi si sono democratizzati e i risparmi della classe media riposano assieme alle fortune.

Dagli inverni dell’America sotto zero scendono pensionati che non ripartono. E il mercato immobiliare non soffre la crisi che frena le promesse di Obama. Si costruisce sul venduto e i cantieri si allungano. 30mila dollari per le “scatole” dei subacquei, villaggi attorno al mare della piccola Cayman, oppure 8 milioni di dollari nei condomini di lusso attorno al Penang, Seven Miles angolo relax degli gnomi del quinto centro finanziario del mondo: 584 banche e 2200 fondi speculativi, o fondi pensione, maneggiano capitali che moltiplicano per tre il bilancio della Francia. I giornalisti arrivano alle Cayman per frugare senza speranza nei segreti imperforabili. L’elenco delle società registrate non è però nascosto. Dalla Parmalat Finanziaria prima del crac, alla banca di Roma, banche svizzere a gò gò per non parlare delle presenze Usa: Miami è a un’ora di aereo, tante fortune sbarcano dalla Florida. Quando la Enron degli amici di Bush è fallita aveva 692 compagnie registrate in un posto che i lettori lontani dai giochi della finanza hanno imparato conoscere 60 anni fa: la triangolazione delle Cayman permette a Cuba di sopravvivere all’embargo. Passa tutto da qui, dalla Coca Cola alle auto giapponesi.

Isole del tesoro anche le Antille olandesi dove il silenzio non cambia. Inseguire le operazioni finanziarie dell’Ikea, per esempio, vuol dire vagare in un labirinto con i piedi a Curaçao perché il genio svedese di Ingvar Kamprad non vende solo pezzi di mobili da montare a casa: ha disegnato una struttura sociale che fa girare la testa.

Sede legale in Olanda dove il fisco è meno crudele. Ma l’Olanda è una porta aperta sui paradisi fiscali: rimbalzi da una società all’altra di una parte degli utili delle filiali italiane. Alla fine dormono nei dintorni di Curaçao, bella come ogni angolo dei Caraibi, ma insolita per l’architettura che trapianta Amsterdam nei tropici di seta. Case dai tetti aguzzi, fuori posto soprattutto a Bonaire. Si gira in bicicletta. Era l’isola del sale e degli schiavi. È diventata regno dei subacquei, poche banche ma sempre di un certo tipo e registri aperti a chi porta i soldi in vacanza.

Bisogna dire che le linee aeree pianificano le rotte inseguendo i capitali sul filo delle black list. Klm unisce Amsterdam a Curaçao, Panama e Costa Rica dove ogni tanto un ministro dell’economia va in galera “per il dollaro nero”.

Donatella Pasquali, vedova Zingone oggi signora Dini, ha accompagnato nell’esilio di San Josè il primo marito in fuga dalla bancarotta fraudolenta. Ragazza energica negli affari, furbissima nelle public relation. Il governo italiano le ha finanziato il Supermercato 2000 inaugurato dal Dini della Banca d’Italia, promesso sposo, e dal ministro degli Esteri Andreotti. La signora aveva in mente di organizzare un’isola off-shore, ma imprenditori e finanzieri italiani hanno risposto con tiepidezza. Se n’è persa traccia.

Logo IKEA

IKEA

C’ è un paradiso che Parigi e Amsterdam condividono in amicizia: isola San Martin giurisdizione francese; isola di Sint Marten, dipartimento olandese. Cambia solo il nome, nessuna frontiera, solo una riga bianca e banche di obbedienza Ue, non importa la lingua diversa. Con qualche doppione, negozi: Fiorucci da una parte e dall’altra, Deutsche Bank in francese e olandese. Paradisetto che risplende fiocamente nel firmamento evocato dalle storie di Fini e Berlusconi.

Oltre ad Antigua, il capo del governo italiano ha casa anche alle Bermuda, paradiso robusto. Ad Antigua ha comperato il terreno delle cinque ville dalla Flash Point, cliente della Arner, banca svizzera chiacchierata e interamente controllata da una società residente a Curaçao, guarda un po’. Per la dignità del paese che provvisoriamente governa, il Cavaliere dovrebbe frequentare meno paradisi per passeggiare negli inferni di chi si dispera nelle piazze.

