Archivio per ottobre 13th, 2010
CASA MONTECARLO: NEL 1999 AVEVA – LO HANNO CONFERMATO LE AUTORITÀ MONEGASCHE – UN VALORE PARI A 270MILA EURO DI OGGI
CASA MONTECARLO, PER AUTORITÀ MONEGASCHE CONGRUO VALORE NEL 1999
(Adnkronos) – Quando nel 1999 passo’ in eredita’ dalla contessa Annamaria Colleoni ad An l’immobile di Boulevard Princesse Charlotte, a Montecarlo, oggi al centro di una inchiesta giudiziaria, le autorita’ monegasche ritennero congrua la valutazione del bene. Valutazione corrispondente agli attuali 230 e i 240 mila euro.

BOULEVARD PRINCESSE CHARLOTTE
E’ quanto emerge dalle informazioni e dai documenti che le autorita’ del Principato hanno fornito alla Procura della Repubblica di Roma rispondendo al supplemento di rogatoria fatto circa un mese fa. La Procura di Roma in sostanza vuole stabilire se la vendita nel 2008 dell’immobile per 300 mila euro ad una societa’ off shore sia stata congrua. Sulla vicenda il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara e l’aggiunto Pierfilippo Laviani stanno indagando dalla scorsa estate ipotizzando, nel caso che non sia stato congruo il prezzo incassato per la vendita il reato di truffa contro ignoti. L’indagine e’ nata sulla base dell’esposto presentato da due rappresentanti de ‘La Destra’ di Francesco Storace. Tra le carte ricevute dalla Procura della Repubblica di Roma ci sono anche quelle relative al passaggio di proprieta’ dell’appartamento ad una societa’ off shore ed il successivo affitto a Giancarlo Tulliani fratello della compagna di Gianfranco Fini. L’inchiesta potrebbe concludersi entro il mese in corso.
CONGRUI 270 MILA EURO ATTO SUCCESSIONE…
(ANSA) - La congruità del valore dell’immobile fatta dalle autorità di Montecarlo sulla casa ereditato da Alleanza Nazionale si riferisce alla cifra indicata (meno di 270 mila euro), nel 1999, nell’atto si successione della casa di Boulevard Princesse Charlotte e non al passaggio di proprietà alla società off-shore, sottoscritto nel 2008.
La congruità del valore dell’immobile contenuto nell’atto di successione, si apprende a Piazzale Clodio, non ha nulla a che vedere con il valore indicato nel passaggio di proprietà nella società off shore. Il tutto è ora al vaglio degli inquirenti i quali dovranno accertare se l’immobile, ceduto per 300 mila euro, sia stato alienato per una cifra inferiore al valore di mercato.

Twitter: il 71% dei messaggi viene ignorato, solo il 23% ha un reply
Il 71% dei tweet non proverà mai l’ebbrezza dell’interazione, con un esiguo 6 per cento dei messaggi che riceve un re-tweet e un 23% che ottiene un reply, e tra questi l’85 per cento ha solo un reply, il 10,7% due e l’1,53% tre. Lo sostiene unrapporto dell’azienda Sysomos che ha analizzato la percentuale di re-tweet (post su Twitter che ne riprende semplicemente e direttamente un altro) e reply (post che permette di citare nel proprio status un’altra persona), arrivando tra l’altro alla conclusione che il 92% dei primi e il 96,9% dei secondi avviene entro la prima ora. Altrimenti nulla.
L’ANALISI – L’azienda canadese ha monitorato 1,2 miliardi di cinguettii circolati per il micro-blogging tra l’agosto e il novembre del 2009 e ha fatto un bilancio delle reazioni della tweetosfera. La conclusione è che l’atteggiamento prevalente verso i contributi altrui è semplicemente l’indifferenza, con un marginale e scoraggiante 71% degli utenti che fa un re-tweet o un reply. Come sostiene un portavoce della Sysomos, «la maggior parte di utenti che usa Twitter è ancora poco educata al suo utilizzo e i tempi della piattaforma di micro-blogging sono velocissimi». Tutto si gioca entro i primi sessanta minuti.
RE-TWEET E REPLY – Insieme ai reply, il re-tweet è la forma più immediata per procurarsi nuovi amici e coinvolgerli nelle conversazioni ed è un modo per informare o intrattenere i follower. Lo studio non spiega i motivi per i quali questa mole di messaggi cade nel vuoto, ma è auspicabile che la nuova veste grafica di Twitter, New Twitter, renderà più facile seguire le conversazioni, grazie ai comandi in posizione più intuitiva.
Emanuela Di Pasqua per il Corriere della Sera
Vi siete persi qualche puntata di Beautiful? Nessun problema… se avete 6 minuti di tempo c’è la possibilità di rimediare!
Un esperimento molto interessante avviato da Sky.it, in collaborazione con due piccole imprese nate da poco, effecinque di Genova e Tiwi di Reggio Emilia: una serie per il web intitolata Beautiful Lab (come laboratorio, ma anche labirinto). Il primo episodio racconta vent’anni di Beautiful, la celebre soap opera, in circa 6 minuti. Da non crederci!
Ecco perché la campagna del Partito Democratico «Rimbocchiamoci le maniche» non funziona

Da quando la campagna del Partito Democratico «Rimbocchiamoci le maniche» è uscita (a quanto pare è di Aldo Biasi Comunicazione), le battute si sprecano.Alla Festa Democratica Nazionale (Torino, 28 agosto – 12 settembre 2010) lo slogan era completato dalla frase «Cominciamo a sognare». E tutti a domandarsi quando mai la gente si rimbocca la maniche per sognare . Allora hanno messo «Per giorni migliori», ottenendo per qualche settimana un decoroso silenzio. Ora però sono apparse in tutta Italia queste affissioni e tutti sono di nuovo scatenati: «che c’entrano i giorni migliori con quella faccia incazzata?», «che fa Bersani in quella posa da cow boy?», «e dopo che te le sei rimboccate, che fai?»:
A parte la lunghezza e l’insensata organizzazione visiva della headline (sono in corpo maggiore e balzano all’occhio parole a caso come «Le maniche», «E la pazienza è finita», «Sono diminuiti», «È aumentata»), il problema fondamentale è l’immagine di Bersani.
È stata scelta, infatti, quella che io chiamo «estetica del corpo isolato su sfondo bianco» per rappresentare un leader politico che – date le maniche rimboccate – si vorrebbe proporre come un leader del fare, competente e combattivo.
Che cos’è l’estetica del corpo isolato su sfondo bianco? Quella che per esempio i marchi di moda usano per pubblicizzare profumi o intimo. Vedi D&G:
Chiaro che un’organizzazione visiva del genere serve a concentrare l’attenzione sul corpo – inevitabilmente bello – del soggetto umano fotografato, non certo a magnificarne le doti di pragmatismo. Ma concentrare l’attenzione sul corpo di Bersani finisce per sottoporlo a battutacce sulla pelata e le sopracciglia aggrottate.
Inoltre, imitare lo stile visivo dei marchi di moda per pubblicizzare un partito conferisce alla campagna un che di patinato, artificioso, e trasforma il partito in una confezione vuota.
Come non bastasse, è uscito anche lo spot. Che dall’estetica del corpo isolato è passato all’estetica del gesto: quello di rimboccarsi le maniche, appunto. Senza (neanche stavolta) proporre contenuti, perché Bersani non dice nulla e alla fine se ne va. Col risultato che in questi giorni molti blogger si sono effettivamente concentrati sul gesto – come lo spot induceva a fare – ma l’hanno associato a ben altra pratica: quella di iniettarsi eroina in vena. Vedi cosa ne hanno detto Mattina,Gilioli, Sofri.
Frank Serpico, quello vero, vive in un paesino di 200 abitanti, pranza tutti i giorni nella stessa trattoria, alleva polli e coltiva l’orto…
HARLEMVILLE – «Come si chiama il tuo giornale? Di cosa ti occupi? Dove vivi in Italia? Chi ti ha mandato qui? Chi ti ha dato il mio numero di telefono?». Difficile riuscire a fare delle domande a Frank Serpico, il poliziotto che fece della lotta alla corruzione poliziesca nella New York degli anni 60 una ragione di vita: gioca ancora d’anticipo ed è lui a investigare, anche a 73 anni, anche nella campagna di Harlemville dove si è ritirato da qualche anno in solitudine.