PANAMA, DOVE IL RICICLAGGIO TRASFORMA I DOLLARI IN ARMI E DROGA

Le isole alla deriva davanti a Panama ricordano le navi tesoriere della colonia spagnola. Oro e argento del Perù attraversavano a dorso di mulo la striscia delle foreste che divideva le due americhe. Nelle stive della flotta reale parcheggiata nell’Atlantico finiva il bottino destinato ad accendere il nostro Rinascimento. Ma in agguato nei piccoli porti delle piccole isole, Antille e Carabi, aspettavano le navi corsare.

Dopo gli arrembaggi il tesoro finiva lì. Passano i secoli e i tesori tornano negli stessi posti con traversate meno laboriose. Capitali che scivolano da una banca all’altra ma le spiagge d’arrivo sono più o meno le stesse. Il taglio del Canale separa due continenti ancorati a un ponte – Miraflores – mentre Panama resta la cattedrale dove si nasconde la ricchezza del mondo così detto civile.

I paradisi fiscali sono cominciati qui, e la città che armava i porti per resistere ai pirati diventa una capitale aperta al benessere in fuga dall’altra parte del mare. È una città di grattacieli dalle luci che restano spente quando viene sera. Non li abita nessuno eppure crescono come funghi. Il riciclaggio trasforma in mattoni i dollari neri della droga, armi e chissà quali intrighi, ma non bastano ad allargare i viali dei quartieri ville e piscine e boulevard da concorrenza parigina.

Sono le banche il motore di una prosperità per pochi, perché la metà dei tre milioni di abitanti sopravvive nelle strade marce, tipo Casco Viejo, mentre la folla degli stranieri di passaggio abita alberghi dai prezzi che fanno impallidire New York. Eppure non è facile trovare il letto della notte. Il palazzo dei congressi è quasi uno stadio coperto, mai vuoto anche se è difficile capire perché grandi industrie e holding lontane scelgano, per incontrarsi, un posto schiacciato dal sole, umido per le piogge quotidiane che alimentano il Canale.

Mai primavera o inverno: l’afa non cambia. La risposta arriva dalle insegne che accompagnano i boulevard: banche ad ogni passo: 150 grandi straniere più i gironi delle banche d’affari, pulviscolo dai numeri in movimento. Non vetrine qualsiasi: palazzi. Trent’ anni fa l’Ubs svizzera inaugura la sede, 5 milioni di dollari. Ma il fascino non è l’imponenza. Sono le ombre degli uffici a fare di Panama il prototipo del buon rifugio nel quale nascondere i capitali che imbarazzano.

SE VUOI APRIRE UN CONTO L’ANONIMATO È GARANTITO

Il dna dei traffici segreti risale alla nascita della nazione. Stati Uniti interessati a scavare il Canale fra due oceani, Colombia che alza il prezzo di Panama, sua provincia estrema, e Washington perde la pazienza. Organizza il primo colpo di stato del ‘900 e ne proclama l’indipendenza. Quando le navi passano da un mare all’altro, gli americani controllano il traffico con una striscia militare dalla quale se ne vanno l’ultima notte del secolo, dieci anni fa.

Impongono la moneta, naturalmente il dollaro, ed è sul dollaro trapiantato che sboccia la vocazione ai giochi di finanza in un posto che sembrava fuori dal mondo. Ne è diventato il cuore artificiale, limitatissimo. In più c’è il gemellaggio tra il suo porto e il porto di Hong Kong, spazi ambigui per le trame che incrociano gli appetiti del comunismo capitalista con le malinconie del capitalismo globalizzato. L’invasione delle banche precisa il destino.

Sul tavolo della camera del Mariott depliant colorati insistono nel garantire l’anonimato “di qualsiasi conto per qualsiasi somma e per ogni tipo di ragione sociale”. Prego telefonare o fare visita. E le rovine delle mura anti corsari diventano barriere elettroniche a guardia dei segreti.

Leggi che aiutano i bilanci di un paese che non esporta quasi niente ma importa cose strane, a volte invisibili per definizione: bandiere ombra, per esempio, voce pesante di quanto “compra” dall’Italia. Figura nei registri nautici con definizione non criptata: “Navi e natanti simili in metallo”.

Bene il 2007. Malissimo il 2008. Il 2010 ricomincia a volare. Galleggiano nelle vacanze di Sardegna ma i naviganti-padroni restano all’ancora in queste stanze impenetrabili forse mai visitate anche se non sempre restano impenetrabili. Quando la mancia è discreta il buon cuore dell’archivista concede informazioni veniali in un posto dove tutto è off-shore, free shop, duty free. Nel porto franco di Colon cataloghi di armi, bazooka e carri leggeri in vetrina come regali di Natale.