Scovarlo non è facile in questa valle a 300 chilometri da Manhattan: un grappolo di case, una scuola, non più di 200 abitanti e un meraviglioso paesaggio autunnale che varia dal giallo al rosso in mille sfumature. Tutti rispettano la sua voglia di riservatezza, poi la tentazione di scambiare qualche parola d’italiano («parlo come m’ha fatto mamma», dice subito) prevale e si fa trovare nel negozio-trattoria dove pranza quasi tutti i giorni. Quando sente che il governo italiano ha battezzato “Serpico” il cervellone che monitora le tasche di cittadini e imprese e dovrà contribuire ad arginare l’evasione fiscale, non si scompone. «Anch’io avevo il mio database per combattere la corruzione: allora i truffatori peggiori erano i più benestanti e sofisticati, esattamente come chi oggi se la spassa tra suv, barche e belle case senza pagare le tasse. Loro sono la rovina dell’economia. Gli altri lavorano e fanno il loro dovere, non saprebbero neanche come aggirarlo, il fisco».
Sguardo lucido, barba grigia e un modo di parlare a scatti che ricorda la sveltezza fisica di un tempo (l’andatura ora è un po’ curva, nei jeans neri e nella felpa grigia), Serpico vive in una casa di legno che si è costruito con le sue mani, alleva polli e coltiva l’orto. Gli piace mangiare solo cibi organici, sani e godersi una dimensione bucolica che prima o poi cercherà anche in Italia, dove vuol tornare e dove vivono i suoi parenti (è originario di Marigliano, in Campania).
Non sapeva ovviamente che fosse stato usato il suo nome per il database antievasione, ma la cosa non lo disturba: «Non conosco i fatti e dunque non dico nulla, ma apparentemente l’obiettivo è lo stesso per cui mi sono battuto. E finché la parola “Serpico” è associata a cause nobili o che comunque non tradiscono il mio pensiero e i miei valori, non c’è alcun problema. Gli esempi sono tanti, a volte bizzarri. Dai vini agli occhiali da sole, dalle corse di cavalli alle agenzie investigative, fino agli hamburger che non mi sogno di mangiare: Serpico è ovunque, in realtà. E spesso mi invitano a parlare o promuovere degli eventi che seleziono con cura», racconta tra un cucchiaio di minestrone e l’altro, seduto accanto a Elle, la sua compagna francese. «Quando mi accorgo che il mio nome è usato in modo scorretto – aggiunge in tono serio – o che si travisa la mia storia, come è accaduto nel libro di un professore universitario che ha scritto il falso, beh, scattano le vie legali».
Proprio la sua storia dice meglio di tante parole che quando Frank Serpico si mette in testa una cosa non c’è da scherzare. Furono la sua testardaggine e la sua tenacia a fargli dare la caccia non solo a criminali, pusher e mafiosi ma anche ai colleghi in divisa corrotti. Osò, giorno dopo giorno, anno dopo anno, incrinare un muro di omertà compatto come pochi nelle file della polizia, pagando a carissimo prezzo il suo coraggio: «Sono 35 anni che ho in testa i frammenti di quella pallottola che mi colpì in piena faccia», dice, rievocando l’episodio cruciale del 1971 con cui si apre il film cult con Al Pacino: l’irruzione in un covo di spacciatori, il colpo di pistola, l’indifferenza degli altri “sbirri”.
Troppo anche per un ambiente così corrotto. Ne scaturì una commissione d’inchiesta, la Knapp, che scoperchiò la pentola rivelando il marcio che si annidava tra le forze dell’ordine, tra mazzette, coperture di malavitosi e giri d’affari colossali. Serpico diventò “Serpico”, appunto, osannato e celebrato come il paladino della giustizia. Ma dentro la polizia di New York molti non gli perdonarono quella rivoluzione. E tuttora, dice lui, c’è chi non lo sopporta, lo ritiene un corpo estraneo. Dopo gli onori e la notorietà, Serpico scelse di allontanarsi dagli Stati Uniti, passò del tempo in Svizzera per riprendersi dal trauma, viaggiò a lungo in Europa raccontando la sua storia prima di riparare ad Harlemville alla fine degli anni 80. «Allora sembrò che le cose fossero cambiate, in realtà non è così.