Una volta sono andato a sfogliare i registri della flotta nazionale, prima nel mondo per numero di scafi immatricolati. Fantasmi che nessuno ha mai visto. Dove abitano? L’impiegato apre il libro sul quale sta infilando gli elenchi aggiornati dal computer. “Le va bene Malta?”. Qualcosa nello sguardo tradisce una certa confusione: “Sa dov’è?”, provo a chiedere. “Non con precisione. Il mio settore non riguarda le barche del Mediterraneo”. Nel volume Italia trovo nomi che non dicono niente “Signora Fortuna”, “Lady Valentina”, “Y 6″, ma le notizie sui proprietari restano ripiegate chissà dove.

Negli ultimi 30 anni le banche dei silenzi si sono attrezzate per adeguare le loro nebbie all’indiscrezione Internet e per contenere l’impazienza delle autorità che inseguono la fuga dei capitali. Il funzionario milanese di una banca svizzera sorride con pazienza: “Chi cerca non si spreca e i nascondigli restano sicuri”. Perché la fedeltà del dipendenti è garantita da regole che blindano le indiscrezioni con la praticità dell’abitudine a manovrare soldi.

POCHE DOMANDE: L’IMPORTANTE È CHE ARRIVINO I MILIONI

Sanzioni penali leggere per gli impiegati che tradiscono i segreti; multe devastanti da scoraggiare ogni avventura. La rassicurazione alla base della fiducia che fa crescere i grattacieli è il sigillo di un sistema organizzato come le macchine degli orologi nell’accoglienza dei profughi dell’alta e bassa finanza. La legge impone di non fare domande quando arrivano i milioni. Da chi, perché e come, nessuno lo vuol sapere. Il paradiso comincia così.

di Maurizio Chierici per “Il Fatto Quotidiano

Scritto da colas

28 ottobre 2010 alle 15:37

ECCO RUBY RUBACUORI, LA RAGAZZA AL CENTRO DELL’INCHIESTA MILANESE SU UN PRESUNTO SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE. “RUBACUORI” È IL SUO NICK FACEBOOK

con 9 commenti

Ruby

Foto messa on line da Ruby, la ragazza al centro dell’inchiesta milanese sul presunto sfruttamento minorile della prostituzione in cui sono indagati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti.

Si tratta di una foto “pubblica” in quanto presente e visibile – almeno fino a ieri – sul profilo di Facebook della ragazza.

Ruby? Certo che me la ricordo. E come si fa a dimenticare una come lei: molto appariscente, molto, molto scosciata, quasi in mutande, quando in discoteca faceva la ragazza immagine o meglio non so se si imbucava. A me aveva detto che aveva 18 anni“.

L’ha detto Maurizio Piperissa, fotografo di  Genova. Lui ha immortalato Ruby Rubacuori, la ragazza di origine marocchina che con questo nick  presente su Facebook.

La foto, scattata da Piperissa, è mozzafiato: un bianco e nero dove l’unica traccia di colore sono le labbra rosso vermiglio della procace minorenne ritratta in guepiere.

Venerdì scorso – spiega Piperissa – ero in una discoteca molto nota e Ruby era lì a ballare, non so se ingaggiata come ragazza immagine oppure se si era imbucata“.

Scritto da colas

28 ottobre 2010 alle 15:14

Dialoghetto surreale. Giornalista: “Presidente è vero che Palazzo Chigi ha chiamato la Questura di Milano per far liberare una ragazza accusata di un furto?” Presidente del Consiglio: “Sì, certo! Sono una persona di cuore mi muovo per aiutare le persone che hanno bisogno”.

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Sono una persona di cuore mi muovo per aiutare le persone che hanno bisogno. Ma sono qui per parlare di spazzatura vera, quella mediatica la lascio a voi. Facciamo come il sistema ‘Annozero’ , senza contraddittorio per me, solo accuse e insulti ma zero contraddittorio“.

Silvio Berlusconi in risposta alla domanda di un cronista, durante la conferenza stampa di Acerra sulla telefonata di palazzo Chigi per fare liberare la ragazzina Ruby, fermata per furto.

Scritto da colas

28 ottobre 2010 alle 14:42

“BUNGA BUNGA”. PER SAPERNE DI PIÙ…

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DEFINIZIONE DI "BUNGA BUNGA" TRATTA DALL'URBAN DICTIONARY

Scritto da colas

28 ottobre 2010 alle 10:15

“LELE MORA? UNA BRAVA PERSONA!” PAROLA DI EMILIO FEDE…

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Lele Mora è una persona perbene e lo vedo continuamente massacrato. Lo conosco io, come del resto lo conoscono tante altre persone sia nel mondo politico che dello spettacolo. Con quella ragazza, che tra l’altro io credevo avesse 25 anni e non fosse minorenne, credo di aver scambiato un paio di parole, come faccio con tanti altri – ha continuato Fede – L’ho conosciuta a due cene che, ripeto, si sono concluse con nulla che possa essere classificato come trasgressivo“.

Emilio Fede commentando il caso di Ruby la marocchina…

Scritto da colas

28 ottobre 2010 alle 09:39

I LEGALI DEL PREMIER: “IL CASO DELLA MINORENNE? COLOSSALE MONTATURA”. CERTO, SE LO DICONO LORO C’È DA CREDERCI… O NO?

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Una colossale montatura». Gli avvocati di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, non usano mezzi termini per definire i controversi verbali di “Ruby”, la ragazza marocchina di 17 anni (ne compirà 18 la prossima settimana) che avrebbe raccontato di aver partecipato ad alcune feste in casa del Premier ad Arcore e non solo.

Verbali compilati a più riprese, ricchi di nomi altisonanti della politica e dello spettacolo, con particolari piccanti e a «luci rosse», ma anche ritrattazioni repentine ed evidenti contraddizioni. Insomma, roba da trattare con le molle. Tanto che nella stessa procura mostrano tutto il nervosismo di chi avrebbe preferito che questa storia rimanesse il più possibile custodita dal segreto investigativo, almeno fino alla conclusione di tutti gli accertamenti.

Che invece i legali del Premier, Niccolò Ghedini e Pietro Longo, rivelano di aver svolto in parallelo, almeno per quanto riguarda la posizione di Silvio Berlusconi, «con indagini accuratissime», ascoltando testimoni e acquisendo riscontri documentali, fino a giungere ad una conclusione precisa: «Una bufala». Anche se sullo sfondo potrebbe proprio esserci un tentativo di estorsione ai danni del Premier. Di certo in questa storia un reato c’è: favoreggiamento della prostituzione. E anche un indagato: Lele Mora.

I legali, dunque, si dicono «tranquillissimi», anche se ammettono «un comprensibile fastidio» per l’eco mediatica del caso. Così minacciano querele: «Le notizie comparse sui giornali in relazione ad asserite dichiarazioni rese da tale Ruby, sono assolutamente infondate. La stessa procura di Milano – scrivono in un comunicato – si è già puntualmente espressa sull’inesistenza di indagini in tal senso. Del resto da approfondimenti svolti si è potuta acclarare la radicale e totale infondatezza delle illazioni giornalistiche avanzate».

Ma il fatto stesso che nel comunicato si dia conto di quelle che tecnicamente vengono definite «indagini difensive», rivela che l’inchiesta non solo esiste (condotta dal pm Sangermano, con la supervisione del procuratore aggiunto Pietro Forno), ma che i temi al centro dell’attenzione degli inquirenti sono in potenza esplosivi.

«Ruby» compare in tutta la sua procace bellezza su Facebook, ammiccando da una foto in reggiseno dove sembra ben più grande dei suoi 17 anni e dichiarando una passione per la danza del ventre e il taekwondo. Nonchè, come prima pagina preferita, proprio quella di Lele Mora, l’impresario attraverso cui sarebbe giunta alla corte di Arcore. Nell’inchiesta risulta per altro che nei mesi scorsi la figlia di Mora avrebbe chiesto al tribunale dei minori, attraverso l’avvocato Luca Giuliante, ex consigliere provinciale di Forza Italia, di poter avere l’affido temporaneo della giovane, al momento ospite di una comunità protetta di Genova per problemi con la famiglia di origine residente in Sicilia.

Circostanza, questa del tentativo di affido, che per i pm dimostrerebbe il timore di certi ambienti per le rivelazioni della giovane. Ieri si è svolto un incontro tra i titolari delle indagini e il procuratore Bruti Liberati, che ha ripetuto come la procura «non ha nulla da dire né commentare» e «per diversi giorni rimarrà nel silenzio più totale».