È il sistema, nel suo profondo, che non funziona e non si può far nulla se non agire per il meglio a livello individuale», commenta con una punta di amarezza.
di Eliana Di Caro per il Sole24Ore
E SETTE! IL GRANDE SPETTACOLO IN DIRETTA DELL’ESTRAZIONE (DEI MINATORI CILENI) E’ AL GRAN FINALE CON TRIPUDIO DI FOLLE E DI SPETTATORI, DI SPONSOR E DI INSERZIONISTI, DI NETWORK TELEVISIVI E DI QUOTIDIANI ONLINE
SETTE dei 33 minatori intrappolati sottoterra da 68 giorni in Cile sono risaliti in superficie questa mattina, mentre proseguono le operazioni di salvataggio degli altri 28 lavoratori. Florencio Avalos, caporeparto di 31 anni, è stato il primo ad essere riportato in superficie in meno di 15 minuti dalla capsula metallica di circa 53 centimetri di diametro, fatta calare in un pozzo di 622 metri di profondità. Davanti alle telecamere che trasmettono in diretta le operazioni di salvataggio, l’uomo ha subito stretto il figlio di sette anni in un lungo abbraccio, quindi la moglie Monica e infine il presidente cileno Sebastian Pinera e diverse altre persone presenti attorno al pozzo. Il minatore è stato quindi accompagnato nell’ospedale da campo allestito sul posto, per sottoporsi a una prima serie di controlli medici. «Il nostro primo minatore è con noi – ha commentato il presidente Sebastian Pinera – lo abbiamo visto abbracciare suo figlio Byron, la moglie Monica, con un amore che ci commuove».

IL TERZO (MINATORE) ESTRATTO
L’ABBRACCIO - Dopo circa un’ora è tornato in superficie anche Mario Sepulveda, elettricista di 39 anni. Con un sorriso enorme sulle labbra, ha immediatamente abbracciato la moglie Katty Valdivia, quindi ha iniziato a scherzare, distribuendo pezzi di roccia raccolti nella miniera ai soccorritori, al presidente Pinera, al ministro delle Miniere. «Viva il Cile», ha gridato Sepulveda, con un casco in testa e gli occhi protetti da occhiali speciali, dopo due mesi di penombra. Dopo Sepulveda è toccato a Juan Illanes risalire in superficie. Juan Illanes, 52 anni, è un ex militare che nel giacimento ha tra l’altro mandato una lettera in superficie indirizzata al presidente Sebastian Pinera. Illanes è salito sulla capsula «Fenix» che era stata «portata» in profondità dal terzo soccorritore calato nel giacimento, Patricio Robledo, esperto in salvataggi nelle zone di combattimento, per esempio in Iraq, dove ha lavorato per tre anni.

SECONDO ESTRATTO
L’ordine di risalita è già stato stabilito: i primi sono quattro o cinque fra i minatori le cui condizioni sono ritenute migliori; seguono poi quelli più deboli fisicamente o psicologicamente e infine quelli più forti, capaci di sopportare un’attesa prolungata. Una volta in superficie i minatori vengono visitati da un medico prima di poter incontrare brevemente i familiari. Quindi verranno subito trasferiti in elicottero nel vicino ospedale di Copiapo, dove verranno sottoposti per due giorni ad esami più approfonditi e potranno ritrovare le loro famiglie, prima di affrontare i mezzi di comunicazione. Anche Jimmy Sanchez, il minatore più giovane dei 33, è tornato in superficie. Sanchez, 18 anni, è il quinto operaio che esce dalla miniera cilena .

ALFONSO AVALOS. IL PRIMO ESTRATTO!
FESTA - Dopo l’uscita del pozzo dei primi minatori centinaia di persone sono uscite in strada a festeggiare a Santiago del Cile nella Plaza Italia, tradizionale punto di incontro dei cileni della capitale per eventi come vittorie della nazionale di calcio o elezioni. Da Washington giunge la notizia che un gruppo di cileni si è ritrovato davanti all’ambasciata del Cile, che per l’occasione aveva allestito un megaschermo nell’ingresso della rappresentanza diplomatica.
Dal “Corriere.it“
Sta per finire il più imponente reality della storia televisiva. I minatori intrappolati a 600 metri di profondità sotto il deserto dell’Atacama stanno iniziando ad uscire con gran tripudio di folla, gadget degli sponsor, interviste esclusive pagate dai network decine di migliaia di euro
Il Real Madrid ha regalato ai 33 minatori, tutti accaniti tifosi di calcio, un viaggio in Spagna con visita al Santiago Bernabeu, lo stadio, e biglietto in prima fila per una partita della squadra. Il Manchester United, grazie a Bobby Charlton, la magnifica ala della nazionale inglese anni ‘60, figlio di un minatore, ha fatto lo stesso. Crociere in Grecia, lune di miele ad Acapulco, donazioni in denaro, gli I-Pod spediti dalla Apple di Steve Jobs: sono ancora sottoterra ma sono già dei volti internazionali i 33 uomini che nelle prossime ore (il recupero è già iniziato) potrebbero essere finalmente liberi se tutto andrà per il verso giusto.