Ugo Magri per “La Stampa

LA BARZELLETTA DEL BUNGA BUNGA

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Due ministri del governo Prodi vanno in Africa, ma il loro aereo si schianta su un’isola selvaggia, dove vengono catturati da una tribù di indigeni. II capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: “Vuoi morire o bunga-bunga?”. II ministro sceglie: “Bunga-bunga”. E viene violentato. II secondo prigioniero, davanti alla scelta, non indugia: “Voglio morire!”. E il capo tribù: Va bene, prima bunga-bunga, poi morire“.

Una delle barzellette preferite di B., raccontata – almeno da quanto lei stessa ha dichiarato – varie volte a Noemi Letizia. L’aspetto demenziale è tutto nel fatto che i due ridevano anche. Non i due ministri del governo Prodi – che avete capito? No! I due che ridevano a crepapelle erano B. e Noemi (COLAS).

LA STORIA DI UNA MINORENNE MAROCCHINA CHE COINVOLGE EMILIO FEDE E LELE MORA, INDAGATI PER FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE. TRA GLI INDAGATI SBUCA ANCHE NICOLE MINETTI, L’IGIENISTA DENTALE DI B., CANDIDATA CON SUCCESSO AL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA

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Alla questura di Milano, nello stanzone del «Fotosegnalamento», c´è solo Ruby R., marocchina. Dire «solo» è un errore, perché Ruby è molto bella e non si può non guardarla. Se ne sta sulla soglia, accanto alla porta, e attende che i due agenti in camice bianco eseguano il loro lavoro, ma è come se occupasse l´intera stanza. E´ il 27 maggio di quest´anno, è passata la mezzanotte e i poliziotti hanno già fatto una prova: la luce bianca, accecante, funziona alla perfezione. La procedura è rigorosa, nei casi in cui un minorenne straniero viene trovato senza documenti: finiti gli accertamenti sull´identità, se non ha una casa o una famiglia, sarà inviato, dopo aver informato la procura dei minori, in una comunità. È quel che gli agenti si preparano a fare, perché Ruby ha diciassette anni e sei mesi (è nata l´11 novembre del 1992) e all´indirizzo che ha dato, in via V., non ha risposto nessuno. Era anche prevedibile: ci abita un´amica che, dice Ruby, è una escort e se ne sta spesso in giro. All´improvviso, il silenzio dello stanzone si rompe. Una voce si alza nel corridoio. E, alquanto trafelata, appare una funzionaria. Chiudete tutto e mandatela via!, è il suo ordine categorico. Gli agenti sono stupiti. L´altra, la funzionaria, è costretta a ripetere: basta così, la lasciamo andare, fuori c´è chi l´aspetta!

Harem

Non è che le cose vanno sempre in questo modo, in una questura. La ragazza non ha i documenti. Per di più, il computer ha sputato la sua sentenza: l´anno prima Ruby si è allontanata – era il maggio del 2009 – da una casa famiglia a Messina, dove vivono i suoi. Anche il motivo per cui è finita in questura non è una bazzecola: è accusata di un furto che vale i due stipendi mensili dei poliziotti.

Le cose sono andate così. Qualche sera prima, una ragazza che ama la discoteca, Caterina P., va in un locale con due amiche. Ballano sino a tardi. Quando lasciano il «privé», si ritrovano insieme a Ruby R. e tutt´e quattro s´arrangiano a casa di Caterina. La mattina dopo, mentre Ruby dorme come un sasso, o così sembra, le tre amiche vanno a fare colazione al bar sotto casa. Al rientro, Ruby non c´è più, e chi se ne importa. Ma mancano anche tremila euro da un cassetto e qualche gioiello. Caterina maledice se stessa. Non sa da dove sia piovuta quella ragazzina, non sa dove abita, non sa dove cercarla.

Il caso l´aiuta. Il 27 maggio il sole è tramontato da un pezzo e Caterina passeggia in corso Buenos Aires, quando intravede Ruby in un centro benessere. Chiama subito il 113 e accusa la ladra. La volante Monforte è la più vicina e la centrale operativa la spedisce sul posto. Ruby viene presa e accompagnata al «Fotosegnalamento». Con una storia come questa, ancora tutta da chiarire, come si fa a lasciarla andare?

Francesca Lodo, Lele Mora, Aida Yespica

Gli agenti lo chiedono alla funzionaria. La funzionaria scuote il capo. Dice: di sopra (dove sono gli uffici del questore) c´è il macello, Pietro Ostuni (è il capo di gabinetto) ha già chiamato un paio di volte e vedete (il telefono squilla) ancora chiama. E´ la presidenza del Consiglio da Roma. Dicono di lasciare andare subito la ragazza, pare che questa qui sia la nipote di Mubarak, non ci vogliono né fotografie, né relazioni di servizio. Tutti adesso guardano la ragazza. “E chi è Mubarak?”, chiede un agente. Il presidente egiziano, spiega con pazienza la funzionaria. Che intanto risponde all´ennesima telefonata del capo di gabinetto, per poi dire: forza ragazzi, facciamo presto, Ostuni ha detto a Palazzo Chigi che la ragazza è già stata mandata via. L´ultimo affaire o scandalo che investe Silvio Berlusconi nasce dunque tra il primo piano e il piano terra di via Fatebenefratelli 11, in una notte di fine maggio. Ha come protagonista una minorenne, senza documenti, accusata di furto. E come canovaccio ha una stravaganza: la ragazza viene liberata per l´energica pressione di Palazzo Chigi, che sostiene sia “la nipote di Hosni Mubarak”. Che cosa c´entra la presidenza del Consiglio con una “ladra”? E perché qualcuno a nome del governo mente sulla sua identità?

Quali sono stati gli argomenti che hanno convinto la questura di Milano a insabbiare un´identificazione, in ogni caso a fare un passo storto? Le anomalie di quella notte non finiscono, perché ora entra in scena un nuovo personaggio. Attende Ruby all´ingresso della questura. E´ Nicole Minetti e ha avuto il suo momento di notorietà quando, igienista dentale di Silvio Berlusconi, a 25 anni è stata candidata con successo al Consiglio regionale della Lombardia. Nicole sa del “fermo” di Ruby in tempo reale da un´amica comune. Fa un po´ di telefonate, anche a Roma, e si precipita all´ufficio denunzie. Chiede di vedere la ragazza. Pretende di portarsela via. Dice che Ruby ha dei problemi e lei se ne sta occupando come una sorella maggiore, ma non riesce a superare il primo cortile della questura. Soltanto quando Palazzo Chigi chiamerà il capo di gabinetto, la situazione si farà fluida e il procuratore dei minori di turno, interpellato al telefono, autorizzerà l´affidamento di Ruby a Nicole e – ora sono quasi le tre del mattino del 28 maggio – le due amiche si possono finalmente allontanare. Che cosa succede dopo lo spiegherà Ruby, ma in un interrogatorio che avviene due mesi più tardi: a luglio, quando l´affaire sminuzzato in questura si materializza. Prima al tribunale dei minori e, subito dopo, alla procura di Milano, dinanzi al pool per i reati sessuali. Una volta in strada Nicole, sostiene Ruby, chiama Silvio Berlusconi: è stato Silvio a dirle di correre in questura; è stato Silvio a raccomandarsi di tenerlo informato e di chiamare appena la cosa si fosse chiarita. Ora che è finita l´emergenza, Nicole spiega, ride alle carinerie del premier e poi passa il telefono direttamente a Ruby. Silvio mi dice così: non sei egiziana, non sei maggiorenne, ma io ti voglio bene lo stesso. Da allora non l´ho più visto, ma in questi mesi ci siamo sentiti ancora per telefono.

Ora bisogna spiegare quali sono i rapporti di Ruby con Silvio Berlusconi e non è facile, perché il loro legame viene ricostruito in un´indagine giudiziaria che deve chiarire (lo ha fatto finora soltanto parzialmente e in modo non esaustivo o definitivo) quando la giovanissima Ruby dice il vero e quando il falso. E´ un´inchiesta (l´ipotesi di reato è favoreggiamento della prostituzione) in cui il premier non è indagato, anche se gli indagati ci sono e sono tre: Lele Mora, Nicole Minetti, Emilio Fede. Anzi, il premier potrebbe diventare addirittura parte lesa, perché prigioniero di un ricatto, vittima di una calunnia o addirittura perseguitato da un´estorsione. Per evitare gli equivoci molesti disseminati in questi giorni, conviene dire subito che dinanzi ai pubblici ministeri Ruby esclude di aver fatto sesso con il capo del governo. Come confessa di aver mentito a Berlusconi: gli ho detto di avere ventiquattro anni e non diciassette. Nicole sapeva che ero minorenne e poi anche Lele, Lele Mora, lo ha saputo.