L´odissea dei minatori cileni, in trappola dal 5 agosto scorso in seguito ad una frana, in una miniera del deserto dell’Atacama, ha stupito il mondo come fosse l´ultimo miracolo. Per riportarli in superficie il governo cileno ha già speso 15 milioni di euro e l´avvenimento verrà seguito in diretta da decine di network televisivi in tutto il mondo. Una pressione pazzesca che ha sconvolto le loro vite e quelle delle loro famiglie. Ad offrire soldi in cambio di esclusive sono state per prime le tv giapponesi in concorrenza fra loro. Fanno firmare un contratto ai familiari nel quale il minatore si compromette, appena lasciato l’ospedale dove tutti verranno ricoverati per qualche ora dopo il recupero, a rilasciare dichiarazioni solo all’inviato di quella televisione. Le cifre volano. I tedeschi della Bild pagano 15mila euro, i network molto di più. Tra la Fox, la Bbc, Abc news e Cnn, nelle ultime ore è partita una vera e propria asta per ingaggiare i minatori già famosi come Mario Sepulveda, quello che nel primo video, un mese fa, presentava tutti gli altri; o come Lobos, l´ex calciatore; o ancora come Yonni Barrios, il poligamo.
Ogni minatore avrà il suo tutor che se lo porterà via. La tv nazionale cilena e Discovery Channel pensano in grande, al dopo, e si organizzano per seguire, protagonisti e parenti, per settimane e raccontare la trasformazione delle loro vite reali. Lunghe vacanze, una casa nuova e tanti desideri mai realizzati. Le famiglie si vergognano ad ammetterlo e l´argomento contratti è diventato un tabù. Molti familiari di fronte alla prime offerte rilanciano come se, visto che tanto la figuraccia è garantita, fosse meglio incassare tutto subito e vivere felici. Altri si deprimono. Scarlette Sepulveda, diciott´anni, la vivace e intelligente figlia di Mario, s´è barricata nella sua tenda all´accampamento Esperanza e non parla più con nessuno.
Mentre per tutti si avvicina la fine di un incubo lungo oltre due mesi, vince il reality: mogli, madri, figli, cugine, si sottopongono al maquillage prima di andare in onda, s´aggiustano le ciglia, si mettono il rossetto per far bella figura con i telespettatori dall´altra parte del globo, magari australiani o coreani. Fa tenerezza guardarle sotto il sole aspro del deserto. L´ufficio stampa governativo rassicura i cronisti sugli ottimi rapporti dei 33 fra di loro, ma la realtà è un po´ diversa.
In queste lunghe settimane sottoterra, asfissiati dal calore che raggiunge i quaranta gradi e dall´umidità, ci sarebbero stati diversi scontri tra i minatori sul da farsi. L´episodio più grave è stato quando alcuni di loro, sfiduciati, hanno abbandonato il resto del gruppo per cercare una via d´uscita senza attendere la conclusione dell´operazione salvataggio diretta dal governo cileno. Anche all´esterno, nell´accampamento Esperanza, ormai trasformato in un gigantesco set televisivo, tra le famiglie sono sorte gelosie e rivalità. Tutto, ovviamente, ruota intorno al denaro (che non sarà uguale per tutti) e alla fama. All´inizio della vicenda, tre parenti parteciparono alla versione cilena del programma «Vuoi diventare milionario?»: il risultato fu che nei giorni successivi vennero isolati da tutti gli altri perché non erano stati avvisati. Il governo del presidente Piñera, che sarà qui oggi, vorrebbe che i 33 sopravvissuti partecipassero a una Fondazione, creata da loro, che avrebbe cura di amministrare tutte le donazioni e i profitti che arriveranno nei prossimi mesi, ma adesso, mentre discutono chi tra di loro uscirà per ultimo battendo un record da Guinness, sembra più probabile che ognuno andrà per conto suo. Qualcuno magari tornerà in miniera, qualcun altro diverrà una star mediatica, non solo locale. Nessuno dimenticherà questa miracolosa avventura.
di Omero Ciai per “la Repubblica“