Ruby però racconta delle sue tre visite ad Arcore, delle feste in villa e delle decine di giovani donne famose o prive di fama – molte escort – che vi partecipano. La minorenne fa entrare negli atti giudiziari un´espressione inedita, il “bunga bunga”. Viene chiamata in questo modo l´abitudine del padrone di casa d´invitare alcune ospiti, le più disponibili, a un dopo-cena erotico. “Silvio (lo chiamo Silvio e non Papi come gli piacerebbe essere chiamato) mi disse che quella formula – “bunga bunga” – l´aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo harem africano”.

Ruby è stata interrogata un paio di volte a luglio, è però in un interrogatorio in agosto che esplicitamente comincia a raccontare meglio i suoi rapporti con Berlusconi, Fede, Mora e Nicole Minetti. Conviene darle la parola.

Sostiene Ruby che poco più di un anno fa – era ancora in Sicilia – conosce il direttore del Tg4. Emilio Fede è il presidente e il protagonista della giuria di un concorso di bellezza. Come già è accaduto nell´autunno del 2008 con Noemi Letizia, il giornalista, 79 anni, è amichevole e affettuoso con Ruby. Si dà da fare per il suo futuro, presentandole Lele Mora. Le dice che Lele l´avrebbe potuta aiutare, se avesse avuto voglia di lavorare nel mondo dello spettacolo. Non è che la minorenne rimugini più di tanto quest´idea che estenua e tormenta quante ragazzine senz´arte né parte. E´ un´opportunità, non vuole perderla. Taglia la corda. Arriva a Milano. Cerca subito Lele.

VUKIC

Per cominciare, Mora la indirizza in un disco-bar etnico, ospitato in un sotterraneo sulla via per Linate. Ruby è una cubista. Dice: niente di trascendentale, anzi, la cosa più eccentrica che faccio è la danza del ventre, che ho imparato da mia madre. Dal quel cubo colorato, Milano è ancora più magnifica e scintillante. Manca tanto così alla trasformazione di Ruby R.. Ancora uno o due passi e la sua vita può farsi concretamente fortunatissima, soprattutto se c´è di mezzo il frenetico attivismo di Emilio Fede.

E´ il 14 febbraio, giorno di San Valentino. Ruby ha 17 anni e novantacinque giorni. Arriva a Milano dalla povertà e dalle minestre della comunità. In quel giorno, dedicato agli innamorati, entra ad Arcore, a Villa San Martino: è un bel colpaccio, per chi a tutti gli effetti può essere definita una «scappata di casa».

La minorenne la racconta, più o meno, così: mi chiama Emilio e, dice, ti porto fuori. Non so dove, non mi dice con chi o da chi. Passa a prendermi con un auto blu. Salgo, filiamo via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non entriamo dal cancello principale, dove c´erano altri carabinieri, ma da un varco laterale. Vengo presentata a Silvio. E´ molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e – uomini – soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Ruby fa i nomi delle ospiti. C´è intero il catalogo del mondo femminile di Silvio Berlusconi: conduttrici televisive celebri o meno note, star in ascesa, qualcuna celeberrima, starlet in declino, qualche velina, più di una escort, due ministre, ragazze single e ragazze in apparenza fidanzatissime, e Repubblica non intende dar conto dei nomi). A Ruby quel mondo da favola resta impresso, anche per un piccolo dettaglio davvero degno di Cenerentola. Cenammo, ricorda, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l´aveva regalato Silvio.

La seconda volta, continua il racconto di Ruby, vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un´Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al “bunga bunga”. (Questo «gioco», onomatopeico e al di là del senso del grottesco, viene descritto da Ruby agli esterrefatti pubblici ministeri milanesi con molta vivezza, addirittura con troppa concreta vivezza. Si diffonde nelle modalità del sexy e maschilista cerimoniale che è stato raccontato da Mu´ammar Gheddafi e importato tra le risate ad Arcore. Ruby indica che cosa si faceva e chi lo faceva – un lungo elenco di nomi celebrati e popolari, in televisione o in parlamento).

Io, continua Ruby, ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbitter) a Silvio, l´unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell´idromassaggio.

Nicole Minetti

La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c´erano – sostiene – Daniela Santanchè, George Clooney, Elisabetta Canalis.

Dice il vero, Ruby? O mente? E´ il rovello degli investigatori. Che hanno un quadro appena abbozzato sotto gli occhi: giovani donne, che Ruby definisce escort, sono contattate dal trio Lele, Emilio e Nicole per partecipare alle feste di Villa San Martino, dove qualche volta i party si concludono con riti sessuali che sono adeguatamente ricompensati dal capo del governo, con denaro contante o gioielli.

Quanto è credibile il racconto di Ruby? Per venirne a capo, l´inchiesta deve innanzitutto dimostrare che la minorenne abbia davvero conosciuto Silvio Berlusconi e sia stata davvero ad Arcore. Ruby offre quel che le appaiono incontrovertibili conferme. Mostra i gioielli avuti in regalo da Silvio Berlusconi: croci d´oro, collane, orecchini, orologi e orologi con brillanti (Rolex, Bulgari, Dolce&Gabbana, ma anche altri dozzinali con la scritta “Meno male che Silvio c´è” o con lo stemma del Milan), haute couture, un´auto tedesca. Ruby sostiene di aver ricevuto dal capo del governo più di 150mila euro (in contanti e in tre mesi) e soprattutto una promessa: Silvio assicurò che mi avrebbe comprato un centro benessere e mi invitò a dire in giro che ero la nipote di Mubarak. Così avrei potuto giustificare le risorse che non mi avrebbe fatto mancare. Non c´è dubbio che ci sia un´incongruenza: nonostante la leggendaria generosità di Berlusconi, tanto denaro contante, tanti gioielli e promesse appaiono sproporzionati all´impegno di tre soli incontri. Ma qualche riscontro diretto alle parole di Ruby é stato afferrato. Il suo telefonino cellulare il 14 febbraio è «posizionato» nella “cella satellitare” di Arcore.

Un paio di gioielli in suo possesso – è vero anche questo – sono stati acquistati da Silvio Berlusconi. Le indagini hanno accertato anche quanto rasentava l´incredibile: e cioè che le giovani donne ospiti di Villa San Martino, come alcuni degli indagati, usano, nei loro colloqui, l´espressione gergale e arcoriana del “bunga bunga”. Sono conferme ancora insufficienti? Il capo del governo e gli indagati sono a conoscenza dell´indagine fin da quella prima notte di maggio in questura e la monitorano passo passo. Il premier, descritto molto inquieto, ha affidato a Nicolò Ghedini la controffensiva. Da settimane accade questo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier in un importante studio legale di via Visconti di Modrone per affrontare, con Ghedini, la questione delle «serate del presidente».

Le ospiti di Villa San Martino non si sorprendono dell´invito, prendono nota con diligenza dell´ora e dell´indirizzo. Sono indagini difensive che, come è accaduto in altre occasioni – per il caso d´Addario, ad esempio – vorranno dimostrare che Silvio Berlusconi non ha nulla di cui vergognarsi; che quelle serate non hanno nulla di indecente o peccaminoso; che quella ragazza, la Ruby, è soltanto una matta o, forse peggio, una malandrina che sta ricattando il premier, magari delusa nel suo avido sogno di facile ricchezza. Nonostante la sua contraddittoria provvisorietà, questa storia non ha solo a che fare con l´inchiesta giudiziaria, forse già compromessa da un´accorta fuga di notizie. Sembra più importante osservare ciò che si scorge di politicamente interessante: Berlusconi c´è «ricascato». E qui incrociamo una questione che non ha nulla a che fare con il giudizio morale (ognuno avrà il suo), ma con la responsabilità politica.

Dopo la festa di Casoria e le rivelazioni degli incontri con Noemi Letizia allora minorenne, dopo la scoperta della cerchia di prosseneti che gli riempie palazzi e ville di donne a pagamento, come Patrizia D´Addario, questo nuovo progressivo disvelamento della vita disordinata del premier, e della sua fragilità privata, ripropone la debolezza del Cavaliere. Il tema interpella, oggi come ieri, la credibilità delle istituzioni.

Sabina Began

Il capo del governo è ritornato a uno stile di vita che rende vulnerabile la sua funzione pubblica. Le sue ossessioni personali possono esporlo a pressioni incontrollabili.

Qualsiasi ragazzina o giovane donna che ha frequentato i suoi palazzi e ville e osservato le sue abitudini può, se scontenta, aggredirlo con ricatti che il capo del governo è ormai palesemente incapace di prevedere. Dove finiscono o dove possono finire le informazioni e magari le registrazioni e le immagini in loro possesso (Ruby racconta che spesso “le ragazze” fotografavano con i telefonini gli interni di Villa San Martino)?

Quante sono le ragazze che possono umiliare pubblicamente il capo del nostro governo? È responsabile esporre il presidente del Consiglio italiano in situazioni così vulnerabili e pericolose per la sicurezza dell´istituzione che rappresenta?

Piero Colaprico e Giuseppe D´Avanzo per La Repubblica

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